domenica 13 febbraio 2011

La storia del dolorosissimo concerto di Iron and Wine a Bologna


Era da tempo che ci preparavamo per il
concertone di Iron and Wine a Bologna.
Sì, ci siamo preparate.
No
chissenefrega del disco nuovo.
Il disco nuovo non è neanche così bello,
.
Io dico la
preparazione del viaggio:
Albergo prenotato, biglietti comprati,
tesseramento ACSI prenotata, treni prenotati, outfit pronti, rullini vari pronti, possibile identikit di scopata facile pronto anche quello.
Insomma siamo delle ragazze molto organizzate.
Sono tornata da Bologna un'ora fa e quello che ricordo è solo una parola:
PIEDI.
Mannò! Non per Iron and Wine, a lui ci arriviamo dopo dajè.
Piedi, dolori atroci ai piedi, piedi che pulsano, piedi che urlano, piedi piedi piedi piedi piedi.
Arrivate a Bologna decidiamo che siamo così fighe che possiamo benissimo farci a piedi quella "
mezzoretta" che separa la stazione dal nostro alloggio in via degli Usberti.
Bella roba, sabato pomeriggio, strada principale, bambini, innamorati, stranieri,
kebabbari, robbosi con i cani, sosia di Guccini a caso e il caldo, si il caldo di Bologna.
Ah Bologna!
Che bella Bologna, è una città che mi è sempre piaciuta dove mi trasferirei volentieri.
Bella Bologna ma forse è ancora più bella se ci ubriachiamo subito.
Sì.
Pranzetto nel ristorante fermo nel tempo.
"Vino?"
"Ma sono le 2 di pomeriggio....si ci porti un litro di rosso"
"Come mai qui a Bologna da Milano?"
"Stasera andiamo al concerto di Iron and Wine"
"Mmmm...Iron.....è metal? centrano gli Iron Maiden?
"Decisamente no."

Bella Bologna, bello camminare per la Montagnola accaldate e simpatiche, con la paura di pestare la coda a qualche simpatico pastore tedesco cieco, che poi poverino non l'ha chiesto lui di avere dei padroni che ci hanno un stile cattivissimo e borchiato, magari lui dentro si sente più un dolcissimo barboncino.
Bella la Montagnola, belle noi che non ci si regge in piedi e in giro la gente dice cose come:
"IO NON CREDO NELLE PAPERE"
Ok non è un problema non ti dannare.
Non ricordo altro che piedi, piedi, piedi, piedi e dolore, vero dolore.


Piedi, vino, piedi, caldo, la Torre degli Asinelli, vie e vie e vie e piedi.
Basta piedi arriva la sera e c'è un concerto da vivere.

"Maaaa lei che è taxista, la zona dove stiamo andando è davvero brutta?"
"Al Locomotiv?"
"Sì"
"Ehhh...sì ragazze, sì."
"Ottimo!"

....

"Sai lei è uno dei pochi bolognesi che abbiamo incontrato"
"Eheheh, essì siamo rari ormai!"
"Eee dovreste accoppiarvi di più tra di voi!"
....

