domenica 3 giugno 2012

Niggas in Paris e le modelle fuori dal dancefloor, grazie.

Superata la terza settimana di lavoro in ufficio davanti al Mac e con un condizionatore che non si vuole accendere, inizio a conoscere la mi resistenza fisica. Se la mattina sono splendente, nonostante il caldo umido e il non sapere come sedermi, arriva un momento in cui vorrei solo morire. Di settimana in settimana sto migliorando, certo: non è stato facile passare dalla vita del fancazzismo della freelancer (tornerò, oh  stile di vita bontempone) a quella della diligente stagista occupata dalle 9.30 fino alle 19.00. Se in tutti questi anni di scuola mi hanno insegnato che la street credit si conquista sbeffeggiando compagni leccaculo, programmi annuali dei professori e persone che studiano per più di 4 ore (favorendo così uno studio decisamente più cool di massimo due ore, il che significava che tu eri chiaramente più brillante degli altri, no matter what they say) a lavoro vince chi LAVORA. Capirete bene lo shock della sottoscritta, famosa per aver ridicolizzato testi di storia con temi pynchioniani dalla brutta abitudine di essere lunghissimi e con virgole che piovevano come ciglia morte sul foglio protocollo. A lavoro vince chi lavora, quindi anche in quella fascia maledetta che va dalle 16.30 alle 19.00 io devo cercare disperatamente di non dar a vedere la mia morte interiore.
Lo faccio andandomi a rifare il trucco, fumando un sacco di sigarette (da noi le sigarette sono il Santo Graal dell'amicizia, ma soprattutto il vero motivo per cui i miei capi hanno la forza di effettuare chiamate di lavoro) Se questo non bastasse, mi sono attrezzata con la creazione di playlist ad hoc anti-sonno.

Se ad inizio settimana ho fatto un salto sulla sedia quando è partito l'ultimo minuto di Just Like Heaven rifatta dai Dinosaur Jr, in questi ultimi giorni mi sono lasciata curare dalla psichedelia fashionista di «Watch The Throne» di quelle teste calde di Jay-Z e Kanye West.
Ho fatto partire «Niggas in Paris» una quantità spropositata di volte, che ad un certo punto non sapevo più dove mi trovavo o che ore fossero, mi sentivo come la giovane Jennifer Connely in «Labyrinth».
Eppure il suo ritmo a cucù è riuscito a ridarmi la spinta per concludere con dignità le mie giornate lavorative. Ad un certo punto non mi è più bastata la musica, così ogni tanto andavo a rivedere il video, che di epilessia se ne intende più dei Pokemon. Ci sono i laser, c'è il fumo (questa volta da palcoscenico lo giuro) c'è Kanye in gonna e poi ci sono i giochi di specchi che splittano lo schermo come se si guardasse dentro un diamante...che poi di diamanti parliamo, mi sembra ovvio.

Trovandolo sempre favoloso, durante la pausa pranzo, sono anche andata a guardarmi le altre esibizioni, fino a ritirare fuori questa che ha fatto nascere in me un grande imbarazzo:

Non parlo degli orribili finti costumi di Victoria's Secret (ricordiamolo: lobby del sesso che importa ragazze dell'est e le veste con niente, praticamente la stessa vita che facevano a Varsavia ma qui vengono pagate oro) parlo della totale assenza di capacità motorie delle hot model della sfilata. L'orrore parte con una ripresa generale di Alessandra Ambrosio, famosa modella da bikini che ha anche avuto la faccia tosta di sfilare con il pancione la stronza, perchè Io posso. L'Ambrosio è una nota figa da urlo e cosa fa? Diventa un legno e muove la mano come se fosse l'asta del casello della tangenziale est. La cosa continua nel backstage con altre sgallettate mentre ballano il ballo del QuaQuà. SU NIGGAS IN PARIS. Anche Beyoncè incinta, imbottita come un tacchino riesce a fare di meglio. Ok, ok: Beyoncè è una Regina, ma solo con un movimento del collo riesce a far capire di cosa si parla: Niggas in Paris, niggas che dopo aver conquistato Manhattan e Tribeca vogliono di più, è la rivoluzione, è il potere che stufo dell'America si espande, si raffina e arriva in Europa in Rolls Royce. È la svolta di non monimare più Gucci e LV perchè ormai sono marche da poveracci, si nominano Lanvin, Givenchy addosso a tutto e a tutti, dove la Supreme non basta più arrivano Raf Simons e Rick Owens o Versace per H&M. Niggas in Paris è il Tiger Woods del 2012 che vince contro i bianchi a golf, capite?
È tutto questo? Forse no. L'unica cosa che ho in comune con le modelle moldave è il fatto di non capire le parole, ma è chiaramente di questo che parlano e voi pali della luce non avete nessun rispetto nel porvi in quella maniera nei loro confronti. Non si balla così in presenza del Regnanti, non ci si comporta così. Lasciatele pure sfilare ma dio santo, fuori dai dancefloor, fuori da un regno che si sta espandendo.
Don't let them get in my zone.

2 commenti:

  1. .. d'altronde si dice dalle mie parti: da come balla una donna capisci com'è a letto..

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  2. Diciamo che non fanno all'amore come sfilano, ecco.

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