domenica 30 dicembre 2012

12 pezzi per il 2012

La classifiche di fine anno acquistano un senso solo se ci si confronta da soli, nel proprio personale e timido io. Fuori dal tuo piccolo stato, c'è un mondo pieno di gente che mette tutte le canzoni di «Lonerism» dei Tame Impala nella propria classifica, c'è gente che si sta sbucciando letteralmente le dita per scegliere quale Azealia Banks rappresenti meglio il suo anno: la rapper o la vocalist? Fuori dalla mia cameretta ci sono persone che smascellano davanti l'impossibilità di scegliere tra Beach House o XX tra una terza e una quarta posizione. Chi sono io per dire che il tuo n°5 vale meno del mio n°10? Chi siamo noi per dire che Bruno Mars è un cazzone o che le sorelle Serebro sono i Milli Vanilli di questo 2012? E Flo Rida? Io stessa stavo cedendo alla tentazione di inserire il flauto di Flo Rida nella mia classifica, e sì: questa frase suona promiscua proprio come avrebbe voluto lui. Dato che fare una classifica dei migliori album è pura fantasia (Kendrick Lamar e Frank Ocean) questo è un memento mori dei miei 12 pezzi preferiti del 2012. Classifica che dice in maniera molto chiara che -quest'anno più che mai- sono alla ricerca del rapper/produttore/schiacciatore di batterie/etnicamente confuso del mio cuore.

12. «Goldie» A$AP ROCKY
Se mai Dio vorrà dare alla luce questo benedetto album d'esordio «LongLiveA$AP», io sarò qui a scaricarlo, a farmi le treccine come lui e a ripetere contuini e orgasmici madonna-madonna-madonna mentre saltello sui piedi.
11. «Pressure» ISHE+ HEZEKIAH PROJECT
Prendi tue tizi che si litigano una base, se la dividono ed esce fuori questo progetto qui.

10. «QueenS» THEESATISFACTION
La nuova scena hip hop parte anche da questo duo tutto al femminile firmato Sub Pop. Due voci che si sposano alla perfezione, stile da black panther, figlie di Erikah Badu e di università con dormitorio misto.

9. «Genesis» GRIMES
Quando è scoppiata «Oblivion» ho pensato che Grimes fosse una scema che istigava alla pedofilia, poi è arrivato questo pezzo con questo video e mi è sembrato di vivere in un manga, un mix di Sailor Moon/Dragon Ball con lo stylist curato dalle Shampalove feat la mia vicina zarra.
8. «Ruin» CAT POWER
Un saluto a Chan Marshall, che so che mi legge quasi una volta al mese. A lei, stupendadivinaquarantennefigastratosferica un augurio di ritorno sulle scene, e una macumba alla coppia Ribisi-Deyn. Torna Chan, torna!
7. «Climax» USHER
Singolo che ha decretato il ritorno del vero Usher, quello che sembra essersi lasciato alle spalle le merdate degli ultimi anni. Basta con le brutte compagnie, Usher torna a far volare alto la sua vocina accompagnato dal tappeto sonoro costruito da Diplo.
6. «Losing You» SOLANGE
Mentre Kelly Rowland stramazza sul dancefloor dopo la quinta collaborazione con David Guetta, quatta quatta la sorellina di Beyoncè riesce finalmente a farsi chiamare per nome sfornando questo pezzo bello bello, bello bello, sotto le nobili mani di Dev Hynes aka Lightspeed Champion.
5. «Latch» DISCLOSURE FEAT. SAM SMITH
La prima volta che ho sentito questa canzone era in macchina e i conduttori paraculi del programma radio hanno iniziato a parlare senza dire di chi fosse. Ci sono volute settimane per beccare il video su uno dei canali musicali di Sky, ho alzato le braccia verso il cielo benedicendo tutti gli pseudo canali di Mtv per contuinare a passare video musicali per gente come me, senza impegni nel sabato pomeriggio. Giustamente, se avessi degli impegni sarei come i ragazzi del video.
4. «To the World» KANYE WEST FEAT. R KELLY
Non poteva mancare il sempre modestissimo Kanye West con R Kelly, che patatone. Ma i vocalizzi iniziali? non è forse così che ci aspettiamo che R Kelly inizi la giornata? Facendo giusto un paio di esercizi vocali tra un porno e una domenica in chiesa? Sale sale e non fa male, ma pesta tantissimo.
3. «Liquorice» AZEALIA BANKS
Elena, non prendiamoci in giro che è un anno che ogni giorno perdi una parte della tua dignità cantando questo pezzo in Panda, con annesse faccette e "WOWWOWAI" con le labbra rimbalzanti.
2. «Pyramids» FRANK OCEAN
Decisamente «Channel ORANGE» è stato l'album che ho ascoltato di più in questo 2012, e se la gioca con Kendrick Lamar per l'album più bellerrimo di questo anno dei Maya. La scelta non è ricaduta su «Thinkin About you» perché... non c'è un perché. Forse sarà quel cambio a metà canzone, sarà quello scimmione di John Mayer che se ne esce fuori con la chitarrina, sarà perché she working at the Pyramids tonight...
1. «Bitch Don't Kill My Vibe» KENDRICK LAMAR
Scoperto negli ultimi mesi estivi, Kendrick ha sbaragliato la concorrenza fino ad arrivare sul podio, strattonare Frank Ocean esordendo con Ora il cuore di Elena è mio! Ve ne ho già parlato in radio e ve ne riparlo perché »Good Kid MAAD City» è un album hip hop pieno di collaborazioni e campionamenti pazzeschi. Tutti i sample potete trovarli qui per fare gli spessi con i vostri amci, sempre se ne avete per parlare di queste cose. Da Janet Jackson agli insospettabili Beach House, quanto è bello l'hip hop di oggi? Quindi abbandoniamoci all'emozione e andiamo a vedrre Kendrick dal vivo, ci venite al concerto ai Magazzini il 24 gennaio?


mercoledì 26 dicembre 2012

Natale come puoi

Io sono una persona a modo.
Sono goffa, dico anche le parolacce, ma nonostante questo sono una ragazza a modo. Sono una che lavora duro e sui tacchi a differenza di altri. Io sono una persona che prende molto seriamente i propri doveri e mi aspetto che anche gli altri facciano lo stesso.
Ma a quanto pare no.

E non sto parlando di lavoro, ma di regali di Natale. L'unico regalo che aspetto veramente è quello dei miei genitori, sono loro il vero significato del mio Natale. Quest'anno sono arrivata alla vigilia con l'acqua alla gola. Certo Elena, quest'anno finalmente potrai ripagare madre, padre e fratello di tanti sforzi economici: TU QUEST'ANNO HAI UN LAVORO, UN LAVORO VERO nonostante nessuno della tua famiglia abbia mai capito come funziona. Mi sono svegliata il 23 dicembre, ho scansato di netto la bilancia, sono andata dritta allo specchio del bagno in marmo rosa, mi sono guardata in faccia e mi sono detta: "Buongiorno amore, quest'anno tu spacchi, quest'anno ci hai i soldi, quest'anno li facciamo secchi" Li ho fatti secchi (tranne mio padre che è rimasto a secco), ho strisciato la mia carta con la stessa facilità con cui si fa la scarpetta nel sugo. Non ho ricevuto nessuna tredicesima, ma ho strisciato come se. Come ripeteva Mugatu al dolce Zoolander: non ti lascerai distrarre dalle bellissime celebrità, fai ciò per cui sei addestrato e uccidi il primo ministro della Malesia!
Stessa determinazione, nessuna distrazione: ho sopportato i miei incattiviti in macchina, i vecchi fermi sulle scale mobili, il coro finto gospel del Centro Commerciale Il Vulcano. Sopportati sì, ma a malincuore: il coro in questione si stava esibendo nella peggior versione di «Ain't no Mountain High Enough» celebre duetto tra Marvin Gaye e Tammi Terrell,  la canzone che descrive in maniera compiuta la mia idea di amore e la sola e unica canzone che mi spinga a crederci. Mentre questo coro di etnia sospetta (come nella pubblicità del Maina, hanno spinto l'unico nero davanti alla folla) demoliva la mia idea di amore indossando tuniche in finto lamè io andavo avanti, audace e strisciavo la carta.
Il giorno dopo, nel centro di Monza, non mi hanno distratto la neve, l'odore di waffle nella via del centro o la vetrina di Pozzilei. Io ho pagato il parcheggio e ho lavorato duro! Sono tornata trionfante, ho fatto i pacchetti più brutti di sempre e -ancora senza lamentarmi- sono stata a cena dalla zia e dal suo baccalà. Stamattina mi sono svegliata, ancora piena di speranze, con ancora il sapore del peggior spumante bevuto a canna da una bottiglia magnum nel parcheggio di Muggiò, e sono andata dritta all'alberello di Natale, raccogliendo a me grandi e piccini. Con finta modestia porgo i miei regali al resto della famiglia, faccio anche finta di arrossire, inclino la testa e socchiudo gli occhi. Sono un piccolo Buddha pronto a ricevere glorie e festeggiamenti. E così avviene, ho l'ego pompato a mille. "Bene, quali sono i miei regali?" Libri va benissimo grazie, ora madre fuori il mio regalo.
Un pacco grande dalla forma cubica. Scartare con cura mi da il tempo per pensare: Perché ricoprire una borsa di Prada con questa carta? No qui la borsa non ci sta, è di certo la pochette... È un pellicciotto? La discografia della Motown no, me la voglio pagare io...

È lì, davanti a me, non capisco:


"Seriamente?"





venerdì 7 dicembre 2012

Neve say Neve

Come direbbe il dolcissimo Bieber, Neve say Neve perché la catastrofe che si porta dietro la neve non è il traffico o il freddo, la catastrofe siete VOI e i vostri status sui social. Certo, i social sono fatti per comunicare, ma a meno che non abitiate in Congo la neve d'inverno non è una novità. Per voi amici fuorisede del sud, vale solo il primo anno di trasferimento, poi basta. Così ho deciso di mettere a vostra disposizione la mia grande conoscenza dei social, la mia grande esperienza da social media manager di successo!

