lunedì 31 ottobre 2011

Spieghiamo, per l'ultima volta, perchè abbiamo ancora bisogno di Beyoncè II PARTE

Vi avevo già illustrato QUI il mio punto di vista su quel fenomeno musicale ed estetico che è Beyoncè.
Questo blog non sarebbe mai esistito senza Beyoncè, basta vedere il numero di tag a lei dedicato.
Ma soprattutto, io non sarei mai esistita senza Beyoncè, perchè non è da tutti trasformare una timida ragazzina di trecidi anni in trendsetter di quartiere.
Da quando Beyoncè mi è apparsa solista in quel gioellino di Crazy in love la mia vita è cambiata.
Quando ho visto queste immagini, la mia vita non è stata più la stessa:



Mi comprai i pantaloni cargo militari, la giacchetta corta sportiva, i polsini e.....decolorai il cappellino da baseball di mio padre.
Il tutto completato dalle scarpe con il tacco (3 cm, ero pur sempre molto giovane) nere con la punta.
Di sera, sfoggiavo il mio look alla Beyoncè per andare al "Ranocchio" a mangiare il gelato, mi sentivo potente e percepivo che i tamarri non mi avrebbero più fatto paura.
E ora guardaci o Signor Tempo, dove siamo, sono ancora qui a venerare B che aspetta una bambina dal suo amatissimo/re incontrastato del rap/ sua maestà video dove scoppiano robbe/ Mister Jay Z
Una bambina capite?
Ovviamente B essendo una CEO di se stessa, una donna bellissima, intelligentissima e piena di responsabilità, ha dovuto pianificare il parto.
Voleva un figlio a 30 anni?
BAM, ce l'ha fatta.
Ma B ci tiene ai suoi fan così, con l'uscita del nuovo album, non è che poteva lasciarci a secco di video per un anno e passa.
Solo in questo mese sono usciti tre video dei suoi migliori singoli, capite? tre video in un mese.
I video, ovviamente, sono stati girati tutti quest'estate, senza pancione, perchè B doveva essere bellissima  e farmi sognare.

