martedì 17 marzo 2015

Kanye West sei il migliore di tutti i mariti

Quand'è che è stata l'ultima volta che il tuo ragazzo si è complimentato con te per il numero dei tuoi follower?


Che siano 215 o 20K, dove sono i tuoi complimenti?
Facile dirsi le cose carine in privato, vogliamo i fatti: vogliamo il corpo di  Kim Kardashian, il cuore di Kanye West e il suo CAP LOCKS DI QUANDO FA I COMPLIMENTI ALLA MOGLIE.

Perché ancora così tanti uomini nel mondo non capiscono cose basilari come il numero dei follower, l'importanza di utilizzare sempre lo stesso filtro di Vsco Cam su Instagram e il fatto che viaggiamo in coppia solo perché così avremo qualcuno capace di scattarci la nostra prossima foto profilo. Vuoi essere tu il fortunato? Non ce ne frega niente delle città storiche a meno che non incornicino il giorno in cui abbiamo dei capelli perfetti, gli occhi stranamente verdi e lo stomaco piatto.

Così sotto l'influenza di Kanye West, rapper, ultima rockstar del mondo, stilista, probabile cameo nel sequel di Zoolander, filosofo e marito più femminista del mondo, ho deciso di elencare alcuni motivi per cui gli uomini dovrebbero complimentarsi con le proprie ragazze <3 p="">

Quando la Luna e le correnti danno vita alla magia del seno da ciclo
Il ciclo non è fatto solo di fitte intercostali, pianti, depressione e sacrificio, no, c'è anche l'effetto collaterale del seno gonfio. Alto, turgido, divino, una diabolica opera della natura. Ditemi voi se questo non è un mondo maschilista quello dove una donna è al suo meglio quando è al suo peggio.

Quando indossiamo i leggins neri in casa
Almeno una volta nella vita ogni donna li ha indossati per determinare la simpatia del proprio fondoschiena. E -sempre una volta nella vita- quasi a tutte è parso di piacersi. I leggina indossati in casa ci fanno sentire atletiche senza andare in palestra, come se da un momento all'altro potessimo davvero solo just do it. Spoiler: non succederà mai.

Quando cuciniamo utilizzando due fornelli su quattro
E se hai il frigo troppo pieno di carne ti urlano paleolitico!, quando è pieno di soia e semi sei una più credulona del pubblico de "Le Iene", quando non ci hai un cazzo, non ci hai un cazzo. Adesso basta, fatevi il vostro tonno e fagioli e lasciateci morire del disturbo trend alimentare del mese!

Quando veniamo bene in foto
È una banalità, ma è sempre un bene ricordarlo. Come fai ad amarmi dal vivo senza amarmi in foto? Come insegna la rinnovata campagna pubblicitaria di meetic.it il vero amore ti aspetta su internet e il suo selfie pixelato sarà l'ultimo ricordo del frammento della tua vita. Se mi avessi visto su Tinder avresti skippato? Deal break.



Kim sei bellissima, se Michelangelo fosse nato oggi non sarebbe scultore ma un tuo make up artist.



lunedì 15 dicembre 2014

Willow Smith, ovvero il futuro è ascoltare la musica di gente più giovane di noi

Non che la cosa mi preoccupi, doveva accadere. Quando hai 25 anni e non sei più la cosa più giovane che gira nel mondo, non sei più la promessa di nessuno, la personalità unica in mezzo al tuo liceo, quando stai crescendo per davvero succede anche che non ascolti più la musica di gente già morta. Succede in meno di un anno, ti innamori della musica di gente che se ti va bene ha la tua età, se non di meno. Decisamente di meno. Le barzellette sulla tua generazione, su quello che per voi vale o non vale, le litigate con il fidanzato più grande perché se hai già cinque anni in più di me è difficile -troppo difficile- che tu possa capirmi... Insomma, misuro il mondo con citazioni di Harry Potter. Avere 25 anni ed essere terrorizzati dai bambini prodigio che partecipano a Masterchef Junior e della categoria Under Donne di X Factor. In particolare, paura di diventare come "gli adulti", loro che forse hanno capito che la musica non si divide tra giovani e vecchi ma tra validi e non. Perché -ebbene sì- c'è gente che ascolta musica di merda a 14 come a 40 di anni e quelli di 14 non sono meno colpevoli di quelli di 40, perché gli strumenti ce li hanno in mano e non sono i soldi della paghetta da dividere tra Rumore o lo Spizzico. Io scelgo di diventare adulta e scelgo di godermi con onestà e grande struggimento non solo i video degli One Direction, l'ascesa musicale di Taylor Swift e del suo gattino, il libro (brutto) di Lena Dunham, ma anche la musica di pischelli come Willow e Jaden Smith. I figli teenager e stilosi di Will Smith e Jada Pinkett. Ecco l'ho detto.






