lunedì 17 giugno 2013

Il crudo reportage di una festa con la musica balcanica

L'altra sera ho passato 3 ore a provare a scrivere un tweet divertente sulla musica balcanica… Questo che leggerete è il violento, reale, e non filtrato reportage di una festa a tema.

I miei amici sono delle bellissime persone, ragazzi seri, forse con qualche grammo di problemi nelle tasche, ma in generale delle persone a modo: c'è il comunista con l'orto comunale, c'è l'ingegnere, il mago della briscola, l'appassionato di fumetti, il tamarro buono etc etc.. Peccato che siano poco interessati alla musica -o meglio- non la vivono come una necessità, per loro il cosa ascoltiamo durante la serata non è importante, invece per me lo è. Il loro menefreghismo scatena in me la seguente reazione: se il ricordo che avrò di questa serata è la pessima selezione di un dj la cui bravura si misura dal numero di CAZZO BALLATE CAZZO! che urla durante il djset, allora non voglio ricordare nulla. Eppure venerdì, ho accettato l'idea della festa in stile balcani, perché mi mancavano i miei ragazzi… Ma soprattutto perché avevo il vestito perfetto per l'occasione: un abito che mi fascia come una dea e con una raffinatissima stampa a fiori tropicali. 
Il posto è bellissimo, un giardino in una villa in brianza, location estiva di uno dei nostri locali preferiti. Ci sono le amache, le lucine giuste, ci si rilassa e si bevono le birrette. Nonostante il mio stato di relax non abbasso mai la guarda, già appena entrata il mio orecchio carpisce delle trombe insistenti. Da subito, metto a fuoco cosa odio di più di questa musica: l'andamento sempre più veloce e l'ansia che ne comporta. Le trombe emettono musica sempre più allegra e danzereccia e, come una goccia che continua a caderti sulla testa, l'unica cosa a cui pensi è: POTRANNO ANDARE PIU' VELOCI DI COSI'? LA COSA PUO' PEGGIORARE? Verso mezzanotte le trombette hanno finito di far festa, è tempo del dj set. Mi faccio far spazio sull'amaca dall'amico con le spalle più grosse, scelto perché quando avrò un cedimento nervoso vorrò lui a sorreggermi... Ed è sicuro che avrò un cedimento. Partono i chiassosi pezzi da campagna elettorali del nostalgico partito comunista: un partito tutto d'un pezzo e dal gusto musicale duro e immobile come gli inverni russi. L'amico rosso tira su il pugno, schiarisce la gola e canta di steppa e rivoluzioni. La selection va avanti secondo le regole del dj schiappa: 1. Tutti pezzi scelti fanno schifo 2. I pezzi vengono interrotti male quanto le gravidanze su MTV Teen Mom. 3. Nessuno nota differenze tra un pezzo e l'altro. Mi chiudo in un silenzio tombale e aspetto la prossima mossa del dj, che mi tira un mancino mica male: IRROMPE SULLA SCENA L'HAVA NAGILA. La gioiosa canzone ebraica si incastra nella mia mente come un trauma subito in giovinezza. Non posso fare a meno di seguirla e mimare con il labiale NANA-NANANANANA. Mi risveglio dall'incantesimo solo quando il dj attacca con un ennesimo colpo di genio: mixa «Jump Around» con una cosa che ricorda la sigla di «Un medico in famiglia» Si sente chiaramente il ritornello degli House of Pain ma con sotto delle maracas. A scanso di equivoci voglio sottolineare che stiamo parlando della sigla della prima stagione della fiction:
Dato che le orecchie sono ormai distrutte, decido di concentrarmi sul nobile senso della vista. Alcune ragazze con il gonnellone a balze danzano in un mix tra la gioiosissima taranta (dove la gonna gioca il ruolo fondamentale di coda da pavone) e il pogo. Taranta e pogo, il richiamo della polvere unito a quello dell'ascesa in cielo, un messaggio più che un ballo. Mentre sono presa da questi pensieri e prendo nota per come riutilizzarli, i miei occhi vengono accecati dalla presenza scenica di due ragazzotti che si dilettano con passi di breakdance e taranta. I due ben piazzati ricordano molto i Bulgari di Aldo, Giovanni e Giacomo, la cosa fa ridere per i primi due minuti, poi basta.
Ma anche in una serata del genere, si può trovare l'amore! Durante il mio tragitto fino al bagno sono stata accompagnata da un noto gentiluomo della brianza, il sempre ultra rispettoso cinquantenne Andrea Vodkatonic. Mi sono sentita protetta tra le parole sconclusionate di Andrea Vodkatonic e mentre ero in bagno pensavo che forse giudichiamo troppo in fretta le persone, forse dovremmo solo lasciarci guidare dai sentimenti. Esco dal bagno e vedo che Andrea Vodkatonic mi sta ancora spettando. mi guarda sorridente, si gira di scatto verso dei ragazzi e urla "Visto che ero con una donna? Visto che aspettavo una ragazza giovane". Andrea Vodkatonic non mi aspettava perché mi vuole bene, mi voleva solo esibire :( Quindi no, non c'è nulla di divertente nelle feste balcaniche e -non mi sembra vero dirlo- nemmeno in Andrea Vodkatonic. 