lunedì 24 ottobre 2011

Il Signor Frengo, il mio personale guru calabrese

Come vi ho più volte ripetuto, in Calabria nulla cambia.
Se ogni anno si scende in quel rettilineo di terra bruciata e salsedine, è proprio per questo motivo, nulla cambia tutto si mantiene.
Appena metto piede nel piccolissimo areoporto Sant'Anna di Crotone, so che il ciclo degli eventi si ripeterà all'infinito, come ogni estate.
Perchè non c'è nulla di più riposante, dopo un anno tormentato, di scendere e rivivere tutto perfettamente uguale all'anno prima.
Le stesse persone, le stesse litigate, lo stesso pane, gli stessi sguardi, gli stessi baci furtivi e la solita spiaggia, padrona silenziosa del destino di tutti.
Prendete Franco.
Franco è il padrone del Bar Madama, bar dove ci ritroviamo tutti ogni sera.
Franco in verità non so neanche se si chiama Franco, io lo chiamo così o meglio io lo chiamo Frengo, in onore di uno dei personaggi di Albanese.
Frengo, il personaggio di Albanese, è lo schietto commentatore della posta del cuore e ogni volta che vedo qualche sue spezzone tipo questo, penso che anche il mio di Frengo sarebbe capace di darmi consigli importantissimi, il punto è che non gliene frega niente di darmeli.
Quando Frengo dice "Giulia perché non ti abbroghi?" sono sicura che anche il mio di Frengo ogni tanto ha pensato di dirmelo "Elena, perché non ti abroghi?"
Per il Sign. Frengo nutro un particolare rispetto, un rispetto che va oltre il rapporto cliente/ propietario del bar.
Mi hanno detto che il Sign. Frengo d'inverno fa il carabiniere, sono sicura che in quei mesi prende il suo lavoro molto seriamente.
Sono sicura che il Sign. Frengo sia un uomo tutto di un pezzo, quello che gli basta un occhiata per farti accostare con la macchina, quello non ha bisogno di farti la multa perchè al suo solo cenno te la sei scritta da solo.
Tuttavia questo lato invernale della sua vita mi fa molto sorridere, considerando che fuori dal Madama, hanno tutti un pugno di erba nelle tasche.
E per pugno intendo un chilo.
Ma il Signor Frengo non ha bisogno di chiedere o dire o fare niente, perché tutti lo rispettano.
Quando il Signor Frengo vede dei giri che non gli piacciono ti guarda e tu capisci.
Quando a Frengo non gli va che paghi la birra 3 euro, tu gli devi dare 3, 50.
Ma il signor Frengo solitamente è molto giusto con i prezzi, semplicemente odia i perdi tempo.
Con il signor Frengo ci salutiamo solo da pochi anni, da quando sono diventata una delle maggiori azioniste del suo bar.
Funziona così:
L'ultima sera delle mie vacanze calabresi non gli dico mai che me ne vado, è un tacito accordo.
Tu fai la tua vita che noi qui continuiamo la nostra, non ci dire quando te ne vai, perchè sappiamo che torni.
Esattamente.
Così la prima sera delle vacanze calabresi Frengo non ti fa le fusa, non ti festeggia.
No, Frengo ti guarda, gli spunta il mezzo sorrisetto sulle labbra e ti dice "Rieccoci, che ordinate?"
Frengo è la mia sicurezza e tutti i suoi clienti sono la sua.
Frengo è un uomo piuttosto alto, ha ancora i capelli neri e lunghi ai lati mentre in alto sono andati via da un po'.
Nonostante questo difetto, Frengo rimane sempre un uomo molto affiscante.
Il naso aquilino, le labbra sottili, gli occhi stretti ma svegli, la sigaretta sempre accesa tra le labbra e quella camminata tipica dell 'uomo che non deve chiedere mai.
A Frengo piace portare le camicie, diversi tipi: c'è quella bianca, quella a righe, quella con le fantasie e  quella nera e ho notato che adora i jeans bianchi.
Ma Frengo non è solo a quel bancone, tra i liquori e le granite.
Frengo ha una moglie, spesso annoiata e scocciata e tre figlie...o quattro, non l'ho mai capito.
Frengo e la sua famiglia sono cadaverici, non vanno mai al mare, non gli è concesso.
Alla moglie di Frengo, occhialetti e coda, piace indossare una canotta verde mela ma di certo non le piace lavorare al bar.
E' sempre l'ultima a guardarti, a chiederti se serve qualcosa, sta seduta sulla sedia bianca dietro la cassa e ci guarda tutti con quello sguardo un po' vuoto.
Le figlie di Frengo sono le vere grandi lavoratrici, avranno la mia età.
Due sono gemelle, sono le più gentili e le più portate ad imparare, la terza figlia invece, la più grande è più taciturna e seria.
Dato che le gemelle hanno la mia stessa età, mi sento in dovere di regalare qualche consiglio su come si preparano i cocktail.
Nonostate ce la mettano tutta le due ragazze spesso si dimenticano dei piccoli particolari.
Ora, sono in un paese sperduto del sud e va bene, non ti chiedo l'ombrellino ma almeno la fetta di lime!
E' importante capire la differenza del lime dal limone, è importantissimo.
Così in questi ultimi anni ci siamo scambiate qualche sguardo compiaciuto quando queste poggiavano le fettine verdi di lime nei miei vodka tonic, senza che lo ripetessi per tre volte!
Brave ragazze!
Sono una bevitrice piuttosto pigra e ripetitiva, così dopo la prima settimana non ho più bisogno di dire nulla, prima di aprire bocca Frengo mi guarda e urla alle gemelle il da farsi.
Ma c'è un problema, oltre ad essere pigra e ripetitiva, sono anche accanita e lì i cocktail costano poco e fa tanto caldo, ecchè non te ne bevi...che so...cinque?
Ovvio.
Il punto è che se le gemelle hanno la mia età e sono serie, lavorano con il padre, io che figura ci faccio ad andare dra Frengo e dirgli "N'artro"?
Come posso ordinare l'ennesimo cocktail in tranquillità senza che Frengo non mi giudichi una poco di buono?
Fortuna vuole che Frengo assolda per la stagione una ventina di sedicenni nulla facenti del paese, questi indossano tutti un borsello di Louis Vuitton falso e girano per il locale, per il marciapiede e prendono ordinazioni.
I nullafacenti non vedono l'ora di uscire dal locale, scroccare una sigaretta da un amico, raccogliere bicchieri, prendere la tua ordinazione e tornare con il bicchiere pieno e riscroccare un'altra sigaretta.
Ma a Frengo non piace essere preso in giro, se gli ci gira prende uno dei ragazzini e gli urla addosso.
Un'altra cosa che Frengo odia è la serata karaoke, purtroppo è costretto a farla perchè ci sono una sacco di ragazze a cui piace cantare "Strani Amori" della Pausini.
E non sto scherzando.
Alla decima gallina stonata che la canta non è più divertente, è demoralizzante.
Le serate karaoke le passoo sbirciando i peggio cantanti del crotonese.
Ma il peggio non sono loro, i cantanti di provincia.
No, il peggio è il tipo che vuole invogliare a cantare.
Si aggira vestito di bianco per il bar, abbronzatissimo e tarro come pochi, ha la voce dello speaker convinto, ti guarda e sorride, vuole accalappiare nuovi talenti.
Una sera si è permesso di ringraziare Frengo al microfono, mi sono girata verso il bancone e l'ho visto:
Frengo, senza girarsi di un millimetro, ha alzato impercettibilmente gli occhi al cielo continuando a fumare la sigaretta.
Mastro Karaoke ha sorriso al nulla, imbarazzato, per poi continuare con il suo show.
Strani amori all night long, all night long.
Frengo è la mia salvezza personale, Frengo mi ha sempre dato la sicurezza che mi serve per affrontare l'estate e le sue storie.
Ma quest'anno Frengo ha fatto una mossa sbagliata, sbagliatissima.

