giovedì 2 dicembre 2010

John Baldassari in mostra alla Fondazione Prada con le sue "The Giacometti Variations"

Oggi sono andata a vedere la mostra di John Baldassari "The Giacometti Variations" alla Fondazione Prada.

Dato che per avere il cd della mostra in esclusiva ho detto che faccio parte del famoso mondo della stampa e che possiedo un bellissimo e curatissimo blog, ora, dato che NON MENTIREI MAI A MIUCCIA PRADA, mi siedo e scrivo un bellissimo e curatissimo pezzo sulla mostra.
Ecco quello che ne è uscito:

La Fondazione Prada si trova a Milano in via Fogazzaro 36, lo spazio espositivo è stato aperto nel 1993 sotto il volere della zia Miuccia Prada e del marito/socio Patrizio Bertelli da sempre interessati all'arte contemporanea.
Lo spazio è davvero molto grande, grigio, minimal, appena stuccato per questo ogni installazione viene studiata appositamente per il suo interno.
Così è successo anche per la mostra di John Baldassari che riprende l'immaginario umano dello scultore svizzero amplificando al massimo queste forme sottili e deformate, come schiacciate dalla pressione esterna.
Baldassari congela la sfilata in 9 altissime maneqquin ,di resina e acciaio spruzzate di bronzo, ciascuna alta 4,5 metri trasformandole in enormi manichini, travestendoli con oggetti che ci riportano immediatamente all'immaginario collettivo del cinema e della moda.

Come la scarpetta rossa di Dorothy del Mago di Oz (orribile luccicantissima non mi è piaciuta per niente, irritava), l'enorme fiocco rosa shocking con lo strascico che ricorda il glamour delle dive di Hollywood degli anni 50 o l'enormi valige che riportano allo stesso mondo Prada, chiudendo in maniera circolare la visione dell'intero.





Ed è proprio il concetto di fluidità del tempo della sfilata, di comsumo di queste immagini che porta l'artista a scegliere di creare 18 look complessivi per queste nove altissime modelle che saranno presentati a rotazione in tre gruppi fino alla fine della mostra.



Come ho già detto lo spazio è molto bello per quanto riguarda la mostra, di primo acchito non mi è sembrata molto interessante, non mi piace l'idea che qualcuno possa pensare alle statue di Giacometti come donne anoressiche ed emaciate e per questo di moda e molto contemporanee.
Il concetto di Giacometti è un altro, come penso che Baldassari non vorrebbe fosse travisato.
Lo studio di Giacometti è uno studio sullo spazio, Giacometti non si scorda della forma del corpo, Giacometti si concentra sullo spazio che costringe questo corpo.
Le sculture di Giacometti sono ineffabili, sono corpi che scompaiono di profilo.
La loro particolarità sta nel come le si guarda, se da lontano percepiamo la figura umana nella sua completezza da vicino il lato umano sparisce.
Non se se le avete mai viste dal vero ma quando ci si avvicina non si capisce cosa si ha davanti se non della materia in continuo movimento, se ci si avvicina al viso non percepiamo più i tratti del viso come gli occhi, il naso, la bocca ma solo pura materia.
Poca ma pur sempre materia.
Fatta questa piccola critica penso che l'installazione sia comunque interessante, trovo che in uno spazio del genere trovarsi davanti queste enormi statue crei una certa agitazione d'animo, ammirazione ma anche angoscia.
Il connubio arte moda è da sempre molto forte, in ogni libro che parla di teoria della moda viene sempre citato e sfagiolato per bene, ed è giusto.
E' giusto anche che la Fondazione Prada si occupi di crearli questi connubi, è giusto che si interessi di moda e di quello che rappresenta oltre a quello che mostra (da ricordarsi che la fondazione spesso tratta più mostre sull'architettura che sulla moda)
La mostra suscita interesse proprio per questo dibattito moda-arte ,forse spesso deriso, e non solo: suscita interesse perchè quello che si vede è quello che si sa della moda, in un modo o nell'altro sappiamo cosa stiamo guardando, a cosa o a chi ci rimanda.
Non penso che questa mostra sia un mera pubblicità al mondo della moda, non è il cane che si morde la coda, forse è più il cane che piscia sull'albero per marchiare il territorio, per farsi conoscere.
Come se questo cane di nome Prada ne avesse bisogno, tutti ti conoscono, ti amiamo.

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