giovedì 13 giugno 2013

Mi Ami 2013 aka non ti vergognare, dillo che ti piace il RAP

Dopo sei anni di militanza assidua, anche quest'anno è stato Mi Ami, forse l'edizione più odiata dal suo stesso pubblico. State calmissimi. Il reality show delle rap star Club Dogo, la gabbia di Spit e il ritorno tanto gioito dello storico programma radiofonico «One Two, One Two»: in un periodo dove l'hip hop italiano vive una seconda investitura come cavaliere griffato della musica nazional popolare, è normale che anche il Mi Ami si spalanchi al genere (non che non ci fossero stati tentativi negli anni passati, eh). Tra un Caronte che traghetta quelli dalle braghe calate e una vecchia carovana che riporta i Linea 77 sul palco Pertini, decisamente preferisco salire sulla prima. Il pop avanza e se i generi si contaminano a vicenda è solo una goliardica ola alla Festival Bar. Insomma, mani verso il cielo, che in gesto di preghiera le ci si mette solo per invocare disperati la morte del crossover: i Linea 77 nel 2013 sono come i Linkin Park che vincono come Best Alternative agli MTV Awards. SBAGLIATO. Quindi passiamo a dare il mio numero elogiare i coraggiosi gladiatori hip hop di questo Mi Ami 2013.

Noyz Narcos
Tocca al romano e alla sua clique sfatare il luogo comune del Mi Ami tutto chitarre e borse di cotone. Noyz Narcos sale sul palco proprio dopo i Linea 77 che -volendo- potrebbero tranquillamente provare una sorta di amore nei confronti del romano e delle sue ruvide liriche, perché a fare retorica in Italia e sull'Italia siamo tutti campioni nazionali, ma farla grattando la voce sul fango di cui parli non è da tutti. È così che il rap hardcore del Truceklan rapisce un'intera platea che all'inizio è addirittura intimidita: sarà per la gloriosa rivalità Milano-Roma, alimentata da più di un ventennio di film dei fratelli Vanzina, fatto sta che ci vogliono un po' di "Ve volemo sentì" per lasciarsi andare. Noyz e il pubblico trovano la connessione perfetta quando arriva Salmo, che -soprannominato anche Vocione Pavarotti- aiuta Noyz a districarsi dalle rime e a incastrarne altre. Un bel matrimonio, anche perché il povero Salmo non può sprecare quella poca saliva che gli rimane per le hit di Fedez, per dire. P.S: Noyz, eri tu all'Esselunga di via Ripamonti un paio di settimane fa? Risp, T.V.B Ele89