NO FEELINGS
A nessuno interessa cosa vi provoca nel cuore la neve, ancora meno se sono sentimenti da cheerleder appena mollata dal fidanzato. La neve non porta indietro gli amori perduti, al massimo li sotterra.
Mi sono già arrivate conferme su status del genere "Con la pioggia, con il sole, con la neve, sempre con te!" Caro amico innamorato, è una minaccia? Non vogliamo leggere cose come "Guardo la neve e penso alla tua anima pura" A Milano, neve pura? Forse solo nei bagni dei locali.

NO POEM
Se c'è qualcosa che da più fastidio dei sentimenti, sono i sentimenti messi in rima. Cancellate tutte le persone che vi taggano in una nota Facebook sulla neve, è una trappola, scappate!
Neve fa rima con lieve, ma in questo caso fastidio fa rima con voi.

#NEVE
A meno che non via chiamate Alemanno, i vostri tweet sulla neve non fanno ridere. Fermiamo #NeveaMILANO 

#IgersNEVE
Sì, è difficile resistere alla voglia di farsi fotografare in mezzo alla neve, magari bellissime con la pelle appena un po' arrossata e un bel cappello. Non facciamo diventare i fiocchi di neve i nuovi gatti su Instagram!

NO HATERS
Ne sono consapevole, alla fine parlandone male faccio alzare l'engagement rate della neve. Non sapete cos'è l'engagement rate? Ve lo spiegherò come avrei voluto che fosse stato spiegato a me: come per i sex tape delle celebrity, l'importante è che se ne parli.

Se proprio vogliamo parlare di neve, leghiamola ai video musicali. Il premio per il video -la neve mi rende malinconica- va sicuramente a «All I Have» di Jennifer Lopez con quel manzo di LL Cool J, pezzaccio che vede il campionamento di Very Special di Debra Laws, bellissima. È dal 2003 che sono sotto per questo pezzo, per il video sotto la neve, per i codini di Jenny e per LL Cool J. Vedete, il video racconta di due fidanzati che si mollano proprio sotto il periodo di Natale e con una bufera di neve (che più digitale si muore). Jennifer insegna che anche se nevica, anche se la tua relazione è finita, non significa che tu debba dimenticare le cose belle: tipo questo cappottino rosa candy e pellicciotto di visone. Comunque, non sono così superficiale, io alle sue lacrime sotto la neve ci credo, perché come fai a lasciare uno con quelle labbra lì? È da pazzi.



lunedì 3 dicembre 2012

MINCHIA BOH!

Nel 1996 Funtytarro sentenziava che il tamarro è sempre in voga perché non è di moda mai, ma oggi il tamarro non ha bisogno di presentazioni come non ne hanno bisogno loro, i Club Dogo i fautori del pezzo «Minchia Boh»: il titolo più bello, innocente e moderno per una canzone sui tamarri.
Questo piccolo inno nazionale del tamarro italiano fa parte della colonna sonora del film «I 2 Soliti Idioti». A me i due idioti lì non fanno ridere, ma i tamarri sono amici di tutti perché hanno davvero voglia di spaccare e fare brutto e le persone coraggiose bisogna stimarle. D'altronde l'Italia ha bisogno dei suoi eroi. Ho spesso scritto su questo blog le mie vicende con il mondo dei tamarri, vicende che finivano con "Oh ma faccia di minchia non sei nessuno" e con me che correvo a casa per paura di essere pestata. SPOILER: ci riuscivano quasi sempre. La verità è che li temo, ho ancora una grande paura dei tamarri, ma ne sono affascinata, insomma la gente come me li detesta perché non può essere come loro. Sigh!
Guardando «Minchia boh» mi rendo conto di aver buttato la mia adolescenza, dovevo anche io pomparmi le Nike Squalo, andare al noto Quadrato a farmi toccare il culo e a ballare Molella che è originario proprio di queste zone. Il mondo dei tamarri era e sarà per sempre un piacere proibito che ormai è troppo tardi provare. Guardando questo video mi chiedo come sarebbe oggi la mia vita se fossi stata una dei tamarri giusti della Taccona. La risposta a questa domanda è chiaramente Minchia, boh!
Questo bella piccola poesia tamarra ci aiuta a riscoprire i valori di una tribù italiana, caratteristiche su cui il trio di rapper fa della leggera ironia, leggera perché diaciamocelo: loro non sono poi così diversi. Ha-ha-ha prendiamo in giro i tamarri, le paste, il Booster e la figa, poi però scriviamo di questo anche nei nostri pezzi mi raccomando.
Sì, voi ridete, voi non apprezzate questo capolavoro di ironia dogoniana ma quando i tamarri saranno studiati come corrente culturale questo pezzo farà da bigino.
Ma ora, alcuni ringraziamenti al Dogo Club:
1) «Club Privè» su MTV è il mio nuovo programma preferito, una sorta di Jersey Shore girato a Milano pieno di simpatici momenti di cagnara condito da un retrogusto di Camel. Le battute di Jake La Furia, lo sbiascicante modo di parlare del Guè e lo sguardo truce e concentrato di Don Joe, tutto bellissimo.
2) Stanotte ho sognato che Guè ci provava con me, ma ho mantenuto il mio onore fino all'ultimo. Caro Guè, grazie per aver rispettato la mia personale visione delle relazioni sentimentali.
3)Infine vorrei ringraziare i Club Dogo per aver riportato in auge una parola che ha segnato in maniera indelebile i miei anni alle medie: LA CIOLLA.

"Jake parla sporco come un minchia figa, cerchi l'eleganza vola in Francia come Ibra"
                                                                                     Jake la Furia, 2012




lunedì 26 novembre 2012

Disney per Barneys New York e il Mickey Mouse pappone

Sicuramente avrete già visto il video natalizio di Barneys New York & Disney, dove una Minnie shopaholic guarda la lussuosa vetrina del colosso di moda Barneys e inizia a fantasticare su una sua probabile vita da raffinata fashionista europea.
Oltre ai personaggi Disney, ritroviamo Sarah Jessica Parker, Lady Gaga, Anna Dello Russo, Franca Sozzani, Suzy Menkes e la serissima Emmanuelle Alt, di cui i disegnatori Disney hanno colto in piena la simpaticissima aria snob. Ed è davvero così.
Il video ha creato giusto un tantinello di casino, questo perché Minnie per poter sfilare con un abito di Lanvin deve passare sotto le polvere magica di Trilli, una polvere che ti rende snella e figa come le modelle. Non capisco la novità: un tempo la chiamavano cocaina, non ci dovevi passare sotto ma aspirarne un po', ma effettivamente la cascata fa più effetto. La trasformazione della dolce e paesanotta Minnie in una versione più raffinata effettivamente non ci piace: muso lungo come le gambe chilometriche e due fianchi sinuosi che creano confusi pensieri sul sesso tra topi. Non siamo interessati all'argomento, davvero. Comunque anche Minnie si merita di festeggiare un Natale decente, dato che sopporta la supponenza di Topolino, la sua voce irritante e delle scarpe che chiaramente le fanno gonfiare i piedi. 
I piedi sempre gonfi di Minnie
Non che Minnie sia una che fa una brutta vita eh, per carità: non ha un lavoro vero e proprio perché è troppo impegnata a seguire le sue passioni, fidanzata con il topo più invidiato del pianeta, è stata la prima a rendere di moda i fiocchi e i pois.
Senza contare le amicizie importanti...
Duck face con Xtina Aguilera
Anche io voglio uscire con i Jonas Brothers!!!

E il fatto che casa sua sia un castello nel cuore di Parigi, quindi non capisco perché faccia finta di non esserci mai stata.
"Sorridi che ce hanno dato er condono"
Ma, non di mentichiamoci del tristissimo Natale che ha passato nel «Canto di Natale di Topolino», un periodo in cui la famiglia Mouse era davvero messa male eh... Minnie faceva la sguattera, non ci avevano i soldi manco per comprarsi un tacchino, ma soprattutto il figlio disabile e cagionevole: il piccolo Timmy la cui unica utilità nel film è quella di dar vita all'immaginario del bambino povero con il cuore puro e innocente. Un immaginario che si racchiude in una sola e sensazionale battuta: "Che Dio benedica tutti quanti!" E tu lì non resisti, buuu, inizi a piangere, ad abbracciare i tuoi parenti e a prometterti ad alta voce che quest'anno sarai più buono.
Quel piccolo stronzetto del Timmy
Ma una cosa importantissima che ho imparato da questo spot natalizio è che Mickey Mouse è davvero un arrogante pappone. Guardatelo come le sventola l'abito davanti agli occhi sognanti della dolce Minnie, sembra proprio voglia dire "Io ci ho il cash zia". Si svelano gli altarini su una delle coppie più famose dello star system! D'altronde si sa che Mickey Mouse ha soldi da buttare (vedere l'hotel stile rodeo di Disneyland Paris, un pessimo affare immobiliare).
"Stasera se tromba!"




sabato 10 novembre 2012

IMMA LET YOU FINISH: Kendrick Lamar

Amici,  IMMA LET YOU FINISH è tornato a insegnare l'hip hop ai figli di Morrisey, sempre su Radio Città del Capo e sempre con il cavissimo Federico Pirozzi de La Belle Epop.
Per chi non si ricordasse che cos'è Imma let you finish (male) be' ecco un piccolo recap:

Sono io che interrompo Federico per portare dell'hip hop in trasmissione, e ovviamente lo faccio con lo stesso stile di Kanye West: totalmente arrogante, ma con che classe ragazzi!

Quest'anno ho promesso/minacciato Federico di essere molto più presente, perché sembra essere un'otttima annata per r'n'b e l'hip hop e quindi è giusto che qualcuno ne parli nella maniera peggiore di sempre. Infatti, nei miei grandi interventi, non solo vi regalo i nomi giusti dell'hip hop ma anche i miei serissimi giudizi sui manzi del genere. Qui il podcast della puntata del 29 ottobre, dove abbiamo parlato del giovane Kendrick Lamar, rapper 25enne di Compton, California.
L'album d'esordio si chiama Good Kid M.A.A.D City ed è appena uscito per l'Aftermath di Dr. Dre. Un album dai suoni raffinati e suggestivi, che segna il ritorno di Compton nella cartina del mondo hip hop L'album mi ha conquistato da subito quindi non ho perso l'occasione per pomparlo su Immaletyoufinish, partendo proprio dal singolone «Swimming Pool»

Quindi, accaparratevi l'album d'esordio e beccatevi la chiaccheratissima collaborazione con un'irresistibile Lady Gaga nel remix «Bitch Dont Kill My Vibe»

Bomba vero? Ci si vede alla prossima puntata di Immaletyoufinish e al concerto di Kendrick Lamar il 24 gennaio ai Magazzini Generali.

lunedì 5 novembre 2012

Piccolo manuale della ciccia che ti fa diventare famosa


Oh, finalmente Infetta ammette di essere cicciona, ma non in modo cool.