Rinnovo questo amore nato nel 2010 quando Willow all'età di 10 anni pubblicò il pezzo "Whip my Hair" pezzo trascinante, con tanto di video dove le treccine pazze e lunghissime di Willow mi incatenarono alla speranza di vedere Willow come nuova leader di un movimento musicale dove si parla solo attraverso metafore sui capelli. Parafrasando le parole che rilasciò il padre, Will- lo ballate ancora- Smith, c'è davvero qualcosa di forte in una ragazzina di 11 anni che muovendo la testa back and forth prende le misure di quella che è l'indipendenza o semplicemente la voglia di fare solo quello che le va. Oggi, messo da parte il sound da dancefloor per bambini, Willow Smith, 14enne, è una ragazzina creativa -fastidiosamente creativa- con l'amore per un'estetica minimal fatta di foto in bianco e nero con saturazione minima e un nuovo forte sentimento per un r&b morbido, ovattato, che trae ispirazione prima di tutto dalla grande mamma che ci ha nutrite tutte, Erykah Badu. Voce sognante, innocenza e un corpo esile: sarà anche sotto Roc Nation, ma da quello che abbiamo potuto curiosare, la cameretta (o il tumblr) dove vive e sogna la dolce e decisa Willow non è poi diversa da quella delle altre teenager. Nell'ep di debutto "3" Willow si imbatte per la prima volta seriamente in un mood chill, dove mette alla prova la sua voce tra carezze, falsetti e basi in cui è facile perdersi mentre si cercano le parole e mentre si trova altro, qualcosa di bello, un'esperienza morbidissima. In questo viaggio (la pubertà) Willow si fa accompagnare dal fratello Jaden, un personaggio la cui disarmante arroganza va di pari passo solo con l'assoluta certezza che cadremo in ginocchio davanti al futuro album alla Drake, e da una sorella maggiore d'eccezione SZA (per cui ho già dimostrato il mio amore e le mia paure, è pur sempre una del 1990). Sono giovani, sono stilosi, sono fratelli, e come tutta la loro generazione non hanno paura delle etichette e degli altri generi, nemmeno quando si tratta di far uscire una cover mica male di "Easy Easy" pezzo dall'album di debutto di King Krule.


Potremmo parlare del fatto che sono figli di un'elite, che sono amici di divi che non ci piacciono come Justin Bieber, che non vanno a scuola perché la trovano deprimente e che hanno rilasciato un'intervista piuttosto bizzarra al NY Times dove si parla di universo, tempo... Ma, in fondo, chi è che a 14 (o a 40) anni è un umano completo?


giovedì 14 agosto 2014

Da Ariana Grande a Ziggy Stardust: breve fenomenologia di quando il pop incontra l'immaginario spaziale

