sabato 1 ottobre 2011

Infetta all' Old Fashion e mi sento subito come la Fallaci in trincea, ma con i tacchi.

La scorsa settimana c'è stata la Milano Fashion Week che, come tutti sappiamo, porta un'enorme quantità di belle donne, bulimiche in hot pants, fotografi, begli uomini in camicia e tanti tanti giovani dolci ragazzi che possono sperare di assomigliare al famoso blogger coerano-americano Bryan Boy.
Bryan Boy è quello smilzo smilzo che sta in prima fila alle sfilate e che ha un certo amore morboso per gli abiti glitterati di D&G.
Ma non siamo qui per parlare di blogger famosi e gente del front row milanese.
Io, ovviamente, essendo una nota sconosciuta del web, non sono stata invitata a nessuna sfilata, non sono andata ingiro a cercare volti famosi e data la mia timidezza non ho cercato nessun party glamour.
L'unico party a cui ho partecipato è stato quello di Grazia.it dove hanno sfilato, ai piedi delle invitate,  l'intera collezione accessori A/I di Prada.
Mi piace andare alle feste, ma subito dopo aver attraversato l'entrata, che separa gli invitati dai curiosi, mi assale il panico.
La cosa che odio di più è cercare di mettermi in mezzo ai discorsi, quella gara che si fa quando si conosce  qualcuno e una persona cerca di buttare tutto quello che è e che fa in chiacchere da due minuti:
"Ho fatto questo, sono qui con X perchè siamo questo, sono andata là con questi"
So che in realtà è una qualità che serve in questo momento, saper farsi volere, desiderare, interessare, ma io proprio non ce la faccio.
Obiettivamente, non posso pensare a come dirti tutto di me in due minuti se sto ancora pensando a che tempo verbale usare, non posso.
Un giorno risolverò questo piccolo problema dei verbi e delle parole inventate e potrò parlare liberamente al mondo.
Il party di Grazia.it è stato parecchio figo, ho capito che non bisogna mai dare confidenza ai camerieri, se no si fa la figura della poveraccia, ma soprattutto si alterano.
I camerieri sono come i baristi, non gli devi insegnare a fare il loro lavoro.
Ho anche avuto il piacere di incontrare il mio mito nel mondo delle fashion blogger: Style Bubble.


Style Bubble è la blogger più giusta che ci sia, non solo ha uno stile unico, ma è anche molto colta!
Appena l'ho vista volevo andar li, inginocchiarmi e dirle:
"Grazie per tutto quello che hai fatto per me, per tutti noi. Grazie per avermi regalato materiale teorico da usare per le ricerche dell'università, grazie Style Bubble, se mi laureo è soprattutto merito tuo."
Purtroppo i bei momenti non sono eterni, così anche la festa ad una certa ora ha chiuso bottega.
Ma non eravamo ancora soddisfatte.
La mia amica La Marta, nota frequentatrice della Milano bene e in possesso di un numero elevatissimo di   Sergio Rossi, voleva portarci ancora in giro.
La Marta è una ragazza molto raffinata e per questo, potrete capire, mi sono molto spaventata quando ha decretato:

"Andiamo all' Old Fashion"

Sì, signore e signori, ce l'ho fatta, sono entrata nel Santo Graal dei tamarri.
Io, Elena Mariani, sostenitrice dei circoli Arci, ma soprattutto, tamarrofobica, sono entrata nel loro covo.
E questa è la storia della mia guerra in trincea.

Il famoso locale notturno milanese "Old Fashion" si trova davanti al famoso luogo di cultura milanese "Triennale", curioso no?
Arrivarci è facile, parcheggiamo e ci avventuriamo per il marciapiede che porta all'entrata.
La domenica, mi avvertono, chiude molto presto, verso mezzanotte e mezza.
Peccato, mi dico io.
Trotto piano piano fino all'ingresso e già mi arrivano le solite spallate dalle tipe, cavalloni in mini e camperos con il frangione letarale e l'immancabile french alle unghie.
Quando ci si trova a disagio, due sono le scuole di pensiero da seguire:
O stai a testa bassa o cammini fiera squadrando gli altri.
Putroppo il timido mix di entrambe le tattiche ti fa sembrare una ritardata, ma c'è sempre la sigaretta dietro cui nascondersi e sembrare interessanti.
Sono dentro, seguo le mie amiche e i loro accompagnatori in un silenzio tombale.
Appena svoltato l'angolo la realtà supera le mie più recondite fantasie degli anni passati a chiedersi "Chissà com'è l'Old Fashion"