Dargen D'Amico
È Prezzemolo gelato Sammontana, così dicevano i vecchi poeti riguardo a questa figura della musica italiana. Dargen l'amico spaccone dei Fratelli Calafuria, Dargen quello sensibile, Dargen tutti pazzi per le feste. La strategia dell'uno, nessuno, centomila inizia anche a rompere. Sì, dai "Ma non avevi detto che quando si fondono i generi le cose sono più belle?". Non ho detto di fonderli, ho detto di farli incontrare POI vediamo come finisce. Dargen vince nella formula del mattacchione, una piccola canaglia con il broncio. Probabilmente è colpa mia, sono io che non sono portata al divertimento e quando parte il carrozzone electro-dance non ce la faccio proprio: mi fanno piangere i Power Frances, mi fanno piangere i Two Fingerz, ma soprattutto odio il loro programma su HIP HOP TV. Tornarndo a noi, a me Dargen piaceva anche ai tempi di «Odio volare» e gli auguro tutto il bene del mondo, come all'ex che tanto sai che si divertirà più di te. Brutta l'uscita"Perché non ci possiamo godere la serata senza usare i telefonini?" Dai. Non posso dire com'è andata con gli Amari non perché non ci fossi, anzi, ma perché ho avuto un attacco di risate violente per colpa di un cocktail di sostanze chimiche e la camicia giallo fluo di un tipo nel pubblico. Sono una persona orribile.

Mecna
Quando sei bassa sogni di essere più alta perché vorresti vedere le cose meglio e prima degli altri, ma fondamentalmente perché vorresti mangiargli in testa, ed è un po' quello che il giovane Mecna fa dall'alto dei suoi due metri di bravura. Faccia pulita e testi da vita comune dove è facile riconoscersi, dando così la possibilità anche al pubblico classico del Mi Ami di soffermarsi sul suo lavoro. Il commento che più spesso mi sento ripetere da chi non vuole ascoltare rap è proprio l'impossibilità di riconoscersi nelle liriche da finta pistola alla tempia dei rapper di casa: poca vita da provincia e tanta fanta-autobiografia. Ecco, con Mecna avete la possibilità di vivere i vostri anni da ventenni fuori casa, da junior art director nelle agenzie di città, soltanto scritti un po' meglio di come potreste farlo voi. Se Noyz Narcos ti imballa su un ritornello come -Bevo rum, fumo crack, faccio rap-, esigendo che gli si creda, rammentando che non è fiction (io con Noyz, ve lo dico subito, non mi ci metterei mai contro) Mecna dispiana le lunghe braccia per accaparrarsi un pezzo della vita di tutti noi: di relazioni e telefilm, della testa dentro il computer per lavoro e non sempre per piacere, dell'andare e fuggire. Il «Disco Inverno» del rapper foggiano vanta una scioltezza di beat melodici nu soul e r&b e di piacevoli storie personali più che di rime, d'altronde lo dice lui stesso: "Non faccio rap, scrivo". Bellissimo album e ottime collaborazioni, fa sorridere ritrovare Bassi Maestro all'interno del mondo di Mecna, lo stesso Bassi che nel 1996 reppava "Mi vedi per la strada nella super cinque a 20 all'ora/coi finestrini giù quando si fa sera, convinto che alla gente del quartiere/possa far piacere, un po' di musica/di quella che la radio non ti fa ascoltare" Quel pezzo era «Ad occhi aperti» e ora Bassi guarda dove siamo, abbiamo abbassato i finestrini giù al Mi Ami.


Menzoniamo anche Andrea Nardirocchi, che un mio amico ha apostrofato come uno di Amici. Andrea, se vuoi puoi diventare mio Amico, se vuoi faremo di te l'anello di congiunzione tra quell'imbranato di How To Dress Well e Justin Timberlake. Andrea io credo nella tua voce limpida e nei tuoi mash up con le Spice Girls. Abbiamo bisogno di eroi, perché Tiziano Ferro amante dell'arrenbì non ce lo daranno più indietro.

Vittoria quindi per Mecna, mentre grande fail per la mia domenica a casa per colpa del diluvio violento su Milano. Grande peccato perché così non ho potuto sfruttare le mie battute su Appino, tipo:
Si scrive Appino, si legge Cappio.


venerdì 31 maggio 2013

Primavera Sound Festival 2013: la review che conta

Qualche incerto anno fa io e le due mie BFF siamo partite per una vacanza a Barcellona. Siamo tornate sudate e incattivite e con cartoline di cani in pose divertenti. Sul volo di ritorno, un economico quanto scomodo Easy Jet, ci promettemmo che niente e nessuno ci avrebbe riportato nel centro sociale più grande d'Europa. Invece, la scorsa settimana sono tornata nella terra dei cani abbinati ai rasta dei padroni per la mia personale campestre: il Primavera Sound Festival, quello che a detta degli hashtag in voga è il #bestfestivalever e sappiamo bene che gli # hanno sempre ragione. Ora, la mia esperienza di festival musicali prevede un'assidua militanza al Mi Ami, possiamo anche contare le vacanze estive con gli scout a 9 anni, ma quello va più vicino a un lager all'aria aperta. Forse è il caso che vi dica la mia, perché non dovete mai credere a chi sta nell'area stampa dove non sono stata invitata ho deciso di non andare:

LOCATION
Il Parc del Forum di Barcellona è un posto bellissimo, una sorta di quadro di Escher per hipster dove perdersi non è mai una scelta: 7 palchi sparsi per chilometri di scalini e un pericolosissimo ponte, dove pare che nessuno sia morto. Io stessa non sono mai caduta, nemmeno nei momenti di peggiore e solitario sconforto (cioè la risalita dal'emozionante concerto di How To Dress Well per raggiungere la BFF al concerto dei Blur, una distanza epica non solo a livello di metri ma soprattutto a livello emozionale). Appena superata la scricchiolante scritta PRIMAVERA SOUND quello che ti appare è un meta luogo favoloso dove tutti sanno cosa e come fare: con le scalette dei concerti scritte a penna sui fogli bianchi o sfogliando maniacalmente ll'app apposita sull'iPhone. Peccato per il freddo porco e il vento tagliente che ha inflitto tristezza alle seguenti cose: outfit, la salute e il suono nei palchi piccoli più vicini, dove due artisti venivano direttamente remixati uno sopra l'altro in un'orgia strumentale da parte di DJ BORA. VOTO: 7 1/2 per il poteva essere

GET THE SUPER MARIO LOOK
Tutti i concerti della mia vita sono costellati da look da premio Sosia dell mamma di Ricky Cunningham, quindi capirete bene il problema del vestirmi comoda. Ok che avessi abbandonato l'idea di mettere il tubino al concerto dei Dinosaur Jr. (portato in valigia) ma non pensavo che sarei riuscita ad andare in giro in jeans e Nike. Se Abercrombie vieta i suoi prodotti ai ciccionissimi forse anche la Nike dovrebbe farlo con me, perché poi arrivi a un punto in cui la gente si aspetta qualcosa da te: tipo correre di fila 5 piani di scale dell'ostello. Te sei fuori. Comunque alla fine il risultato ottenuto è stato quello di Super Mario meet J.Lo meet Fat Joe e tutto senza vergogna perché c'è sempre qualcuno che apprezza un culone a un concerto dei Death Grips. VOTO: mi do un 8 1/2 per il cambio tattico zeppe/sneaker all'una di notte.
& IT WAS U
Trovare l'amore al Primavera non è facile, lasciando da parte la concorrenza spietata di ragazze nordiche in pantaloncini, è difficile perché hai troppo da fare... MA CI SONO PERSONE CHE L'AMORE LO TROVANO LO STESSO, TIPO ME. Lo troverete tra la folla in estasi per i Dinosaur Jr, lo inseguirete e direte Ma tu sei Tom Krell? Ebbene sì, l'amore si chiama Tom ed è la voce, l'anima e il corpo di How To Dress Well, un progetto che io amo definire arrenbì da lontano fatto da un Justin Timberlake timido. Il giorno dopo si sarebbe esibito sul palco Pitchfork alla stessa ora dei Blur. Una coraggiosa mosca bianca, emozionato dal fatto che ben -quante- 200 persone siano lì per la sua unica voce, un computer e quel violino che lo accompagna. Un piccolo live per il Primavera ma un'enorme apparizione per la sottoscritta che non fa altro che sciogliersi sui brani del buon Tom e sulle sue cover di R.Kelly e Janet Jackson. Finito il concerto mi sposto tranquilla verso la festa sotto il palco dei Blur, è tutta un'altra vita lontani da Tom Krell. Sì, anche Tom non ha resistito al mio sguardo dolce. VOTO: dov'è il segno dell'infinito sulla tastiera?
MANATE
È quando ti ritrovi come una scimmia in mezzo al resto della gente. Una manata da lode va ai Death Grips, hip hop violento e psichedelico dove le mie scarpe da tennis sono diventate molle rotte dei letti degli sketch comici più cheap. Un saluto anche a Daniele, noto cantante del Primavera metà inglese/siciliano (si è presentato così) che mi ha da subito notato per la leggerezza e la grazia nell'esibirmi. Altra manata i Wu-Tang Clan che -nonostante l'assenza di Method Man- fanno muovere anche quei ghiacciolini fighetti del nord. Esplosioni, colpi di lingua per una sola grande setta che urla WUUU-TANG! WUUU-TANG! Per non essere accusata di essere una sporca fly girl chiusa musicalmente, menzioniamo anche i Liars che -grazie all'effetto batteria picchia duro sugli animatori del villaggio turistico- hanno insegnato a ballare a tutta la congelata platea del palco Pitchfork. Grazie amici, ci avete riscaldato per benino. VOTO: 8+ perché credo nel potere dei ceffoni