E pensare che avevo parlato così bene di Ariana Grande su Grazia!
Già, perché io proprio non resisto alle popstar carine, con un'ottima voce e che sanno di che sample vivere. Ariana Grande per me è un sogno che si manifesta sotto forma di zucchero filato, potrei passare delle ore a tessere un tunnel spazio-temporale sulla scelta di intitolare uno dei suoi pezzi "Baby I" in omaggio a quel pezzo stupendo di "Rock With U (Awww Baby)" di Ashanti -che se un minimo avete avuto un televisore accesso e vi prendeva MTV capirete di cosa stiamo parlando, perché Ashanti nel 2000 era tipo Janet Jackson nei 90- che a sua volta aveva avuto l'onore di essere remixato con "Rock With You" di Michael Jackson che era lì, una magia pop pronta per essere consacrata. È a questo che servono i sample: aprire le matriosche dei ricordi, tessere storie socio-scientifiche sull'abilità dei produttori di far leva sulla memoria umana e di farci bagnare le mutande. (STO FLIPPAAAANDO cit.) Tutto questa intricata perdita salivare per dire che in quest'asse temporale Michael Jackson-Ashanti-Ariana Grande quest'ultima si è conquistata la zavorra di nuova Mariah Carey con del merito, perché in un tempo in cui tutte fanno le camaleontiche hipster (non me la sento di dire alternative, vale ancora qualcosa come vocabolo?) Ariana ci ricorda quanto dannatamente amiamo le fidanzatine d'America e quanto ci piaccia essere rassicurati  dalle sweetheart dei mercati d'intrattenimento. Bella premessa vero? Peccato che il nuovo singolo "Break Free" in collabo con dj Zedd faccia il verso a David Guetta o ricordi più una simil Robyn... Ma lasciando perdere la canzone, che sento di non voler approfondire, quello che trovo orrendo è il video in stile Star Wars. Perché è fatto così male? Perché ha deciso di abbandonare quelle atmosfere 50's che tanto le stavano bene?  Cosa ci fanno schifo gli alieni fatti male? Quanto assomiglia a Belen?


Pop music e immaginario spaziale, uno dei legami più antichi tra musica e immagine: l'uomo sbarca sulla luna nel 1969, nei primi anni Settanta David Bowie completa la trasformazione nel marziano Ziggy Stardust e nello stesso periodo George Clinton e la sua band soul-funk Parliament-Funkadelic si incoronano i messia del funk arrivati da un altro pianeta per redimere tutti i peccatori. AMEN! Per intenderci, questo super gruppo di psichedelici alieni gira per l'Earth Tour con un carrozzone di synth rubati ai robotici Kraftwerk, abiti sbarluccicanti e racconti su dischi volanti e persone di colore alla Casa Bianca o nello spazio. Sono parecchio fighi, c'è del futurismo, della mitologia, c'è lo spettacolo spettacolare e la voglia di ribellione tipica della musica black. Comunque, il boom economico porta la gente a sperare in un futuro completamente inventato e artificiale e le serie televisive come "Conquest of Space" o "Star Trek" sembrano rendere il tutto reale, ma in questo scenario di esaltazione i giovani iniziano a immedesimarsi nei panni di cyborg costruiti a immagine e somiglianza dalla società degli adulti, alieni intrappolati in un pianeta non loro, un futuro già scritto e quindi privo di qualsiasi bellezza. 

"Conquest of Space" serie TV anni Cinquanta. LOL

Immagine che verrà poi rubata da quei cattivoni dei rapper a cavallo tra i 90-2000: l'hip hop celebra la tecnologia, i tessuti tecnici, il pvc sulle forme del corpo delle sue protagoniste; morto il grunge, l'hip hop pianta la bandiera della supremazia sul resto del panorama musicale.... O molto più semplicemente, sono talmente ricchi che amano buttare i soldi in video super tecnologici. (Come dimenticare l'onnipresente stanza completamente bianca, o i tunnel metallici che si aprono sempre a inizio video?) Niente, in generale l'uso dell'immaginario spaziale, del rappresentarsi su un altro pianeta o in sembianze aliene dimostra la voglia di combattere un tipo di cultura predominante di cui i gggiovani non vogliono far parte. Detto questo, una carrellata di video pazzeschi (per bellezza e bruttezza, amo gli eccessi) tutti ispirati al mondo dello spazio, riconoscerete infatti dei dettagli ricorrenti.

Britney Spears "Ops I Did it Again"
Ariana, ci hai provato a copiarlo, ma non ti è riuscito. 

Katy Perry fet. Kanye-genius-West "E.T"
Storie di plagi con le TatU e della solita Katy aliena nel suo essere senza personalità

Michael Jackson feat. Janet Jackson "Scream"
IL PEZZONE. La perfezione del video e del sonoro costurito sulle immagini dei cartoni animati giapponesi. 