Il caso di cui parlo oggi potrebbe essere descritto così: ragazza cicciona posta foto in bikini scrivendo "Qusto è il mio corpo. Non tuo. MIO." La foto fa il giro del web, ben 2 milioni di visualizzazioni, ed è subito odissea.
La ragazza in questione è la diciottenne americana Stella Rose, mente del tumblr The Body Love Blog un blog dove la giovane racconta del bullismo ricevuto al campo estivo, durante il liceo e di quanto ora quel passato sia lontano. Potrebbe essere il solito caso di ragazza in carne che si mostra fiera di esserlo (fino alla prossima dieta, vero Crystal Renn?), se non fosse che c'è un però: la sua foto in bikini non ha solo ricevuto complimenti ma anche tante offese, pensieri racchiusi nello stesso post di Stella che esordisce con un onesto "Questa foto potrebbe considerarsi oscena dato che non sono magra, perché si sa: solo i magri possono fare foto alle loro pancia piatta e autocelebrarsi". Solo le persone magre posso autocelebrarsi ed essere celebrate dai media, eppure, ultimamente sembra proprio che sia la guerra curvy ad occupare un vivo interesse mediatico. Partiamo proprio dalla giovane Stella, una che sul blog pubblica racconti sulla propria dolescenza intitolando il post «Fat girl dancing» dove frasi come "Io non potevo essere una bambina come le altre" o "…quella sera stavo per esplodere, non perché fossi felice o circondata dai miei amici, ma per la preoccupazione di essere troppo grossa" mi suonano familiari. Si sa, se l'ironia è il tuo sport, probabilmente non ne fai altri. Facciamoci coraggio: non si dimenticano con facilità i nomignoli, le prese in giro e la paura del contatto con gli altri. Io ho ventritre anni e non ho ancora quella sicurezza che ha Stella nel dire "Hey questa è la mia pancia e sono bellissima!" e la invidio molto per questo, come invidio milioni di ragazze in pace con se stesse che pubblicano foto su siti come Curve Appeal. Ma facciamo un viaggio nel fantastico mondo della rivendicazione della cellulite, difatti, questa diciottenne che sogna di diventare cantante lirica non è la sola a mostrarsi in intimo per rivendicare il diritto di indossare un bikini, magari -tenetevi forte- anche davanti a tutti. Ci aveva già pensato Tyra Banks quando nel 2008, paparazzata durante una brutta uscita dall'acqua (perché ricordiamocelo, Ariel la Sirenetta non avrà avuto le gambe ma sapeva uscire dall'acqua con classe, la stronza.) ha deciso di ri-indossare quello stesso costume in diretta tv, guardare dritto nella telecamera e confezionare il più grande tormentone televisivo che una ragazza in carne potrà mai utilizzare: Kiss my fat ass! 
Certo, per Tyra è stato un po' diverso: innanzitutto non si tratta di una ragazza in sovrappeso ma di una degli storici angeli di Victoria's Secret. Ora, una top model non si aspetterebbe mai di ricevere delle critiche, e questa top model avrebbe potuto rispondere  più o meno così: "Ciccio, sono stata la prima modella afro-americana a conquistarsi la copertina di Sports Illustrated!". Ma, se scendi dalla passerella per diventare la voce di tutte le donne americane, be' questo non lo puoi dire, ecco perché ci piace che Tyra-super fisicata-Baks si presenti in costume al suo show e dica cose come "Ok, ho la pancia, ok sono cicciona!". Tyra non è solo una dei volti più pagati delle televisione americana, è una top model che ha deciso di passare dal lato oscuro: il nostro. Ancora meglio, quella dell'americana di ogni razza che applaude alzandosi in piedi ai suoi show. Tyra Banks è una celebrità che è passata in pochi anni dall'essere il volto (e il corpo) del desiderabile al ruolo di black panther della bellezza acqua e sapone, reale. L'ultimo esempio di celebrity che risponde all'accusa di essere ingrassata mostrando chiappe e pancia è quello di Lady Gaga che, meno di un mese fa, ha postato sul suo sito foto in un ridotto intimo giallo. Se vi è uscito un WOW per una cosa del genere, allora forse non avete mai compreso a pieno il personaggio di Lady Gaga, riassumibile in: se sbaglio forse lo sto facendo apposta/sono l'unica per cui reali difetti e chirurgia plastica passeggiano a braccetto nell'approvazione del pubblico. Ci sarà un perché se i suoi fan si chiamano Little Monsters e non Principesse Fatate, no?

Per ogni star che fa di tutto per mostrarsi naturale c'è ne sempre una che fa di tutto per non esserlo. Prendiamo il caso del lato B più redditizio degli ultimi anni, quello di Kim Kardashian (sorry J.Lo). Messa di profilo, la più famosa delle Kardashian ricorda la sinuosa Panton Chair prodotta da Vitra negli anni Sessanta, ma ha delle cosce degne delle minigonne che porta. Per provare al mondo che la sua principale fonte di guadagno è tutta roba naturale, Kim ha sottoposto il suo sederone ai raggi X. Ora, se state ridacchiando al pensiero di una donna che si fa trapiantare protesi alle natiche, smettetela subito perché non solo esiste, ma la conoscete pure: Nicki Minaj. Nella creazione del suo personaggio di super donna bionica dell'hip hop (abiti esagerati, femminilità da drag queen, parrucconi di plastica e parlantina gangsta), Nicki ha ben deciso di essere unica e più vicina alle donne afroamericane, facendosi impiantare silicone nel sedere e nel seno. Una volta una mia amica esordì con "Di cosa ti lamenti, non hai nulla da invidiare a Nicki Minaj". Quello che doveva essere un complimento (uuu assomigli a una star!) per me, che conosco la storia delle protesi della Minaj si è trasformato in questo: invidio una donna che, per diventare una popstar  si è voluta trasformare in me, però una versione meglio. E più tardi in questo ultimo pensiero: perché il sederone è un impedimento solo per le persone normali? Tutto questo mi ricorda la puntata di 30 Rock dove una Jenna Maroney ingrassata, riceve questo consiglio del sommo Jack Donaghy: "O ingrassi 15 kg o ne perdi 10." È proprio così, nel mondo dell'entertaiment le vie di mezzo non si meritano margine di notizia.

Per giungere alla conclusione, è proprio questo che non funziona in questa (passatemi il termine) lotta curvy: non c'è realtà. Stella Rose ha tutta la mia stima, anche io vorrei pubblicare mie foto in bikini senza prima aggiungere i filtri di Instagram, ma non mi rappresenta. Così come non mi rappresentano Beth Ditto e le blogger curvy che portano la 50. Vi rispetto, siete bellissime, ma io non sono così. In questa nuova rinascita della focosa donna formosa si passa da un estremo all'altro: la scelta è tra definire curvy la fisicità possente di Beth Ditto o quella di Laetitia Casta, una top model venduta per anni come modello di donna formosa. La Casta è una magra con il seno, punto. In questa lotta mediatica a chi ha il filo di cellulite più credibile, si sta vendendo il sensazionale, l'eccessivo in risposta ad un eccessiva magrezza, ma io che sono una taglia 44 dove sono? È possibile che la mediocrità della mia taglia (una taglia 50 vale come una 34, il resto non ci fa discutere) non sarà mai un modello per le donne con la mia stessa taglia?

Per ora, alla domanda "Chi sono io?" mi toccherà rispondere così: non sono Kim Kardashian, ma di certo sono una che si comprerebbe i jeans della Kardashian Kollection fatti per ragazze come me (ha-ha!). O per usare un modello ancora più iconico: non sono Beyoncè, ma di certo sono la protagonista di Bootylicious.

lunedì 22 ottobre 2012

«Reincarnated»: Snoop Lion, il reggae e una nuova scusa per fumare erba.

Nel mondo dell'hip-hop cambiare nome è un po' come tagliarsi capelli: è un segno di rinascita. Non è solo una questione di puntini in più o in meno, rappresenta sempre un cambiamento d'immagine, di produttori e di anima. Prima di tutto, i rapper non usano mai i loro nomi: poco virili e accattivanti, ce li vedete a fare brutto dei tizi con dei nomi come Curtis, Marcus, Lonnie e Sean? No. I nomi scelti dai rapper devono creare, nell'immediato momento della loro pronuncia, un forte immaginario intorno al personaggio: la lingua e la parola nell'hip hop sono tutto. Memorabile LL Cool J, che sta per Ladies Loves Cool James. E insomma, dagli torto.
Il nome di un rapper è il suo un brand, la sua fortuna o la sua disfatta già dai primi gradini della scalata al successo. Come ogni brand che si rispetti, deve avere la capacità di evocare scenari, linee melodiche ma soprattutto il carattere del personaggio. Prendiamo Sean Combs: cresciuto in un'agiata famiglia afroamericana, fonda la Bad Boy Entertaiment nel 1993 e inizia a farsi chiamare Puff Daddy. Puff arrivava dai ricordi del liceo (ovvero puffy= cicciotto) Avevo letto che deriva anche da huff e puff ma ce ne freghiamo alla grande e crediamo alla versione del ragazzo nero ciccione. Puff aggiunge il Daddy perché da subito l'aria di uno che ne sa a pacchi, con quel tocco da magnaccia in più. Tutto bene, bella vita, figli e belle donne fino alla sparatoria del 2001, in cui rimase coinvolto con la fidanzata dell'epoca J.Lo ( e, notare, non più Jennifer Lopez). Siccome Puff voleva distaccarsi dall'accaduto e da quell'atmosfera negativa, decise di iniziare una nuova vita con il nome di P.Diddy: il serio imprenditore musicale. Poi ci sono stati Diddy, Niddy e infine l'ultimo: Diddy-Dirty Money: un nome con cui tenta di riapprocciarsi ad uno stile gangsta quando -lo sappiamo tutti-  invece lancia profumi e lavora sulle amabili decorazioni interne di casa sua.
Anche Snoop Doggy Dogg, si sbarazza del Doggy nel 1996, dopo essersi sbarazzato della Death Row. Un cambio di stile e di etichetta -certo- ma è probabile che quel Doggy sia rimasto all'etichetta per evitare estenunanti azioni legali. Quest'anno Snoop Dogg, rapper, produttore, attore, volto dell'Adidas e protagonista di un reality show, ha deciso di cambiare vita e nome un'altra volta. Addio intramontabile Snoop Dogg e benvenuto Snoop Lion, amico dei rastafariani e amante del raggae. Snoop è rastafariano, fa reggae e si fuma le canne. Per chi, come me, lo segue su instagram (@snoopdogg), non noterà niente di diverso: in tutte le foto fuma erba, solo che da un po' lo fa indossando un cappello con i colori della Jamaica. Nel documentario che segue passo dopo passo la sua reincarnazione in Bob Marley, Snoop racconta che la sua è una conversione seria, non è solo un album reggae registrato a Kingston che si chiama -appunto- «Reincarnated» Pubblicità o vera reinvenzione, non ci interessa.