CANTA TU!
Ti ricordi quando Forrest Gump si ritrova tutto impettito davanti all'infinito pubblico di Washington DC, inizia il suo discorso sul tenente Dan Vietnam e gli staccano il microfono e non si sente più nulla? I My Bloody Valentine uguali. Mi siedo sulla sedia rossa della Coca Cola e cerco di morire assiderata su «When You Sleep», ma la voce? Se sei al concerto di Lady Gaga e lei punta il microfono verso il pubblico e tutti urlano PAPA-PAPARAZZIII! funziona, ma ai MBV chi può fare una cosa del genere? VOTO: 7 Perché allora tanto vale farli rimbombare nelle casse della Panda e «Loveless» ci va che è un amore.

POSTAL SERVICE
Dieci anni di «Give Up» festeggiati degnamente con un Ben Gibbard ballerino di salsa e merengue e un'intera formazione che non vedeva l'ora di suonare. Di seguito «Such Great Heights» mentre mi stavo gustando un caffè da 2 euro, la mannaia. VOTO: 8

LIKE THE LEGEND OF THE PHOENIX
No, non c'erano i Daft Punk, non sono stati avvistati a Barcellona se non nelle vetrine di American Apparel, qui parliamo di una leggenda diversa, quello di un gruppo di parigini di cui si pensa sempre di non doversi aspettare sorprese, e invece. Per i Phoenix non provavo nulla più che una fascinazione per quel pop leggero quanto immortale di canzoni come «Too Young» o «If I Ever Feel Better». Durante quel viaggio a Barcellona mi ritrovai piangente nella camera dell'ostello a chiudere il mio unico articolo per Rolling Stone: mi avevano chiesto di fingermi inviata speciale al matrimonio tra il leader Thomas Mars e Sofia Coppola. Avevo finto alla grande, avevo infarcito l'articolo di bombette pop di nomi e nomignoli (oggi lo so, sbagliai), e ora a due anni di distanza mi ritrovo faccia a faccia con Thomas e con «Bankrupt!» un album che invece sorprende eccome e che sognavo di sentire davvero, e dal vivo. Infatti, quello a cui si è andato incontro è stato puro e vero intrattenimento, bello e felice. E come per dare un'ulteriore frustrata al live ecco che Thomas parte in mezzo al pubblico, ecco esplodere banconote finte opera dell'artista Richard Prince (sai le borse di Louis Vuitton?) e poi come per errore arriva J Mascis sul palco. Ma in uno show del genere gli errori non esistono. Credo il concerto più bello della mia vita. E su questo pensiero me ne vado a rovesciarmi sotto i colori degli Animal Collective, dove si è sfiorata la tragedia: PANDA BEAR ALZATI E FACCE DOIN' IT RIGHT! VOTO: 9 1/2 perché «If I Ever Feel Better» mancava.
Ci sarebbe da parlare della performance in playback- afro beat dei Knife, del mood blue di James Blake, di Solange riempi pista che sfoga la sua inferiorità Beyonciana dando ordini al pubblico, ma insomma, mi fanno anche male le mani eh. VOTO COMPLESSIVO: 8 e la colpa è sempre di DJ Bora.