"Non prendere il solito, prendi un mojito che alle ragazze ce l'ho imparato"
"Emm....si....ma lo fanno buono?"
"Buonissimo, ci ho la menta fresca fresca"
"Va bene...mi fido"

Ecchè gli dicevo di no?
Dicevo di no a Frengo?

In quelle sere non mi parlava nessuno a causa di una storia di famiglia, si erano create strane voci sul mio conto e su quello della mia BFF.
Non so se Frengo ha notato la solitudine fatto sta che l'ha sentita dentro dentro.
-Siete sole? Senza amici? Io vi tratto ancora meglio perchè anche io odio le genti-
sembrava volesse dire questo, quando dalla sua bocca uscirono queste parole:
"Mo li prepariamo e poi ti chiamo quando sono pronti"
Frengo ci avrebbe chiamato per porci i nostri mojiti, questa è lealtà.
Frengo sarebbe uscito dalla sua postazione per dire  A NOI che i mojiti erano pronti e freschi sul bancone.
Ed eccolo, sempre sbrigativo e tenebroso ma allo stesso tempo cordiale
"Sono lì sul bancone che vi aspettano"
Le gemelle fiducioe, Frengo fiducioso, la menta del retro del bar, ci apprestiamo a bere.
Il mojito faceva cagare.
Un minestrone di foglie e rhum, con lo zucchero delle bustine del caffè.
Di certo non ce l'ho detto a Frengo e manco alle gemelle, cosa gli dicevo che non doveva rischiare?
Frengo a me non l'avrebbe mai detto, nemmeno quella volta che sono caduta sul filo spinato per fare all'ammore.
Perchè Frengo lo sa benissimo cosa succede fuori dal bar ma mica ti viene a dire che l'amore fa male o che dovresti ricordare com'è finita lo scorso anno sempre su quella spiaggia.
O i quattro anni prima, Elena.
Frengo non te lo dice, anche perchè l'ultima serata della vacanza mica ci salutiamo.

Qui Infetta, in quel di Steccato di Cutro, che prega la Madonna

venerdì 21 ottobre 2011

Infetta, un marchio che spinge di brutto.