Victoria Beckam "Not Such an Innocent Girl" 
Una meteora indimenticabile, futurismo e ying-yang, voglio tutto quello che indossa

Aqua "Cartoon Heroes"
Vestiti da nazisti spaziali, tutto orribile

Missy Elliott & Da Brat "Sock It 2 Me"
Regina indiscussa di quell'hip hop ricco da fare schifo, ma artistico e socio-impegnato. Questo sì che è un video volutamente trash, ma super raffinato.

Snoop Dogg "Sensual Seduction"
Stupendo. Parodia dell'idea di spazio proprio di quei gruppi funk degli anni Settanta. Loro mettono il disco volante in copertina, il suo disco volante è ovviamente un letto che viaggia nell'universo del sesso felice. 

OutKast "Prototype"
Un Andre 3000, biondo e con movenze alla Prince, sbarca sul pianeta Terra in cerca del grande amore

Mi fermo qui, ma spiritualmente sto fluttuando nello spazio sul letto di Snoop Dogg.

lunedì 21 luglio 2014

Cara e talentuosa SZA, rivorrei indietro la mia vita.


In ritardo sull'uscite ma mai sulle vostre pubblicazioni, in questa nottata di luglio mi trovo costretta a riprendere in mano "Z" l'album d'esordio di SZA, che segue i già bellocci ep "See.SZA.Run" e "S". SZA è l'unica donna all'interno della Top Dawg Entertainment, etichetta dove divide il tavolo di lavoro con gente come l'uomo del 2013 Kendrick Lamar, Jay Rock e Schoolboy Q. Solana, in arte SZA, è del 1990 (voglio morire ora soffocata dalla polvere del ventilatore posizionato perpendicolarmente al letto, grazie.) di madre cristiana e padre musulmano, cresce secondo un'educazione di tipo musulmana, lontana dalla mondanità, dalla TV e dalle cose cool che fanno i suoi compagni di scuola. Ecco. E fino a qua, permettetemi, sembra propria la mia infanzia priva di film dei fratelli Vanzina, di MTV e dei panini alla Nutella. Ma si sa, proibire qualcosa ai figli non fa altro che accrescere in loro il desiderio di FARLO DI BRUTTO. Infatti, come io sono riuscita a scoprire e ad assaporare Nutella e MTV, anche la dolce Solana impara a conoscere la musica, ma nel modo che solo noi figli del proibizionismo conosciamo: completamente caso. Nasciamo e cresciamo privi di input musicali ed estetici da parte dei nostri genitori, MA assetati di qualsiasi forma di musica esistente su questo pianeta. Una bulimia musicale quella che mi accomuna alla più fortunata SZA, più fortunata perché mi sembra già chiaro chi delle due abbia trovato nella tavoletta di cioccolata l'invito alla fabbrica di Willy Wonka e chi no. SZA si ribella alla dittatura musicale imposta dal padre (solo jazz o a letto senza cena) e viene introdotta dai suoi coetanei al mondo della musica: scopre -ahimè- i Red Hot Chilli Peppers e Macy Gray, va fuori di testa quando si imbatte in Common, in Bjork e nei Wu Tang Clan. E qui, mi spiace Solana dato che sei anche più piccola di un anno, sono costretta a rammentarti che c'ero già io. Peccato che Dio si sia premurato di donarle giusto qualche talento in più, tipo una voce magnetica, eterea e il trovarsi nel continente giusto al momento giusto. 