sabato 18 maggio 2013

10 anni di Crazy in Love per Beyoncé

Ma secondo voi vi faccio andare al concerto della mia unica ragione di vita, senza insultarvi perché non sapete nemmeno che oggi sono 10 anni precisi dall'uscita di Crazy in Love? L'anthem della mia intera vita, l'inizio della malattia, perché io ero certa di apparire così:
Io a a 13 anni
Modalità voce Paola Maugeri on:
Era il 2003 quando l'hip hop statunitense si stava trasformando nell'uragano spazza classifiche che è oggi. È l'anno del salto di qualità di 50 Cent, che dopo anni di mixtape vorticosi, pubblica l'album d'esordio «Get Rich or Die Tryin'» sotto la Aftermath Entertainment di Dr. Dre, ma è anche l'anno del successo di Sean Paul che riesce a portare in classifica sonorità dancehall jamaicane (e non sempre apprezzate dai puristi) con singoli di successo come «Get Busy». E poi, che dire, è l'anno di «Ignition (remix)» di R. Kelly che dio, se non ti piace R. Kelly non capisco perché stiamo ancora parlando io e te. Un anno di hit e successi, completato dall'uscita del primo album solista di una ventenne leader di uno dei gruppi femminili più conosciuti e powerful del pop, le Destiny's Child. Ovviamente, AMAVO LE DESTINY'S CHILD, come poteva una dodicenne con già tette e culo non amare un gruppo che aveva scritto una canzone per celebrare le curve di una donna? Sopra un sample tutto chitarra arruffata di Stevie Nicks? Il destino fa il suo corso naturale e Beyoncé mette alla luce l'album «Dangerously in Love» proprio quell'estate del 2003, l'album dell'entrata trionfale nell'età matura, l'album la cui copertina mi spinse a comprare dei sandali gioiello (erano alti e stretti, ci svenni a un matrimonio quello stesso mese)
Dall'altra parte del mondo una giovane ragazza si appresta a conoscere il senso della vita. Parliamo della giovane Elena, oggi meglio conosciuta come la famosa esperta di pop culture da classifica. Ero già un'appassionata di hip hop, registravo sulle cassettine la voce di Irene la Medica, andavo alla Ricordi di Monza a comprare gli album scontati di Tupac nonostante fossi costretta a un'esistenza con amici che con il rap non ci volevano avere niente a che fare (SPOILER: anche dieci anni dopo). Ma quando arrivò «Crazy in Love», quel 18 maggio di dieci anni fa, la mia vita cambiò completamente. Bastò quel solo HO HO HO HOO profondo, quel sentimento che le arrivava proprio dallo stomaco spaccato sopra il sample della canzone «Are You My Woman (Tell Me So)», c'era davvero da uscire pazzi! Comprai il singolo e quando uscì l'album, be' comprai anche quello. Non ci potevo credere, tutto quello che volevo imparare, tutto quello che volevo conoscere sulle Supremes, su Micheal Jackson, sulla Motown di Marvin Gaye si trovava là dentro, tra le produzioni e i sample. Quell'estate mi trasformai in quella che verrà ricordata per sempre LA BEYONCÈ DELLA BRIANZA... Sia chiaro: è un'offesa ma ne vado lo stesso molto fiera. Quell'album, con quelle foto all'interno, quelle di lei che balla sorridente e tanta, con la pelle scura e i sandali con i cristalli, gli abiti cuciti dalla madre, quell'album cambiò per sempre la vita. Ora Bey, io stasera non verrò al tuo concertone perché Ticketone è una merda deve morire per scelta personale, ma ti giuro che quel patto ancora non l'ho disonorato: dedica tutte le mie canzoni a tutti gli stronzi che vuoi, ma Crazy in Love solo al vero amore.

"Dopo aver registrato l'album mi dissero che non avevo una hit, non avevo una hit!"
"Coooosa?"
"Dangerously in Love, Me Myself and I, Baby Boy, Naughty Girl e la mia preferita Crazy in Love e nemmeno una hit di successo? Be' credo avessero ragione... Ne avevo cinque"