Per l'album in questione, Snoop Lion si è fatto seguire da Diplo che, oltre a essere un discreto bono (ennesima scoperta di instagram) è pure uno che ci ha delle belle manine. Ma la cosa per cui sono più contenta di questo cambiamento è che quindi, come ogni artista reggae che si rispetti, Snoop abbasserà il suo stile di vita e procederà al tipico tour dell'artista reggae:
L'estate in Salento
Immancabile tappa per ogni artista reggae, non fai reggae se non ti sei esibito in Salento. E poco importa che tu sia il rasta con i bonghi della cumpa o il figlio n° 8 di Bob Marley, otterrai lo stesso rispetto perché, in Salento la parità è tutto baby.
L'ospitata a Catanzaro del 15 agosto
Ogni anno Sean Paul arriva con il suo jet privato a Catanzaro, si mangia un panino con il sausizzo, si fuma un paio di bombe del post e si esibisce per la festa della "Madonna sul mara" cit. Ora tocca a te Lion.
Il concerto al Leoncavallo per la festa del raccolto
Ormai quest'anno è andata, ma Snoop: ti aspettiamo per la prossima volta e vogliamo spendere massimo 5 euro.
Il Primo Maggio in piazza a Roma
Essendo un'artista reggae, si esibirà nel pomeriggio: dopo i tamburellisti di Napoli e prima di  Peppe Voltarelli.
I sabati reggae del Circolo Arci Magnolia.
Vito War, sappiamo che puoi farlo. Portacelo, fallo suonare nei tendoni del circolo Magnolia, Amen.

Morale della favola: ogni cambiamento di nome porta con se doveri e grandi responsabilità. Ora, so che non potrai mai più ridarmi una roba bella come «Sexual Eruption» e mi rattrista molto saperti senza diamanti sui denti e boccoli degni di Barbie.
Ma io credo in te Snoop Lion, io so che sei forte: «Reincarnated» sarà un ottimo disco reggae! Oppure, mal che vada, non sarà mai peggio di «California Girls» con Katy Perry, mai.

martedì 9 ottobre 2012

La borsa hula hop di Chanel: ed è subito Sofficini

Oh che bello, mi mancava fare un bel post fashion!
Le avete viste le sfilate? Assì? Che brave.
No, oggi non apriremo i nostri cuori per parlare della collezione di Prada, di quanto non ci sia piaciuta e di quanto le nostre facce siano diventate più grigie della location in via Fogazzaro.
Oggi parleremo del soff... ehm volevo dire della borsa must have della prossima stagione estiva: la borsa hula hop di Chanel.

Ahaha, che mascalzone il vecchio Karl, che portento della moda.
Chiaramente, la borsa in questione diventerà oggetto scenico solo per editoriali fancy delle più fancy riviste. Amiche fashioniste, non penso proprio che vi vedrò con questa borsa in metro, bisogna fare delle scelte: o fate scendere la gente o vi mettete la borsa, e in metro nessuno è più il semplice impiegato che è in superficie. Siamo esseri assetati di posto: ti devi levare tu, la tua borsa e la tua bici pieghevole.
Ma torniamo a noi.
Karl ha spiegato che si tratta di una borsa da mare, Kakà ha parlato di un mega ringo, a chi credere?
Nonostante il tempo di crisi, io sono fiduciosa, io ci voglio credere. Io sento che c'è qualcosa di unico e utile in questa borsa, me lo sento. Perchè, se una borsa di Chanel dura una vita, sarà meglio che abbia molte funzioni:

1)Sei una delle Olsen? Ti ci puoi nascondere dentro quando la psicologa ti cerca con insistenza.
2)Ti piace il campeggio ma non rinunceresti mai all'eleganza? Sventrala e facci una tenda.
3)Non dimentichiamoci che è anche un hula hop, addio pantaloncini di Monika Star! Vuoi mettere fare esercizio con l'hula hop Chanel?
4)Paura di essere scippate da un momento all'altro? Avete presente il trailer di Crocodile Dundee (precisamente al minuti 1.34) dove ferma il ladro con una lattina di pelati? A'voja con il lancio dell'hula hop! E potrete usarlo anche come comodo cerchio rotante alla Xena!
5)Perché limitarsi all'usarla al mare quando può diventare una mongolfiera? Un'altalena portatile, una abatjour e -perché no- delle ali?
6)Hey Bryan Boy, abbiamo un nuovo cappio per te!
7)Hey King Kong, ecco la tua fede, finalmente possiamo sposarci... e in Chanel!
8) Perchè ho un brivido che mi percorre la schiena mentre penso a Lindsay Lohan che richiede una edizione mignon da usare come bracciale per la caviglia anti-sbronza?
9)Quanto passerà prima che Anna Dello Russo (e lo sto dicendo con enorme rispetto) la indossi come cappello?

10) Bianca e nera, la borsa hula hop non è solo perfetta per la spiaggia. Dimenticatevi la settimana bianca da barbona! Addio "Sto in baita a bere la Ciobar" perché fate pena con gli scii. In guardia Cortina, ho un nuovo slittino e non ho paura ad usarlo.

Insomma, una borsa multi uso per multi personalità! In fondo, non credo che la vostra Balenciaga con le borchie possa far meglio... e se un giorno Gulliver tornasse, io preferirei essere preparata.

Forse Karl si è lasciato ispirare dal famoso Carl italiano...
Carletto, il Dio dei sofficini... mi mancate un sacco ragazzi.






lunedì 17 settembre 2012

«Total Loss» il nuovo album di How To Dress Well

Una sera come tante, la mia migliore amica se ne uscì con una frase mostruosa da dire a un uomo. Francesca, presa da un momento di affetto vero e sincero, disse al nostro migliore amico "Grazie Rocky, sei davvero il migliore amico che una donna possa desiderare". Francesca pensava di aver fatto un bel gesto, lei l'algida stramazzacazzo con cui si litiga sempre, lei aveva messo in fila queste parole così dolci. Mentre ancora -tronfia della sua generosità d'animo- aspettava un bel grazie, Rocky rimase pietrificato con un occhio chiuso e uno aperto. Io ero lì, ormai avevo sentito tutto, ormai il latte era versato e non c'era nessun micino a ripulire la zona. Posi la mia calda mano sinistra sulla spalla di Rocky e guardai dritta negli occhi della BFF: "MAI E POI MAI dire a un uomo che è il perfetto migliore amico". Rocky è il nostro migliore amico, certo. Ma non vuole gli si ricordi che lui, per noi, è un minipony dalle meches rosa più che un cavallo da monta. (con questo, non vogliamo sire che tu non lo sia). Bene, se non fosse che Rocky ascolta solo Prodigy e merda giapponese, quella sera sarebbe tornato a casa e avrebbe composto «Total Loss» espugnando così anni di uscite con le sue due bellissime migliori amiche. Se Rocky avesse mai ascoltato anche uno, uno solo dei discorsi che faccio sull' arrembì, sulle gigantografie di Mariah Carey e sul perché tengo un cd di Janet Jackson in macchina, a quest'ora Rocky sarebbe il genio che si cela dietro How To Dress Well.

Invece Rocky sta ancora appresso al basso e dietro HTDW si nasconde Tom Krell, un bianco un po' goffo, con gli occhiali spessi e gli occhi piccoli, uno che si è laureato in filosofia e che quindi deve davvero essere una palla al piede. Tom lo sa, decide di vestirsi per bene e fa della sua totale mancanza di sex appeal la sua arma segreta. Nel 2010 esce l'album di debutto «Love Remains», fatto di riverberi, echi lontani e falsetti. Come avrebbero suonato i Liars se avessero duettato con Aaliyah e R. Kelly? Infatti, continua il paragone con R Kelly uno dei più grandi songwriter r&b/soul degli anni '90: un uomo capace di girare un porno con delle minorenni, uscire dalla stanza da letto, salire sul palco e farti scendere delle lacrime. R Kelly era pappone e chirichetto allo stesso tempo, violento e delicato. Tom di certo non è R Kelly con la canotta dei Celtics, ma è quello delle note leggere, delle ore passate in casa in solitudine, che Tom coglie molto bene nella cover di «I Wish»

Sono passati due anni e il ragazzo ci propone «Total Loss», un album con lo stesso carattere di quello d'esordio: solitudine, riverberi, falsetti e sospiri, 11 struggenti canzoni hip hop... se mai questa definizione possa davvero esistere. Questo giovane borghese dichiara di avere come icone musicali R Kelly e Mariah Carey e non ci rimane altro che annuire e affidarci al suo hip hop intimo: nessun ghetto da risvegliare, non c'è nessuna gang a sostenere Tom Krell, che fa della musica che tipicamente ha dato potere ai gruppi/comunità un genere del tutto nuovo, intimo appunto. How To Dress Well soffre e beneficia dell'impossibilità di creare musica dello stare insieme: dove l'hip hop risveglia un passato e una memoria comune, Tom può solo risvegliare la sua sola e unica memoria e darti in pasto gli amici che ha perso, come quella lunga lista di nomi che compongono la traccia «Set it Right».In questo nuovo album c'è una maggior coscienza pop di How To Dress Well, che sembra puntare a diventare il nuovo ( e sempre inarrivabile) Justin Timberlake, quello delle sonorità di «I Think She Knows», Tom Krell sa benissimo che non potrà mai essere come Justin, Mr. Krell ha un blog dove posta emoticons, cuoricini e descrive tutto con cute! 
Se vi sentite più Justin dentro, ma decisamente How To Dress Well fuori, be': fossi in voi ascolterei «Total Loss» per intero e poi andrei a cercarmi una brava ragazza, una di quelle che la canzone «Enough Said» di Aaliyah la preferiva senza l'intervento di Drake. Forse, in questi anni in cui abbiamo pianto la morte di Aaliyah, ricercandola nelle varie Alicia Keys, Azealia, Cassie o nelle collaborazioni postume, forse la verità è che stavamo cercando nel luogo (o nel genere sessuale) sbagliato. Per ascoltare tutto tutto Total Loss andate qui

domenica 9 settembre 2012

Azealia Banks: elite rap bitch da autoscontro

Ogni mattina, quando arrivo a lavoro la prima cosa che faccio è accendere il pc, segue il lavarmi le mani e aprire l'internet. Ogni mattina trovo un video nuovo di Azealia Banks e, sempre ogni mattina, perdo un piccolo pezzo della mia autostima.