Qui non si strilla, non si rompono bicchieri ma si tira su un sacco di polvere, una voce vaporosa e rotonda che si avvicina con enorme naturalezza a qualsiasi appiglio musicale le venga lanciato da chi sta dietro al vetro dello studio musicale. R&B, chiaro, un nu-soul fuso con una chillwave deliziosa e autunnale come in "Sweet November", ai cori e alla sacralità strumentale di "Babylon" con il collega e mentore Kendrick Lamar, al trasformarsi di un pezzo come "Warm Winds" con il compagno d'etichetta Isaiah Rashad, pezzo capace di passare da una lasagna di tracce vocali nascoste a una preghiera a occhi chiusi e mani congiunte. Uno smoothie pop fatto dalla ragazza della porta accanto aiutata anche dalle manine di uno di quei ragazzi della porta accanto che tanto amo, come Toro Y Moi che produce il pezzo "HiiiJack". Se non vi bastasse l'idea di ascoltare qualcosa che racconta più una favola che una storia, allora non nascondiamo il fatto che SZA è stilosissima: look da tomboy, SZA è un'Erykah Badu in miniatura, con enormi capelli ricci e lentiggini sparse per tutto il viso. Poco che rosico perché lei è super cool e io no. Poco davvero.


Comunque, per ridimensionare la visione che ora avrete di SZA e non di me, diciamolo: come album "Z" non è nulla di indimenticabile, ma è decisamente piacevole.


venerdì 13 giugno 2014

«Orange is the New Black»: il carcere dove Don Matteo non vorrebbe mai mettere piede

Grazie al cielo è iniziata la seconda stagione di «Orange is the New Black», la serie che con la scusa di avere come protagonista una ragazza bianca del Connecticut ha la possibilità di portarci all'interno del mondo delle carceri femminili americane e di rappresentare -pensa te- delle lesbiche senza che escano direttamente dalle fantesie dei maschietti. PAZZIA. Mi sono appena fatta una maratona di quattro puntate e i momenti di disperazione camminano di pari passo a quelli esilaranti.



Intanto per Funny or Die è uscito questo video che vede Uzo Aduba, l'attrice che interpreta Crazy Eyes alle prese con un fanta-provino per gli altri ruoli della serie. 



Personalmente Crazy Eyes è uno dei miei personaggi preferiti, un misto di tenerezza e paura, infatti non vorrei mai incontrarla. Capelli legati da maschietto del ghetto, occhi a palla e spiritati e brutte ed elettriche movenze. Giustamente una che interpreta un ruolo del genere quando poi esce la sera si tira giù da gara.


Ma cosa cattura della serie? Forse il fatto che non definisce una linea di demarcazione tra donne buone e donne cattive, non banalizza i contesti da dove provengono e soprattutto non c'è nessun cazzo di Don Matteo che vuole vigilare sulle nostre coscienze. Nella prigione federale femminile di Litchfield ci sono bianche, nere e latine, ci sono borghesi, atlete e commercianti. Ci sono donne ignoranti e coltissime laureate che hanno girato l'Europa, ci sono credenti (alcune un po' troppo) e -a dirla tutta- c'è anche un insegnante di yoga. Gli uomini che le circondano sono l'autorità ma è difficile definire chi comanda chi, la manipolazione in carcere è il sinonimo di sopravvivenza, avanti o dietro le sbarre. Il sesso è un premiarsi lì dentro, ma non è tutto scontato: quello sui cui ci si dovrebbe focalizzare non è il diventare lesbiche per convenienza o piuttosto che darla al galoppino in divisa preferisco darla alla mia compagna di cella, ma l'ancora più assurda e pazza scelta di innamorarsi e rimanere incinta in un luogo che l'amore te lo fa dimenticare del tutto. Sono donne, tutte donne, alcune donne -boh- scivolate per caso su un reato e rinchiuse dietro le telecamere del carcere di «Orange is the New Black», poi prima stavo guardando «Cotto e mangiato» e mi viene in mente che ci sono crimini sempre peggiori di quelli che commettiamo. È una bella serie, dalla sigla cantata da Regina Spektor al continuo botta e risposta tra dramma e commedia, a volte sembra di guardare un serie su un campo estivo, ma basta un flashback per ricordarti che no, non è l'oratorio feriale questo. Scusate, stavo pensando a una versione italiana e immaginavo Virna Lisi non più nei panni della suora ma in quelli di Red la russa. Mi fermo subito dando spazio all'editoriale super elegantone e di ELLE America dello scorso Gennaio con le protagoniste di «Orange is the New Black». Un po' scontato, ma almeno non le hanno vestite di arancione.




E chiudiamo con uno sketch dove Ellen Degeneres si dimostra una super fan dello show, LOL.