Entriamo nel locale dalle mura rosse, piano piano si riempie, fa già caldo, la guardarobiera è davvero troppo figa e mi fa sentire a disagio, le bariste non sanno fare i cocktail, è la seconda volta che ci ritroviamo a bere il santo Graal dei cocktail fatti male, "Il Cocktail Morte"
Il" C.M" non è altro che uno Sbagliato fatto male, molto male.
Nelle rarità dei casi in cui ci siamo trovati davanti ad un "C.M" non siamo mai riusciti a capire se fosse stato aggiunto o tolto qualcosa.
La scorsa volta ho sfidato la sorte e dopo averlo bevuto tutto mi sono ritrovata a dire cazzate, aprire il cuore, piangere in un angolo e a chiedere a Bugo "Ma secondo te dove ho sbagliato? Bugo aiutami tu".
La cosa brutta è che Bugo c'era davvero, non era una visione post "C.M".
Il "C.M" ha dei riscontri positivi nel senso che ti risveglia dal torpore, ti apre la mente.
Fa male, lo so, ma ti risveglia.
Ma torniamo al concerto di Iron and Wine.
E' tempo del gruppo spalla e sale sul palco Tift Merrit, la tipica cantautrice americana, quelle con la grana della voce che ce la senti davvero, un personaggio paragonabile a Joni Mitchell.
Una di quelle che, con tutta probabilità, vive in una comune di hippy, beve robaccia biologica verde, si emoziona davanti agli alberi in autunno e dimostra una alquanto irritante serenità spirituale, una mistica pazienza e un divertimento sommesso nel cantare.
Già ti odio.
Tu sei li, sopra il palco, beata con la tua bella grana della voce a cantare robe come "Keep you happy", la gente sballonza da una parte all'altra, i più limonano, i più sorridono anche loro felici e sereni e io l'unica cosa che sento sono i miei piedi che pulsano e fanno "BOOM BOOM BOOM" manco fossero in una canzone a volumi massini dei Black Eyed Peas.
Boom Boom Booom.
Inizio ad impazzire, sto malissimo, indosso solo un misero maglioncino a maniche corte, non m'interessa devo andare a fumare, tutta questa serenità mi sta mettendo a disagio.
Ci sediamo fuori dal locale, piedi piedi piedi.
Inventiamo canzoni sui piedi, discutiamo di piedi, inventiamo teorie su cui i piedi abbiano deciso di ribellarsi dopo aver sentito frasi come "un lavoro fatto con i piedi".
E' pazzia.
Sentiamo il silenzio, siamo alla terza sigaretta di fila.
Boato.
Ok Sam è sul palco, dovremmo entrare lo so che dovremmo entrare.
Non ce la facciamo ancora.
Fanculo Sam, fanculo tu, fanculo il tuo pubblico, le vostre camicie e i vostri sorrisi sereni.
Fanculo.
Boom boom boom.
Rientriamo ci appoggiamo al muro, ok Sam ti sto ascoltando.
Ok Sam mi stai piacendo, sono una snob come gli altri e penso che questo album non sia il migliore, blablabla.
Ancora Sam non mi prende, sono arrabbiata perché non mi sento parte del concerto; una tipa mi zittisce e la guardo male, guardo male lei, il suo ragazzo, le sue scarpe, il suo mondo.
Esco fuori a fumare ancora, sì ancora.
Dei napoletani di fianco a me approfondiscono lamentele sul nuovo album, ma penso io.
Continuano un'accesa discussione su come il folk sia inflazionato, su come Sam indossava sempre camice a quadri, magliette logore e ora lo ritroviamo qui "con la camicina e la giacchetta".
Sorrido, mi fanno male i piedi ma sorrido, c'è sempre un fan che si sente tradito quando il suo idolo indossa una "giacchetta" e la cosa mi fa sempre sorridere.
Boom, boom boom, finisco le sigarette ed entro.
Sono in bagno, lo specchio è deformante, non sono davvero così, è lo specchio.
Che problema ha questo specchio, cazzo mi voglio specchiare e non mi vedo non capisco e la guardarobiera figa è sempre fuori ed è ancora figa e io mi voglio specchiare ma non posso.
Poi esco, il concerto di Iron and Wine si sta concludendo, lo sentiamo nell'aria, dopo due ore di concerto.
Ed ecco le due ultime canzoni...




Lo sapevo che mi fregava.
Stai dondolando anche tu, sei parte del concerto, i piedi fanno lo stesso malissimo ma ora ci sei anche tu.
Tu non lo stai ascoltando per bene e lui lo capisce, mette da parte tutti gli strumenti e ne usa solo uno, quello migliore, la sua voce.
E' banale ma vero.
Ecco Iron and Wine è questo, è uno che in un momento ti fa dimenticare tutto quello che di sbagliato hai fatto in una giornata.
(Poi è sceso dal palco il dolore ai piedi è tornato e sono successe altre bellissime tragedie a Bologna, bellissime)

2 commenti:

  1. "Bella Bologna ma forse è ancora più bella se ci ubriachiamo subito"

    parole sante!

    mi piace il tuo modo di scrivere e ti seguo anche in Vitaminc (:

    M.

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