Come dicevano i rapper quando ancora facevano i rapper "Don't hate the player, hate the game"
Ed è così che vi annuncio qualche novità:

Innanzitutto ho iniziato a collaborare con Grazia.it
Tutto molto bello.
Pensavo di aver fatto un articolo accattivante e sincero sul parto della Carla Bruni Sarkozy 


Quando invece vengo a scoprire che la stronza ha "cambiato" nome alla figlia.
La piccola non si chiama Dalia, ma Giulia Sarkozy
IO LA UCCIDO QUESTA STRONZA.
Come si permette di rovinarmi l'esordio sul sito?
Come si perrmette di farmi fare una figura del genere davanti a tutta Italia?
Io ora che credibilità ho?
Nessuna.
Lo sapevo che non avrebbe apprezzato la battuta sulla Merkel che le ruba il marito.
Lo sapevo, le donna taglia 40 non apprezzano l'ironia delle 44.

L'altra novità, meno blasonata, è l'intervista a I Cani.
Il mio cavissimo amico Fede, del blog La Belle Epop, ha deciso di buttarmi in pasto ai cani, letteralmente.
Si parla di citazioni, Muccino, immagine etc etc
Questo qui è il titolo linkato:

Nata nell'89 intervista I Cani

Questa è una foto all'interno dell'intervista.
E' dei Cani?
No, sono io che passo le ultime odiate ore a Barcellona a sovrapporre questa adorabile cartolina sulla testa della mia amica Cazzaniga.
A Barcellona vanno una sacco le cartoline con i cani
Spero vi piaccia, spero mi vogliate sempre bene anche se ingenuamente riempo le vostre bacheche.

Torno a vedere Dragon Ball che c'è il primo duello tra Goku e Vegeta.
Oggi solo grandi emozioni!

lunedì 17 ottobre 2011

Succede anche nelle migliori famiglie noise

Quando ero bambina mi ero creata una famiglia immaginaria.
Non fraintendetemi, volevo bene a mamma papà e fratello, ma la famiglia immaginaria era parecchio meglio.
Ero la più grande delle sorelle, era una famiglia di sole donne dove vigeva la regola del GIRL POWER.
Mentre la fake mama era a lavoro, io curavo le mie dolci sorelle e avviavo il mio studio di moda "Elena Mariani Maison".
Era una vita fantastica, interrotta solo dalla realtà e dall'incombente presenza dell'asilo.
Andavo all'asilo, mi toccava asciugare le posate e sistemarle sui tavolini colorati per un misero zuccherino di ricompensa, ma poi tornavo sempre dalle mie fake sista a gestire l'economia di casa.
D'altronde si sa, da grandi doti derivano grandi responsabilità.
Negli anni il bisogno della mia fake family scomparve, soppiantato dalle scuole elementari, dai cartoni animati e dall'ossessione per i bei grembiulini.
Passano gli anni, ma ammetterete anche voi che tutti abbiamo bisogno di grandi figure a cui ispirarci, figure che ci spingono a dare il nostro meglio.
Non solo dare il meglio come persona, ma anche nelle nostre relazioni.
Se le altre sognavano un matrimonio da favola, o comunque glamour come quello tra Posh Spice e Beckam, nella mia mente solo un grande matrimonio era all'altezza delle miei aspettative:
Quello tra Kim Gordon e Thurston Moore.


Cosa c'è di meglio che suonare in una band planetariamente figa come quella dei Sonic Youth, innamorarsi di quell'altissimo ciondola testa che è Thurston, sposarsi con lui e farci una figlia?
Cosa c'è di meglio che essere Kim Gordon, avere 50 anni e portarli da dio, bionda, con dei muscoli da paura, indossare i vestiti degli stilisti più famosi, lanciare una propria linea di abbigliamento?
Cosa c'è di meglio che essere così squisitamente rock chic quanto Kim?
Cosa c'è di meglio di avere una figlia che si chiama COCO HAYLEY GORDON MOORE, teenager riot che compare nei video dello zietto J Mascis?