Vorrei ribellarmi a questo sopruso, a questa dittatura editoriale/fashionista/musicale di Azealia Banks, eppure è totalmente inutile. La notizia del posticipo dell'album (febbraio 2013) non ci ha certo lasciato orfani della sirena dai capelli melanza: video, mixtape e remix è impossibile non rimanere contagiati.
FANTASEA il mixtape che uscì questa estate, oltre a tenermi occupata per un bel po' di ore, mi ha fatto rendere conto di una verità: Azealia è una tipa da autoscontro.
Probabilmente anche lei ammirava i tammari alle giostre, probabilmente anche lei rinpiangeva di non poter essere come loro. Lì, in quel di NY, con un bagaglio culturale come quello black, poteva forse la piccola Azealia diventare una di quelle fake cantanti house? Azealia ha dovuto prima espugnare la torre dell'hip hop, passare dai grandi classici, dalla gavetta: inizia a reppare, vai a scuola e solo poi trova te stessa. Oggi, anzi, ora la musica di Azealia e il suo look non fanno altro che applaudire ad un giusto riconoscimento verso gli anni '90: quelli della discoteca Jumbo, delle Fornarine con la zeppa, della musica dance dai video metallici. Quegli anni che a noi ventenni di oggi sono stati negati, che conosciamo per i racconti di youtube e per quella moda del grunge strascitato, riutilizzato solo in chiave di menefreghismo acuto nei look. Una volta rilasciato il mix Fantasea, Azealia -che ha fatto delle Destiny's Child e di Aaliyah le sue eroine- ha rivelato la sua fascinazione per il mondo della dance anni '90 e in particolare per la musica rave inglese.

Nel video di Van Vogue, canzone utilizzata per la adv F/W 2012 di Alexander Wang, Azealia propone il suo meglio in questo miscuglio di labbroni e beat dance. Chapeau per aver riportato sugli schermi il look di Jim Carrey in «The Mask».

 1991  è l'ultimo video che Azealia ha voluto darci in pasto. Titolo e testo fanno riferimento al suo anno di nascita, rivelando una sana spocchia nel proclamarsi una elite rap bitch, insomma: è tempo per le altre di levarsi dalle scatole (Nicki Minaj you know what I mean)

Ma non sarebbe stato divertente se si fosse limitata a questo, infatti basta guardare il video per capire subito che -come tutti noi della generazione del vuoto- Azealia ricerca i suoi miti, i suoi riferimenti negli anni in cui non sapeva neanche dire il suo nome. Nell'anno della sua nascita, quel 1991, esplodeva la musica dance. Poteva forse esserci modo migliore per spiegare la visione house-rap di Azealia, se non citando visivamente uno dei successi di quell'anno? Questo è Pure Love di Crystal Waters, hit proprio del 1991.

Notate niente?



mercoledì 25 luglio 2012

Frank Ocean, l'unico che poteva vendicare gli addominali di Usher


Channel ORANGE di Frank Ocean è una bomba, ma facciamo un bel passo indietro.

Nel 2004 una giovane Elena alle prese con le repliche domenicali di MTV, si ritrovò davanti uno dei suoi beniamini di sempre, tale cantate R&B Usher, durante un'interpretazione commovente.
Davanti alla folla urlante dei MTV VMA, Usher stava interpretando «Confessions pt 2» uno dei suoi più grandi successi. Come dice il titolo di album e hit, «Confessions» appunto, Usher aveva deciso di entrare in studio di registrazione e mettere a nudo la sua vita privata, dove di privato c'era ben poco: la sua relazione con "Chilli" delle TLC, relazione che si stava chiudendo in maniera piuttosto brusca proprio in quel periodo. Usher in «Confession pt 2» non ci va giù leggero, insomma  ti ho tradito, questa aspetta un bambino, io vorrei essere tuo ma che fare? Tra un sussurro e un falsetto Usher sembrava davvero confuso, davvero dispiaciuto, e io ci credetti.
Solo una cosa mi fece ricredere sul suo vero pentimento, la performance a quegli VMA:
Ti stai struggendo per lei, dici che l'unica cosa che conta siete voi due e continui ad alzarti la canotta in quel modo? Per quanto fosse una rappresentazione davvero catartica, con la pioggia che scendeva sul suo corpo tonico e il finale con lui che spezza la sua immagine allo specchio, no davvero, guardatela, dopo essermi ricomposta dalla tempesta ormonale, capì e ci rimasi male. Malissimo.
È quello che fregò Usher per un bel po' di anni: la sua voce era pura, i suoi pezzi ottimi ma quegli addominali, sempre lì, sempre pronti a distrarti, era dura.
Ecco, se anche gli addominali di un'epoca pre-The Situation di Usher potevano distrarti da ballate tanto semplici quanto belle, da collaborazioni raffinate e dal fatto che cantava una roba tipo mi ami di più ora che sono stato sincero, vero?, se tutto questo poteva essere offuscato da una canotta bagnata figuriamoci con Frank Ocean e la sua aperta omosessualità.
Tuoni e lampi, chiudete in casa i bambini del block, anche i rapper sono omosessuali!
Come è possibile? Dov'era LL Cool J quando serviva?
Ora due sono le cose da considerare: 
1) È vero, Frank Ocean è il primo farabutto che lancia un disco e il coming out nella stessa settimana. (ehm Tiziano, ehm)
2) Per ora ne Pharrell ne Andrè 3000, che hanno collaborato su questo gioiellino di album, hanno commentato la notizia con un "Spero di no, se fosse così sono problemi suoi".

L' altro lato di questa storia, se vogliamo più di storia del costume, è che il rap è cambiato e anche tanto. Con questo non sto dicendo che fosse un ambiente omofobo (a quindi del sessismo ce lo scordiamo? Dove siete rompipalle che vi scandalizzate per ogni yo pussy bad bitch nelle lyrics? Non vi punge una frase come meglio omosessuali che donne nel rap?) il mondo dell'hip hop ormai è una fantasia raffinata e ripulita, neanche più così tanto fastosa, così barocca come quella di un tempo. Sigh. 'nsomma quante volte devo ripeterlo che ormai è quella la nobiltà, lo stile di vita healthy e wealthy da seguire? È un posto della mente dove si entra con le mani sporche, ce le si pulisce sui tasti della post-production e se ne esce con il cuore alleggerito e, spesso, con qualche sentimento buono.
L'omosessualità di Frank Ocean scandalizza meno del pentito Usher che si spoglia per le fan, scandalizza ancora meno della finta faida tra Jay-Z e Nas, scandalizza molto ma molto meno degli show di Lil Wayne dove reppa e impugna una chitarra e non si sa mai bene il perché.
Aggiungici che il pubblico rap di oggi non sei tu, caro Amico Purista che non comprendi la mia passione per la TOTALE alta qualità di Beyoncè, per le T-shirt di Asap Rocky o per la sontuosa costruzione sonora di Pharrell Williams. 
Sono passati quanti, 30 anni, dal duetto tra Aerosmith e Run D.M.C, siamo ancora chiusi nell'idea che l'hip hop e l'R&B siano di nicchia e poco attratte dal mondo, dai suoni che le circonda? La sessualità di Frank Ocean scandalizza ancora meno del featuring tra Damian Marley e Skrillex, per dire. C'è una nuova ondata di talenti dall'appeal soul e non mi sorprende sentire della prossima collaborazione tra quel tesoruccio di Toro Y Moi e quei burloni della Odd Future, così come non mi sorprende che un bianco sfigato come How To Dress Well faccia arrembì talmente bello che manco R Kelly prima dei porno. Lo stesso Usher, per cui ovviamente si tifa ancora, è tornato con un bell'album anticipato dal singolone Climax prodotto con Diplo. Visto? Anche Usher conosce il mondo al di fuori della sua canotta.
Quello che ci apprestiamo ad ascoltare a lavoro, alle feste, in macchina, nella moltitudine solitaria della metro, questo sincero capolavoro dal nome «Channel ORANGE» è solo la prova che al mondo dell'hip hop poco importa se Frank Ocean si presenta al Jimmy Fallon indossando una fascetta in testa, perché poteva anche alzare quella famosa canotta che nessuno avrebbe mai controllato la presenza o meno di addominali da paura. Dal momento in cui l'organo di «Bad Religion» ti colpisce, ti cattura. E tu, caro Amico Purista, devi tacere ed ascoltare le parole di Frank Ocean, volente o no ti tocca ascoltare di amori non corrisposti eppure ancora più tragici di quello che ci sembrano.
Il brutto dei bei dischi è che non hanno mai un paio di singoli, no. Dovresti inventare un poemetto con l'intero asse dei titoli. Potremmo star qui un bel po', parlando di tutte le tracce, delle collaborazioni, del magia di un pezzo come I'm Thinking about You che prende, ingoia e mastica Adele tanto da far sembrare i suoi struggenti pezzi pop come il pranzo indigesto di una persona che non ha mai provato l'amore. Ho visto uomini adulti struggersi sul ritornello, uomini stimati, e allora cosa faremo? Gli daremo dei Frank Ocean e loro non la prenderanno male. 

lunedì 2 luglio 2012

«National Anthem» quando Lana Del Rey e A$AP Rocky comprarono il sogno degli Hamptons.