Quando eravamo molto giovani, quattordicenni, al capo del gruppo era balzata in mente l'idea di andare a ballare il sabato pomeriggio.
A me l'idea faceva pena, ho quattordici anni, ho appena messo via le Barbie, ho appena scoperto il rap.
Io a ballare la musica commerciale non ci vengo.
Putroppo il mio capo branco e le altre erano cresciute con il mito delle sorelle più grandi che andavamo a ballare il sabato sera e portavano le Buffalo.
Ma quelli erano i bellissimi anni '90, anni in cui le discoteche scoppiavano come funghi dopo la pioggia, anni in cui la discoteca era un luogo magico, capace di avere il potere di decidere che tipo di serata fare, senza mai mischiare i generi.
Noi eravamo ragazzine degli anni 00, noi delle Buffalo conoscevamo solo i fantastici racconti, per noi Dorothy del Mago di Oz non batteva le scarpette rosse dicendo "Voglio tornare a casa", per noi batteva le Buffalo e diceva "Voglio andare al Jungle".

Nonostante i pomeriggi a progettare pericolosissimi viaggi in metropolitana, abbigliamento da troia quattordicenne ma pur sempre di buona famiglia e la scelta della discoteca giusta, non siamo mai riuscite a compiere il grande passo di andare a ballare il pomeriggio.
Così eccomi qui, ventiduenne da Greese vestita, nel covo dei miei acerrimi nemici, coloro che mi hanno fatta soffrire più di chiunque altro: i tamarri.
La pista è affollata, le ragazze sculettano, indossano tutte abiti cortissimi e pessimi ombretti glitterati sugli occhi.
Sono circondata da Bratz ed io sono una bambola di porcellana, così non va.
Io con il mio colorito naturale, i miei vestiti di seta e le mie scarpe di vera pelle italiana, i miei boccoli bruni buttati tutti su una spalla, vengo derisa da loro, le Bratz!
Ragazze che indossano abiti di poliestere, sandali bianchi con pezzi di vetro attaccati con la colla a caldo, che chiamano SWAROSKY per darsi un tono, con quelle unghie affilate pericolose e quelle sopracciglia sempre più sottili.
Brrr!




Le più ballano incrociando i piedi, altre si lanciano in limonate appassionante con slinguate chilometriche.
Le note fotomodelle slave, arrancano nei privè con la bocca imbronciata che fa tanto bambina e ci piace taaanto agli uomini specialmente a questi, ma descriviamoli meglio:
L'animale maschio che frequenta l'Old Fashion è un ragazzo/ uomo con un'età compresa tra 17 ai 35 anni.
La maggior parte di loro indossa camicie, ma è qui che la scena della discoteca milanese si è evoluta, da un paio di anni stiamo assistendo ad un cambiamento cruciale del dress code da discoteca.
Un tempo l'unico modo per entrare in una discoteca milanese era indossare una bella camicia bianca, o azzura, e un bel paio di scarpe lucenti.
Oggi è tutto diverso, in questa era è possibile entrare indossando brutte magliette rosa con grafica gothic, camicie stropiccate, camicie cangianti, ma soprattutto LA KEFIAH
La kefiah è il capo della disdetta della politica e del sociale nel vestiario, la Kefiah non è più un simbolo universale palestinese.
No, la Kefiah rappresenta il ragazzo alternativo, il ragazzo alla moda, la ragazza alternativa finta emo che la compra da Zara perchè li la vendono viola, proprio come i suoi capelli.
La Kefiah è entrata nelle nostre case e ora anche nelle nostre discoteche.
Un tempo i buttafuori dei locali milanesi non avrebbero mai accettato questo indumento nei loro parterre.
Mai.
Invece mi ritrovo circondata da kefieh e camicie con fantasia check.
Sono estasiata, prendo da parte la mia amica Sara, sbalordita e preoccupata come me, e le spiego per bene cosa significa essere qui.
Inorridisce.
Ma dopo aver capito quanto sia terreno fertile per una ricerca di mercato, si appresta ad avventurarsi tra il nemico insieme alla sottoscritta.
Il sottofondo musicale, perchè è di questo che si parla, è il peggio tappeto sonoro possa esistere.
I bei tempi della musica commerciale sono finiti, ora per noi rimane solo un'accozaglia di suoni fastidiosi.
Tipo Bologna Violenta, vestito da Albertino, che invece di sfregare sulla chitarra prende tutte le basi dei Black Eyed Peas e le mixa insieme in una combo esagerata.
Se volete potete aggiungere dei lustrini alla scena precedentemente descritta.
Ballano tutti, vado a nascondermi nei bagni, buissimi, pieni di finte porte e specchi.
Come cazzo si entra in questo bagno?
Le tamarre sentrano in cinque nello stesso bagno, io sono ancora fuori a chiedermi come si chiude la porta.
Il water ha la forma di un vaso Ming, penso sia qui per dare un tocco di classe  e di new-design al locale.
Esco scavalcando coppie che limonano e ragazzi che si sistemano i capelli.
Torno in pista, Marta è completamente rapita dalla musica, balla muovendo il suo famoso Indice Del Potere e anche Sara prova a calarsi nella parte.
Io non riesco proprio, bevo il mio cocktail da 10 euro (pagato da qualcun'altro) e guardo il tutto allibita e a disagio.
Poi la musica inizia a cambiare, qualcuno prova a riportare alla luce capolavori come "Two Times", canzone ritrovabile in qualche Hit Mania Dance.
A questo punto ho totalmente perso le mie amiche, rapite dai "tutututututu" della canzone.
Come mai io non ricordo questa canzone?
Non l'hanno mai ballata a Striscia la Notizia?
Strano.
Sto cedendo, non penso di poter sopportare altro fino a quando, qualche dio supremo della consolle ascolta le mie preghiere e mi premia con una semplice canzone che inizia con un crescendo di musica, gabbiani e delle semplici parole:

"THE SUMMER IS MAGIC, IS MAGIC OH OH OH, THE SUMMER IS MAGIC!"

Sì, Corona mi viene in aiuto con la sua canzone più potente, mi suggerisce di ballare ed immaginare di essere altrove:

"YOU HAVE TO IMAGINE , IMAGINE OH OH OH THE SUMMER IS MAGIC!"

Allora io ballo, mi lascio andare, si crea il vuoto intorno a noi tanto siamo brave con i passi da velina anni '90, siamo bravissime.
O meglio, questo è quello che volevamo credere.
La verità è che tutti sono molto imbarazzati perchè balliamo con troppo impegno, dimenticandoci che si viene a ballare per cuccare, non per sudare.
Stupide noi.
Il vocalist vuole dare il suo personale contributo cantando una sua particolare versione soul della canzone, cade l'imbarazzo.
E' tardi, al dj rimane una sola opportunità di fare colpo sul suo pubblico della domenica.
Dj, hai solo una cartuccia da sparare, cosa scegli?
I Tiromancino.
Ripeto:
I Tiromancino.
No, un momento:
I Tiromancino?

La canzone è "La descrizione di un attimo" e il dj ci vede lungo, le coppie iniziano a limonare, le single si guardano pensando all'ex stronzo, i ragazzi cercano di fare i forti ma si vede che ci hanno gli occhi lucidi.
Che bel momento, complimenti dj.
Noi siamo in mezzo alla pista, tra le coppiette, a mimare il testo della canzone regalando un'edizione deluxe per i fan sordi.
La canzone finisce, le luci si accendono, noi abbiamo ancora le lacrime agli occhi quando si avvicinano degli allampanati giovanotti

"Ciao, siamo rimasti affascinati dal vostro ballo"
"Prego?"
"Si, lei è stata molto brava....ma zentite un po' ragazze, dove si va a quest'ora?"
"Ragazze abbiamo sentito di un locale che si chiama Van Gogh"
"Van Gogh?"
"Sì, Van Gogh, come il QUADRO"
"Semmai il pittore, non il quadro"
"Hahah ragazze e scusate...un altro locale qui vicino?"
"Marta parla tu"
"Ma...c'è il Just Cavalli....ma voi di certo non entrate"
"Ma come non entriamo! Voi non sapete che siamo noi!"
"Chi siete?"
"Lui è il figlioccio di Berlusconi e io sono il nipote di Provenzano"
"Bene e noi siamo quelle che se ne vanno."

Non esistono più le discoteche di una volta, un tempo avrebbero detto di essere i cugini di Fiorello, gli amici napoletani dei Neri Per Caso, ma soprattutto ci avrebbero offerto dell'ecstasy per sopportare questi approcci.

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