E' una vita fantastica.
E ora, dopo 27 anni di carriera matrimoniale, mi annunciate il divorzio?
IL DIVORZIO?
Erano una famiglia fantastica, cosa è andato storto? perchè separarsi? perchè dare tanto dolore a quelle giovani ragazze di provincia arty-intelletualoidi che sognano una vita come la tua?
Quindi non faranno più jam session di famiglia come in Gilmore Girls?


Ma soprattutto, ora Juergen Teller chi fotograferà?






Non crederò mai più all'ammmore.
Coppia in crisi, futuro incerto per la band e il tour in Sud America.
Ci ho il cuore pieno di dolore noise.

lunedì 10 ottobre 2011

promemoria 19#

Io lo so che, da qualche parte, c'è qualcuno che mi capisce.
Lossò.


"Che fai?"

"Son stanco, mi farò una doccia e poi a letto....certo ci fossi tu"

"Certo ci fossi io..."

"Ma dato che non ci sei mi butterò su ONE PIECE, sono appena uscite le nuove puntate!"

"Scusa?"

"Le nuove puntate..son appena uscite le nuove punt..."

"Sisisì, ho capito cosa è appena uscito...tu mi stai dicendo che sopperisci alla mia mancanza guardando  ONE PIECE?"

"...cosa dovrei fare?"

"ONE PIECE"

"Cosa dovrei fare? Vuoi che vada a troie sull' Emilia?"

"No le troie no, ma cosa ne so....io sono una donna, capirei tu mi sostituissi con del sano porno...ma ONE PIECE!"

"Ma sono le puntate nuove..."

Rimpiango i porno in VHS.
Lo streaming rovina le relazioni umane.

sabato 1 ottobre 2011

Infetta all' Old Fashion e mi sento subito come la Fallaci in trincea, ma con i tacchi.

La scorsa settimana c'è stata la Milano Fashion Week che, come tutti sappiamo, porta un'enorme quantità di belle donne, bulimiche in hot pants, fotografi, begli uomini in camicia e tanti tanti giovani dolci ragazzi che possono sperare di assomigliare al famoso blogger coerano-americano Bryan Boy.
Bryan Boy è quello smilzo smilzo che sta in prima fila alle sfilate e che ha un certo amore morboso per gli abiti glitterati di D&G.
Ma non siamo qui per parlare di blogger famosi e gente del front row milanese.
Io, ovviamente, essendo una nota sconosciuta del web, non sono stata invitata a nessuna sfilata, non sono andata ingiro a cercare volti famosi e data la mia timidezza non ho cercato nessun party glamour.
L'unico party a cui ho partecipato è stato quello di Grazia.it dove hanno sfilato, ai piedi delle invitate,  l'intera collezione accessori A/I di Prada.
Mi piace andare alle feste, ma subito dopo aver attraversato l'entrata, che separa gli invitati dai curiosi, mi assale il panico.
La cosa che odio di più è cercare di mettermi in mezzo ai discorsi, quella gara che si fa quando si conosce  qualcuno e una persona cerca di buttare tutto quello che è e che fa in chiacchere da due minuti:
"Ho fatto questo, sono qui con X perchè siamo questo, sono andata là con questi"
So che in realtà è una qualità che serve in questo momento, saper farsi volere, desiderare, interessare, ma io proprio non ce la faccio.
Obiettivamente, non posso pensare a come dirti tutto di me in due minuti se sto ancora pensando a che tempo verbale usare, non posso.
Un giorno risolverò questo piccolo problema dei verbi e delle parole inventate e potrò parlare liberamente al mondo.
Il party di Grazia.it è stato parecchio figo, ho capito che non bisogna mai dare confidenza ai camerieri, se no si fa la figura della poveraccia, ma soprattutto si alterano.
I camerieri sono come i baristi, non gli devi insegnare a fare il loro lavoro.
Ho anche avuto il piacere di incontrare il mio mito nel mondo delle fashion blogger: Style Bubble.