In una puntata della seconda stagione di Mad Men i creativi della Stearling/Cooper coniarono lo slogan perfetto per la Playtex, famosa marca di reggiseni.
Il concept della pubblicità si basava su una stessa bella ragazza che con un reggiseno bianco interpretava la bionda Marylin Monroe e con quello nero la più classy Jackie Kennedy.
L'unica del team a cui non piaceva la pubblicità era chiaramente Peggy, nota nelle prime stagioni per essere una palla al piede e per non capire che una bella guaina sotto la gonna e un bel reggiseno le avrebbero fatto comodo. Le donne si distinguevano in tipo Marylin e tipo Jackie, distinzione semplicistica, certo, ma tutt'ora vera: con la Jackie ci stai insieme, te la sposi, Marylin la stendi sulle lenzuola e tieni il caldo ricordo per i momenti scuri. Dopo 60 anni il sogno di ogni Marylin si è avverato: finalmente ci sposano!
È con questa premessa che inizia il nuovo video di Lana Del Rey «National Anthem», l'unico video girato con Instagram ma senza gattini! Una Lana in bianco e nero canta Happy Birthday Mr. President, proprio come Marylin sì, ma poi ci torna a casa insieme, come fidata moglie. Questo è l'inizio del sogno americano che viene raccontato in questa storia, un sogno che arriva dritto al 2012, passa attraverso il volto di Obama e le sue giocate a basket, vola oltre i soliti biker tatuati e incorona A$AP Rocky come il nuovo principino della way of life tutta white americana. Sì, perché è proprio il pretty flacko A$AP il nuovo John Fitzgerald Kennedy. Guardo il video e ancora una volta mi dico che Lana e compagnia bella hanno capito tutto: vendere il sogno odierno della retromania, trasformarlo nella cosa più cool che possa esistere e lasciarti lì, seduta sul letto con la faccia di quella che dice "Anche io voglio ballare usando A$AP come palo". Questo è il mio sogno stelle e strisce, fatto di glamour, diamanti, Hampton, figli mulatti e A$AP come marito. È inutile, Rakim è davvero il più figo della nuova scena hip hop: con il look da Paris Couture (come dicevamo qui) con una canzone che campiona Bittersweet Simphony e con l'amaro orgoglio di aver riportato in voga lo swag nel dizionario di ogni cristiano. Il nostro sogno è questa nuova America, è il nuovo glamour dal sapore fintamente gangsta, è la bellezza del post Hip Hop anni d'oro, insomma anche una principessina figlia di imprenditori come Lana non può non innamorarsi di A$AP e dalle sue treccine.

Mi sto sciogliendo, sono mesi che lo dico: quando A$AP se ne uscì con il pezzone «Peso» e poi con il suo totalissimo video la mia vita cambiò radicalmente, i ritorni in Panda di notte pure. Quando sento A$AP dire boobies ho una fitta al ventre, c'è per me potrebbe dire sempre e solo quello.

Scusatemi, torniamo al video:
Le volgari unghie di Lana che sfiorano delicatamente le cosce di lui, le camicine di Ralph Lauren tipiche di quell'America per bene che un tempo avrebbe vomitato alla sola idea di lasciar spazio ai rapper e alla loro ostentata ricchezza, piuttosto i tedeschi guarda. È tutto perfetto, dal broncio di Lana che chiede se può avere altri diamanti e altri abbracci, ad A$AP che lancia i baci come nelle parodie dei video rock.  Come non lasciarsi incantare dall'interpretazione di Lana, capace di chiudere un verso volutamente superficiale con la stessa intenzione da finta oca alla Marylin Monroe "Money is the reason we exist, Everybody knows it, it's a fact. Kiss Kiss" Quel baci baci borghese messo a fine frase, capace di stemperare ogni discussione, ogni ripensamento; indossa il tuo vestito da festa, il mascara steso per bene (o le ciglia finte) e vai ad acchiappare il tuo amore trucido e la tua fama.
So che questo amore è solo una fantasia, da cui ti risvegli quando capisci che as A$AP toccherà la stessa fine di JFK. E allora tu vivresti in un mondo senza A$AP che manda i baci? Io no. Quindi Elena, smetti di guardare questo capolavoro: è il caso di uscire e cercare qualcuno per cui valga la pena dire frasi come "Making me so WOW WOW"  e con cui fare maravigliosi bambini color ambra. 
Da Lana Del Rey con amore, prendiamolo per quello che serve, screenshottiamone ogni secondo e cambiamo la nostra cover del profilo Facebook, compriamo il sogno, divulghiamolo e sospiriamo davanti i nostri portatili.

venerdì 22 giugno 2012

Il rock di protesta non ti fa andare in vacanza

Questo caldo a Milano sta facendo male un po' a tutti.
Dopo settimane di agonia e di rospi ingoiati, perché il capo non voleva viziarmi, finalmente è arrivato il tempo del condizionatore effetto polare. Due condizionatori, uno opposto all'altro: uno tira i 27 gradi l'altro, il duro, butta fuori 18 gradi.
Finalmente i due condizionatori fanno l'amore, mischiando l'aria; così, quello che non riesco a fare io, lo fa il condizionatore che unisce le due metà dell'ufficio e i colleghi di scrivania dandomi la forza di interagire cone tre parole al giorno con ognuno di loro. Parole che vanno dal "Avete mica un accendino?" a "Dove avete nascosto il telecomando del condizionatore?"
L'amore è spentoff ma il condizionatore no, ora lui c'è! Sono certa che, con questo nuovo alleato, il mio inserimento sarà più fluido e amichevole. Mi affiderò alle sue man..eh volevo dire soffiate.

Detto questo, sì è vero: noi a Milano ci si lamenta e basta. Però non c'è bisogno di sfottere o di farne un dramma! Nel caso non ve ne foste accorti siamo in piena campagna tormentone estivo, e non cè niente di meglio che lamentarsi del caldo che arriva, ma dei pochi soldi che non ti fanno partire.
Da un lato capisco i Fratelli Calafuria che pensano solo ai mojiti e alle camicie hawaiane. Che poi con quel maggiolone col cazzo che ci arrivate al mare, ma questo è un'altra storia. Almeno loro si pigliano per il culo da soli, è un miraggio. E lo sanno, e gli vogliamo bene per questo.



Sono come noi a lavoro che ci diciamo "Compriamoci la piscinetta dei bambini", che guardiamo la partita dell'Italia con fantasticando birra e patatine, ma masticando biscotti farinosi e acqua minerale.

Anche gli Zen Circus non potevano esimersi dal girare un video tropical a Milano: ok, siamo tutti qua a sognare il mare, personalmente, si fa di tutto per non villeggiare con le pantegane. Perché la pantegana non è un animale invetanto da Aldo, Giovanni e Giacomo, la pantegana c'è, esiste e te lo viene a dire.


Chiaramente questo non è un post sulla musica, si era capito, è il solito post che ti dice -toh va la moda che fa un caldo porco, le camicie hawaniane sono di mega moda-le ha riviste anche Givenchy ma in maniera più cool-aggiungici la crisi e la batteria-
No, non è un post sulla musica, MA lo diventa (forse) quando ti ricordi di Alex Britti che, a differenza vostra, aveva capito tutto. Ad Alex di fare il giusto per la città non fregava 'na sega.
No, Alex voleva mangiare pere sempre e solo a dismisura, e sto citando.
Britti non andava da California Bakery in costume, Britti ti invitava al mare a fare le canzoni di Lucio Battisti, con cocomero e Coca-cola fresca.
Grande Britti, tu si che sapevi come rendere una canzone un tormentone estivo: tu si che univi la musica, la chitarra, i ritornelli killer e le canzoni dell'oratorio al meglio.
Alex Britti, un Paolino Paperino che sapeva quello che faceva... c'è il piede fuori dalla vasca come fosse una bandiera. È un genio, Napoleone in casa propria.
Questo è un tormentone estivo dal gusto tropicale!
Sì, perché Britti ti dissetava.

Team AlexBritti in Vasca tutta la vita.

giovedì 7 giugno 2012

I 10 tipi +1 di ragazze più insopportabili di Facebook

Ieri pomeriggio, stavo guardando questo bellissimo video musicale pensando che, oltre al pezzone in se di cui non voglio dire nulla perché non c'è nulla da dire, anche il video è davvero una bomba. Guardandolo ho deriso i milioni che Lady Gaga ha dovuto sborsare nelle tasche di Nick Knight.
Non so come, ma alla fine mi sono trovata a deridere in maniera amara tutte quelle ragazze che hanno nel nome completo di Facebook Gaga o Del Rey, così. Non so se per il triste pensiero di loro che hanno una vita vera o il cattivo umore con cui mi sono svegliata stamattina, ho deciso di fare questa simpaticissima classifica dei...
10 tipi di ragazze più insopportabili di Facebook:

1) Partiamo proprio da loro, quelle con Gaga o Del Rey nel nome di Facebook. Io mi faccio forse chiamare Elena Beyo Mariani? Elena Missy Elliot Mariani? Elena Chaka Khan Mariani? No.
2) Quelle che postano i loro shooting fotografici casalinghi, di una semi professionalità degna di Rebecca Black, per poi aggiungere tutto in bell'album chiamato My dream, my job robe così. Come se la mutandina e il culo sodo fossero più una sorta di religione pagana, come se la connessione tra te e il mondo dipendesse esattamente dalle tue pose maliziosamente porche (verissimo tra l'altro) stemperate da quel sorriso che dice "Ma non faccio la sexy, sono simpatica!" 
3) Quella che posta le fotografie di cui parlavamo nel punto precedente e poi si lamenta del sesso maschile, della serie "sono aperta, apertissima, ma basta dirmelo in chat!". Se non sono gli status su tutti i maiali che le scrivono in chat, allora è uno status politico, che quello non si nega a nessuno come il limone. Generalmente questo: Tagliamo gli stipendi ai politici! Ladri!
4) Quella che scrive sempre e solo inglese, ma non lo conosce.
6) L'amica dei maschi: tutta porconi, mega LOL e visione esclusiva di serie tv tipo "The Walking Dead". Posta battutine amare sulle ragazze con i tacchi perché gli unici tacchi ammessi nel suo armadio, fatto in maniera confusa da capi dark e magliette American Apparel, sono quelli da spogliarellista.
C'è che swag.
7) Quelle che dopo un weekend a Londra pensano di essere diventate parte integrante della comunità di Albione. Sì, Albione non Albania. Ma ci sei andata a Londra o no? Fammi indovinare come si chiama il tuo album fotografico, LONDON CALLING?
8) La citazionista dei morti, apre un libro a caso e c'è sempre la frase che le risolve la giornata. Palahniuk, poi c'è sta Nietzsche, un po de Vasco Rossi, che ce lo buttamo dentro qualche frase dei testi dei Subbbbbsonica? Hai un dubbio? Parlane con l'oracolo Jim Morrison.
9) La bisognosa patetica in continua ricerca dell'affetto perduto dei genitori, amici che l'hanno delusa, ex fidanzato che finalmente è riuscito a scappare dallo scantinato. La si riconosce principalmente per l'alto numero di amicizie proporzionale al bassissimo numero di post in bacheca. Le piace scrivere che sta pensando al suicidio, che è gialla in faccia non perché mangia di merda ma perché ha una malattia incurabile, le piace ricordare i momenti in cui qualcuno la teneva per mano ma soprattutto le piace ricordare che tu l'hai delusa. Tipa festosa e civettuola, va ancora ai party chiedendosi "Mi si nota di più se sto appoggiata al muro o se non vengo?
Nobody cares Sean, nobody cares...
10) La creativa, che sia una fotografa, una dj non importa. A lei tutto è concesso perché lei crea, fa, dice e pensa solo cose belle. Ha un animo sensibile e il poco tempo che passa su Facebook lo usa per spammarti i suoi inviti, farti vedere i suoi flayer, commentare le notizie dei diversi portali e farti notare quanto lavora. La cosa triste è che lavora davvero moltissimo.Dice sempre che la bellezza non l'ha mai aiutata, anzi signora mia.

Menzione speciale anche per quelle che si credono delle perfette sista di quartiere, che basta sapere che Tupac portava la bandana ed è fatta.
Tipo me.

Ops.

domenica 3 giugno 2012

Niggas in Paris e le modelle fuori dal dancefloor, grazie.

Superata la terza settimana di lavoro in ufficio davanti al Mac e con un condizionatore che non si vuole accendere, inizio a conoscere la mi resistenza fisica. Se la mattina sono splendente, nonostante il caldo umido e il non sapere come sedermi, arriva un momento in cui vorrei solo morire. Di settimana in settimana sto migliorando, certo: non è stato facile passare dalla vita del fancazzismo della freelancer (tornerò, oh  stile di vita bontempone) a quella della diligente stagista occupata dalle 9.30 fino alle 19.00. Se in tutti questi anni di scuola mi hanno insegnato che la street credit si conquista sbeffeggiando compagni leccaculo, programmi annuali dei professori e persone che studiano per più di 4 ore (favorendo così uno studio decisamente più cool di massimo due ore, il che significava che tu eri chiaramente più brillante degli altri, no matter what they say) a lavoro vince chi LAVORA. Capirete bene lo shock della sottoscritta, famosa per aver ridicolizzato testi di storia con temi pynchioniani dalla brutta abitudine di essere lunghissimi e con virgole che piovevano come ciglia morte sul foglio protocollo. A lavoro vince chi lavora, quindi anche in quella fascia maledetta che va dalle 16.30 alle 19.00 io devo cercare disperatamente di non dar a vedere la mia morte interiore.
Lo faccio andandomi a rifare il trucco, fumando un sacco di sigarette (da noi le sigarette sono il Santo Graal dell'amicizia, ma soprattutto il vero motivo per cui i miei capi hanno la forza di effettuare chiamate di lavoro) Se questo non bastasse, mi sono attrezzata con la creazione di playlist ad hoc anti-sonno.

Se ad inizio settimana ho fatto un salto sulla sedia quando è partito l'ultimo minuto di Just Like Heaven rifatta dai Dinosaur Jr, in questi ultimi giorni mi sono lasciata curare dalla psichedelia fashionista di «Watch The Throne» di quelle teste calde di Jay-Z e Kanye West.
Ho fatto partire «Niggas in Paris» una quantità spropositata di volte, che ad un certo punto non sapevo più dove mi trovavo o che ore fossero, mi sentivo come la giovane Jennifer Connely in «Labyrinth».
Eppure il suo ritmo a cucù è riuscito a ridarmi la spinta per concludere con dignità le mie giornate lavorative. Ad un certo punto non mi è più bastata la musica, così ogni tanto andavo a rivedere il video, che di epilessia se ne intende più dei Pokemon. Ci sono i laser, c'è il fumo (questa volta da palcoscenico lo giuro) c'è Kanye in gonna e poi ci sono i giochi di specchi che splittano lo schermo come se si guardasse dentro un diamante...che poi di diamanti parliamo, mi sembra ovvio.

Trovandolo sempre favoloso, durante la pausa pranzo, sono anche andata a guardarmi le altre esibizioni, fino a ritirare fuori questa che ha fatto nascere in me un grande imbarazzo:

Non parlo degli orribili finti costumi di Victoria's Secret (ricordiamolo: lobby del sesso che importa ragazze dell'est e le veste con niente, praticamente la stessa vita che facevano a Varsavia ma qui vengono pagate oro) parlo della totale assenza di capacità motorie delle hot model della sfilata. L'orrore parte con una ripresa generale di Alessandra Ambrosio, famosa modella da bikini che ha anche avuto la faccia tosta di sfilare con il pancione la stronza, perchè Io posso. L'Ambrosio è una nota figa da urlo e cosa fa? Diventa un legno e muove la mano come se fosse l'asta del casello della tangenziale est. La cosa continua nel backstage con altre sgallettate mentre ballano il ballo del QuaQuà. SU NIGGAS IN PARIS. Anche Beyoncè incinta, imbottita come un tacchino riesce a fare di meglio. Ok, ok: Beyoncè è una Regina, ma solo con un movimento del collo riesce a far capire di cosa si parla: Niggas in Paris, niggas che dopo aver conquistato Manhattan e Tribeca vogliono di più, è la rivoluzione, è il potere che stufo dell'America si espande, si raffina e arriva in Europa in Rolls Royce. È la svolta di non monimare più Gucci e LV perchè ormai sono marche da poveracci, si nominano Lanvin, Givenchy addosso a tutto e a tutti, dove la Supreme non basta più arrivano Raf Simons e Rick Owens o Versace per H&M. Niggas in Paris è il Tiger Woods del 2012 che vince contro i bianchi a golf, capite?
È tutto questo? Forse no. L'unica cosa che ho in comune con le modelle moldave è il fatto di non capire le parole, ma è chiaramente di questo che parlano e voi pali della luce non avete nessun rispetto nel porvi in quella maniera nei loro confronti. Non si balla così in presenza del Regnanti, non ci si comporta così. Lasciatele pure sfilare ma dio santo, fuori dai dancefloor, fuori da un regno che si sta espandendo.
Don't let them get in my zone.

lunedì 21 maggio 2012

La finta classifica delle 10 canzoni più belle degli anni '90, ispirata alle brutte scelte di NME

Il post che segue è la risposta ad una richiesta da parte della gente che comanda internet, cioè i metallari con le magliette sbiadite, i barbi, Alfonso Signorini e quelli di Bastonate. Dall'alto di una di queste figure mitologiche è arrivato IL COMPITO: partendo da questa classifica delle 100 canzoni più belle degli anni '90 per NME, bisognava scegliere le proprie DIECI canzoni preferite di quel maledetto decennio. Non è stato facile perché io, a differenza loro, non li ho mica vissuti gli anni '90. Per facilitarmi ho scelto le miei dieci proprio dal listone di NME che, possiamo anche dirlo tranquilamente, non è il top del top. Allora mi sono seduta, ci ho lavorato sopra e quello che leggerete è una scelta di una ragazza di 23 anni che quando pensa agli anni '90 non pensa assolutamente ai Nirvana. Anzi...che palle rega.

1) Ready or Not - Fugees
Ready or Not è il pezzo: appena viene nominato senti riaffiorare nella testa i cori di Enya, tutti gli mmm-mmm-mmm che salgono e si fanno largo nel tuo buio. È la tua stessa testa ad essere il sottomarino metallico del video, sei tu che tieni imprigionati i Fugees che non ne possono più di cantare Ready or Not per te! Saprete tutti che è la cover dell'altrettanto fichissima Ready or Not, Here I Come dei The Delfonics (gruppo soul degli anni 60 di Philadelphia, quindi chiaramente amabili e fantastici) e contiene un campionamento di una canzone di Enya chiamata Boadicea. Dai Enya, ve la ricordate la Bjork delle estetiste. Ma poi, signori miei che vogliamo dire di Lauryn Hill che reppa "So while you're imitating Al Capone, I'll be Nina Simone and defecating on your microphone". Superba.