lunedì 13 maggio 2013

Motivi per cui non andrò a sentire Azealia Banks

Azealia Banks è sbarcata a Milano, lo dice Twitter.
Dopo un primo live per Roberto Cavalli, tenutosi la scorsa fashion week estiva, finalmente stasera la sirenetta del rap si esibirà all'Alcatraz di Milano. Finalmente, perché sono tipo tre anni che Azealia Banks è considerata the next big thing e ancora non ha cacciato fuori L'Album. Oddio, non che ci abbia tenuti mai a secco eh: c'è stato un periodo in cui usciva un video nuovo a settimana, poi il mixtape Fantasea, collaborazioni, servizi fotografici etc etc... Il 2012 è stato l'anno della dominazione di Azealia, però diciamocelo, quanto siamo lontani da quella prima Azealia con treccine e maglione di Micky Mouse che ci ha fatto sballottare la testa? Mentre affrontate la domanda con lo stesso pathos di una qualsiasi striscia pomeridiana di Amici, ecco i validissimi motivi per cui non andrò al suo concerto:

No Bey no party
Non andrò a vedere Beyoncé, quindi non merito assolutamente di vedere una che dice di essersi ispirata a lei. Come non merito di vedere Solange, ma che ci posso fare se saremo insieme al Primavera a Barcelona? Più in generale, non merito di vivere.

Figli di Tumblr
Ormai Azealia è un prodotto Tumblr bello che finito, consapevole che non potrà mai più indossare nulla che non sia stato ribloggato da almeno diecimila dei cool kids del settore, meglio se da Willow Smith (la vera next big thing, i produttori stanno solo aspettando che le crescano un po' di tette). Bidimensionale anche nella musica, ci si è svegliati una mattina dove le scartoffie da -finto rave incontra i migliori sabati del Number One- hanno preso il sopravvento sulla precedente gradevolissima produzione: pensiamo a «Liquorice», quel bel miscuglio di beat generato dal pezzo «Pineapple Crush» Dj Lone e dalle lyrics volgari e scivolosissime di Azealia. Non dico che volessimo l'ennesima nuova Eve, ma nemmeno la studentessa dello IED in cerca di attenzioni.

Banane in pigiama feat Sea Punk Gang
Vogliamo parlare degli ultimi video? Gif animate, trompe l'oeil corporei e sfondi degni di Photo Booth. Se mi piacessero queste cose allora non cestinerei la newsletter del Rocket ogni lunedì mattina.

IO NON CI STO
Tra le foto porno su Instagram e i video musicali sempre più digital, inizio a chiedermi se Azealia esista davvero. Avete presente quell'orrendo film chiamato «SimOne»? Parla di un regista, interpretato da Al Pacino, che stanco delle attricette di Hollywood decide di creare al computer la propria grande musa, tale SimOne appunto. Nessuno sa chi è, nessuno l'ha mai vista dal vivo, eppure SimOne vince premi su premi, fino a quando Al Pacino decide di distruggere il suo stesso mostro. In questo momento della sua carriera Azealia si trova esattamente a un livello di raffinatezza artistica alla SimOne. Ecco, a questo gioco io non ci sto.

1991
Sono del 1989 e non sono MAI solo due anni di differenza. Quindi no, non accetto questa insubordinazione generazionale.

Gnocca, non ci casco più
Nonostante quelle unghie da orchetto della terra di Mordor, Azealia Banks è gnocchissima. Era gnocca con due treccine, era gnocca con i capelli color melanzana ed è gnocca sempre. Quindi è chiaro che non sto parlando di un'ipotetica lotta tra me e lei: io so distinguere il bene dal male, il reale dal fantasioso, una vera gnocca dal mio specchio inclinato allungante. Quando parlo di gnocca parlo ovviamente della folla ai concerti. Ora, so che la rubrica Infetta da sola ai concerti: le recensioni dovrebbe avere un futuro in qualche bel magazine di musica, ma dopo l'avventura con le etiopi al concerto di Kendrick Lamar, non voglio più trovarmi da sola a piangere in Panda. Sì, certo: si va per la musica, tu sei una ragazza che è bella dentro, agli uomini piasce a sciscia etc etc... Ma la realtà è che siamo tutte brave a fare Beyoncé in camera, davanti al già sopracitato specchio allungante, ma è ai concerti che inizi a pagare, con il sudore. Questo è anche uno di quei superficiali ma molto reali motivi per cui non sono andata a vedere il concerto/after party di Major Lazer: le etiopi con il culo alto come una mensola che si scatenano pazze e sudate come a una lezione advance di zumba.