Style Bubble è la blogger più giusta che ci sia, non solo ha uno stile unico, ma è anche molto colta!
Appena l'ho vista volevo andar li, inginocchiarmi e dirle:
"Grazie per tutto quello che hai fatto per me, per tutti noi. Grazie per avermi regalato materiale teorico da usare per le ricerche dell'università, grazie Style Bubble, se mi laureo è soprattutto merito tuo."
Purtroppo i bei momenti non sono eterni, così anche la festa ad una certa ora ha chiuso bottega.
Ma non eravamo ancora soddisfatte.
La mia amica La Marta, nota frequentatrice della Milano bene e in possesso di un numero elevatissimo di   Sergio Rossi, voleva portarci ancora in giro.
La Marta è una ragazza molto raffinata e per questo, potrete capire, mi sono molto spaventata quando ha decretato:

"Andiamo all' Old Fashion"

Sì, signore e signori, ce l'ho fatta, sono entrata nel Santo Graal dei tamarri.
Io, Elena Mariani, sostenitrice dei circoli Arci, ma soprattutto, tamarrofobica, sono entrata nel loro covo.
E questa è la storia della mia guerra in trincea.

Il famoso locale notturno milanese "Old Fashion" si trova davanti al famoso luogo di cultura milanese "Triennale", curioso no?
Arrivarci è facile, parcheggiamo e ci avventuriamo per il marciapiede che porta all'entrata.
La domenica, mi avvertono, chiude molto presto, verso mezzanotte e mezza.
Peccato, mi dico io.
Trotto piano piano fino all'ingresso e già mi arrivano le solite spallate dalle tipe, cavalloni in mini e camperos con il frangione letarale e l'immancabile french alle unghie.
Quando ci si trova a disagio, due sono le scuole di pensiero da seguire:
O stai a testa bassa o cammini fiera squadrando gli altri.
Putroppo il timido mix di entrambe le tattiche ti fa sembrare una ritardata, ma c'è sempre la sigaretta dietro cui nascondersi e sembrare interessanti.
Sono dentro, seguo le mie amiche e i loro accompagnatori in un silenzio tombale.
Appena svoltato l'angolo la realtà supera le mie più recondite fantasie degli anni passati a chiedersi "Chissà com'è l'Old Fashion"

Quando eravamo molto giovani, quattordicenni, al capo del gruppo era balzata in mente l'idea di andare a ballare il sabato pomeriggio.
A me l'idea faceva pena, ho quattordici anni, ho appena messo via le Barbie, ho appena scoperto il rap.
Io a ballare la musica commerciale non ci vengo.
Putroppo il mio capo branco e le altre erano cresciute con il mito delle sorelle più grandi che andavamo a ballare il sabato sera e portavano le Buffalo.
Ma quelli erano i bellissimi anni '90, anni in cui le discoteche scoppiavano come funghi dopo la pioggia, anni in cui la discoteca era un luogo magico, capace di avere il potere di decidere che tipo di serata fare, senza mai mischiare i generi.
Noi eravamo ragazzine degli anni 00, noi delle Buffalo conoscevamo solo i fantastici racconti, per noi Dorothy del Mago di Oz non batteva le scarpette rosse dicendo "Voglio tornare a casa", per noi batteva le Buffalo e diceva "Voglio andare al Jungle".

Nonostante i pomeriggi a progettare pericolosissimi viaggi in metropolitana, abbigliamento da troia quattordicenne ma pur sempre di buona famiglia e la scelta della discoteca giusta, non siamo mai riuscite a compiere il grande passo di andare a ballare il pomeriggio.
Così eccomi qui, ventiduenne da Greese vestita, nel covo dei miei acerrimi nemici, coloro che mi hanno fatta soffrire più di chiunque altro: i tamarri.
La pista è affollata, le ragazze sculettano, indossano tutte abiti cortissimi e pessimi ombretti glitterati sugli occhi.
Sono circondata da Bratz ed io sono una bambola di porcellana, così non va.
Io con il mio colorito naturale, i miei vestiti di seta e le mie scarpe di vera pelle italiana, i miei boccoli bruni buttati tutti su una spalla, vengo derisa da loro, le Bratz!
Ragazze che indossano abiti di poliestere, sandali bianchi con pezzi di vetro attaccati con la colla a caldo, che chiamano SWAROSKY per darsi un tono, con quelle unghie affilate pericolose e quelle sopracciglia sempre più sottili.
Brrr!