2) No Scrubs - TLC
Finalmente siamo alla resa dei conti, si amici, se siete di quelli che non hanno mai mosso almeno un pezzo di dito ascoltando questo pezzo, be' allora quella è la porta, poi da lì dritti all'inferno. Perché non vi meritate di andare in Paradiso dove, dal 2002, Left Eye Lopes riposa in pace. Nel caso vi vogliate redimere allora non vi rimane altro che leggere questo e imparare come, nel 1999 le TLC inventarono l'internet. Una canzone del 1999 che reppa su schermi digitali, dvd, che si apre con un'immagine di una casella postale della mail quando anche in Sex and the City Carrie ancora non aveva capito come si mandasse una mail. Per non parlare proprio del video, che ha aperto la possibilità di investigare sul futuro tecnologico della nostra attuale vita meglio di qualsiasi altro video pop, meglio dei video dalle tinte elettriche del rap del nuovo millennio (quello dove Puffy indossa tute di colori sgargianti in corridoi che ricordano cabine areospaziali per intenderci). Per chi ancora non lo sapesse A Scrubs is a guy that can't get no love from me, insomma il tipico donnaiolo scansafatiche che chiaramente non può far nulla contro le lucide tutine delle nostre eroine. Potremmo star qui ore a parlare della coreografia di questo video, ma andiamo al dunque: chi sono le pop band femminili senza le TLC? Si, dico anche a voi mie amatissime Destiny's Child. E più attualmente: chi sarebbero Azealia Banks, Nicky Minaj, Mia davanti a Left Eye Lopes? Nessuno.
3) The Boy is Mine- Brandy&Monica
Era il 1998 e una Elena in pre-adolescenza incominciava a scoprire i dolori dell'amore all'elementari. Poche palle: le classifiche di bellezza della classe e l'avvento dei jeans a vita bassa Onyx hanno fatto le loro vititme. Le altre ragazzine non avevano lo spessore culturale che avevo io, era chiaramente impossibile interagire con gente che non era a conoscenza della guerra in Cecenia, sono stati anni di solitudine. Così, mentre io giocavo a calcio con i maschi, questi ultimi, gli stolti, guardavano quelle che giocavano a BUM BUM MAGO LIBERO. Cristosanto, io dribblavo da Dio e tu mi guardi una che gioca a, ripeto, BUM BUM MAGO LIBERO? Potevo buttare la mia frustazione solo a casa ascoltando canzoni come questa, immaginando duetti competitivi contro quelle sciocche ragazzine. Potevo solo sperare di ripetere una frase come "I'm sorry that you seem to bit confused" perché è proprio in questa frase che si racchiude tutta la grandezza di questo brano: la millenaria competizione femminile, il nostro modo di evitare la violenza pungendo con frasi passivo aggressive come questa, insinuando il dubbio nella tua vita come nella tua relazione. Ovviamente a 10 anni quello che mi interessava erano solo i top di Brandy&Monica, le labbra del tipo e le loro espressioni scioccate, ma già al tempo c'era una cosa che mi chiedevo sempre: e vi ci sono voluti 4 minuti di canzone per capire che il tizio era uno stronzo? Not yours, bu mine, certo. È il brano madre di tutto il nuovo pop che fa continuo riferimento all'R&B: Active Child, Grimes, How To Dress Well e altri ancora.
4) Hyperballad - Bjork
Dicevamo prima che Enya è la cantante preferita dalle estetiste, pensano che rilassi sentire la sua voce angelica, le cornamuse gallesi, gli angioletti con le ali brillantinate etc etc. Ma dove ha sbagliato Enya? Perché non ha mia battuto Bjork? Semplicemente non se lo poteva permettere, Enya non è nient'altro che un'impiegata dell'industria musicale, una che è rimasta bloccata in quell'Autogrill sull'Emilia, tra Lucio Battisti e le compilation dance. Hyperballad è una della mie canzoni preferite, ascoltata, macinata, inglobata, mangiata, digerita peggio del bolo del giorno di Natale. I miei 16 anni hanno fatto schifo, stavo per afforntare un periodo molto brutto della mia vita e l'unica cosa che sognavo era lasciarmi cullare dalla freddezza di Bjork. L'unica cosa che potesse aiutarmi a rimanere serena e non sentire le porte che sbattevano era Hyperballad, che mi faceva sognare di essere in tutt'altro posto, di andare in tutt'altra direzione. Appena partiva nel lettore cd era una lama di acciaio in meno nel corpo. Era testa, era sangue, era piedi che si muovevano, era tutto per me. Penso che me la riacolterò come facevo quell'anno, a testa in giù dal letto.

5) You Get What You Give - New Radicals
Avevo 9 anni quando uscì questa canzone e la cosa che mi spaventa è che mi piace ancora. Nel senso: è un bene o un male che una canzone ti piaccia oggi come ti piaceva molti anni fa? Per me i New Radicals erano allo stesso livello dei Backstreet Boys e lì si meritavano di rimanere, nei miei sogni pop pomeridiani dove esistevano solo i sorrisoni e i salti. Ma è chiaro che una canzone del genere potesse piacere ad una bambina di 9 anni: c'è il centro commerciale, ci sono i ragazzini che se ne impossessano mentre gli adulti vengono intrappolati, insomma è la trama perfetta di uno di quei teen movie degli anni '80. Eppure è di più, perchè solo alle medie iniziammo a pensare anche alle parole: è un inno, quel "Wake up kids!" urlato, quella voglia pazza di scuotersi e scuotere, insomma stay foolish stay blabla una cippa, è questo quello che bisogna fare, scuotersi! Ed è ancora così, come ancora si ride quando si canta l'ultima strofa "Fashion shoots with Beck and Hanson/ Courtney Love, and Marilyn Manson / You're all fakes/ Run to your mansions/ Come around, we'll kick your ass in!" Comunque io lui me lo farei tantissimo.

6) Who Am I (What's my name) - Snoop Dogg
Quando uscì questa canzone io avevo 4 anni; ma questo non fu un problema in quanto (proprio come insagnano i video di zio Snoop) se c'è una cosa che non passa mai di moda sono le ragazze giovani. Qualche anno dopo, con qualche nozione di rap in più, l'album Doggystyle si intromise nella mia vita da ragazzina bianca diventando una pietra miliare della mia discografia. Come si può resistere allo faccia da culo di Snoop Dogg mentre petula "What's my motherfuckin' name?" accrescendo così la sua fama? Come se non lo sapesse...e che faccia da schiaffi mentre preoccupato di vivere solo nel boombox della sua bitch le dice "You don't love, you just love my Doggystyle" lasciando aperte svariate opzioni su cosa intendesse. È solo sesso? È solo musica? È solo un personaggio inventato? Una montatura? Chi è davvero Snoop Dogg? Non mi dilungherò sul video: chiaramente geniale, perché è sempre divertente guardare dei cani che giocano a poker.

7) Sabotage - Beastie Boys
Al compianto MCA non interesserà sapere la mia definizione di punk, ma nel caso: è questa canzone. Smettetela di rompermi le palle con le vostre serate troppo punk, le vostre calze rotte e le vostre frasi da Smemo "la vita fa sanguinare" robe così. Mi avete veramente rotto. Siete punk solo voi che vestite in un modo, dite di non giudicare le persone poi arrivano le bellissime persone come me, che magari indosso gonne a pieghe per dire, e allora no sei una cazzo di menosa zya, c'è tu il punk non lo fili proprio c'è cioè. Ah certo, mi fate sentire come Max Collini quando dice Ora capisco, il mio aspetto oradinario gli trasmette ascolti deplorevoli. Non avete capito un cazzo, i Beastie Boys vi avrebbero picchiato con i loro skater se avessero sentire le vostre baggiante. Questo è punk: i Beastie Boys che ridono di voi, indossando le loro camicette da impiegati e i loro baffi finti mentre vi sbattono il loro skeatboard sui denti.

8) 1979 - Smashing Pumpkins
Allora parto subito dicendo che sono molto scocciata che come primo risultato di 1979 Youtube mi dia i Good Charlotte. Quando penso agli Smashing Pumpkins, oltre al faccione tondo di Billy Corgan e alla sua passata relazione con Tila Tequila, vedo anche quello che avrei voluto vivere io negli anni 90'. Io sono dell'89 ed è chiaro che per me gli anni '90 sono una finzione, sono una serie tv di cui ripesco le puntate. Penso a chi farà questa classifica con la consapevolezza di averli vissuti e poi penso a me che, come tutti quelli della mia età, subisco il fascino di un decennio così vicino ma poi lontano. Madonna che banalità che ho scritto. Gli anni '90 per noi sono sempre dietro l'angolo, eravamo noi, eravamo bambini e non ci vogliamo mai ricordare che in realtà sono passati quanti? 15-20 anni da quei pomeriggi del doposcuola dell'elementari. Credo che gli anni '90 siano il mio primo ricordo, sbiadito ma che è lì, li conosco perchè ho le foto, foto dove ci sono io. Questi sono gli Smashing Pumpkins del 1996, e tu Elena che facevi mentre altre orde di ragazzini vivevano nella dolce voce di Billy Corgan e nei video saturati? Probabilmente stavo disegnando una principessa, fatto sta che li ho vi ho ripresi carissimi anni '90, quando? Nel 2008, quando andai a vedere gli Smashing Pumpkins in concerto (dove sono riuscita a prendere la bottiglia di acqua Panna di Billy Corgan, ci tengo a ripeterlo) ma anche lì, nonostante aver pianto per tutte le canzoni, non erano i vostri vampiri, erano la riedizione, è stato come vederli su Youtube. Però Mellon Collie and the Infinite Sadness ce lo teniamo lo stesso e bello stretto.

9) Caught Out There - Kelis
Pezzo del 1999, scritto e prodotto da quei cool kids che sono i Neptunes, Caught Out There è il primo singolone di Kelis. Ve la ricordate Kelis? Sì, certo lo so che è ancora viva, ma non più così dannatamente giusta. La canzone viene dedicata a tutte le donne che sono state tradite da quei bastardi dei loro compagni. Kelis è fuori di se, se potesse lo farebbe fuori, anzi lo lascerebbe in vita ancora un po' per poterlo insultare per bene. Essere tradite non è bello poi, come dice il testo, se lei è pure una cessa...Crisanto ragazzo a cosa stavi pensando? Mi piace la rabbia di questa canzone, mi piace la Kelis fluo e fuori di testa, con la sua schiettezza e la sua arroganza. Il mio pezzo preferito è quando gli dice che lei, o brutto stupido, a differenza della sua troietta si veste in un modo perché "How I dress is a reflection of me". E questa cosa si notava su Kelis, era reale. Peccato che adesso è passata dalla parte oscura del di tendenza. Quanto siamo fiere ascoltatrici di questo pezzo? E quanto ne va fiera Kelis che in Bossy ci ricorda che "I'm the first girl to scream in a track" Ma tu capisci?
10) Bitter Sweet Symphony - The Verve
Nel 1997 non avevo ancora conosciuto l'attrazione fisica. Poi arrivò Richard Ashcroft, si mise a camminare per Hoxton Street e da allora nulla fu più uguale. Come si permetteva Richard di camminare con quell'aria scocciata, quel muso lungo e quella fiera magrezza così, davanti a me, davanti a noi. Quanto cozzano questi archi con la sua faccia da bastardo? Chi sei tu per dirmi queste cose, ma soprattutto chi sono io per sentirti lamentare della tua vita? Eppure non si riesce a distogliere lo sguardo, a cambiare canale o a mandare avanti la canzone. C'è qualcosa che ci tiene incollati e lui lo sa, un video del genere oggi non avrebbe mai lo stesso successo, perché oggi c'è più distrazione che canzoni del genere.

Il mio lavoro è finito, un saluto a voi, uno a Francesco e uno a quel tizio che ha commentato la classifica su NME.com dicendo "Ok, sapevo che non siete Pitchfork però che merda"
Sei grande.