lunedì 17 settembre 2012

«Total Loss» il nuovo album di How To Dress Well

Una sera come tante, la mia migliore amica se ne uscì con una frase mostruosa da dire a un uomo. Francesca, presa da un momento di affetto vero e sincero, disse al nostro migliore amico "Grazie Rocky, sei davvero il migliore amico che una donna possa desiderare". Francesca pensava di aver fatto un bel gesto, lei l'algida stramazzacazzo con cui si litiga sempre, lei aveva messo in fila queste parole così dolci. Mentre ancora -tronfia della sua generosità d'animo- aspettava un bel grazie, Rocky rimase pietrificato con un occhio chiuso e uno aperto. Io ero lì, ormai avevo sentito tutto, ormai il latte era versato e non c'era nessun micino a ripulire la zona. Posi la mia calda mano sinistra sulla spalla di Rocky e guardai dritta negli occhi della BFF: "MAI E POI MAI dire a un uomo che è il perfetto migliore amico". Rocky è il nostro migliore amico, certo. Ma non vuole gli si ricordi che lui, per noi, è un minipony dalle meches rosa più che un cavallo da monta. (con questo, non vogliamo sire che tu non lo sia). Bene, se non fosse che Rocky ascolta solo Prodigy e merda giapponese, quella sera sarebbe tornato a casa e avrebbe composto «Total Loss» espugnando così anni di uscite con le sue due bellissime migliori amiche. Se Rocky avesse mai ascoltato anche uno, uno solo dei discorsi che faccio sull' arrembì, sulle gigantografie di Mariah Carey e sul perché tengo un cd di Janet Jackson in macchina, a quest'ora Rocky sarebbe il genio che si cela dietro How To Dress Well.

Invece Rocky sta ancora appresso al basso e dietro HTDW si nasconde Tom Krell, un bianco un po' goffo, con gli occhiali spessi e gli occhi piccoli, uno che si è laureato in filosofia e che quindi deve davvero essere una palla al piede. Tom lo sa, decide di vestirsi per bene e fa della sua totale mancanza di sex appeal la sua arma segreta. Nel 2010 esce l'album di debutto «Love Remains», fatto di riverberi, echi lontani e falsetti. Come avrebbero suonato i Liars se avessero duettato con Aaliyah e R. Kelly? Infatti, continua il paragone con R Kelly uno dei più grandi songwriter r&b/soul degli anni '90: un uomo capace di girare un porno con delle minorenni, uscire dalla stanza da letto, salire sul palco e farti scendere delle lacrime. R Kelly era pappone e chirichetto allo stesso tempo, violento e delicato. Tom di certo non è R Kelly con la canotta dei Celtics, ma è quello delle note leggere, delle ore passate in casa in solitudine, che Tom coglie molto bene nella cover di «I Wish»

Sono passati due anni e il ragazzo ci propone «Total Loss», un album con lo stesso carattere di quello d'esordio: solitudine, riverberi, falsetti e sospiri, 11 struggenti canzoni hip hop... se mai questa definizione possa davvero esistere. Questo giovane borghese dichiara di avere come icone musicali R Kelly e Mariah Carey e non ci rimane altro che annuire e affidarci al suo hip hop intimo: nessun ghetto da risvegliare, non c'è nessuna gang a sostenere Tom Krell, che fa della musica che tipicamente ha dato potere ai gruppi/comunità un genere del tutto nuovo, intimo appunto. How To Dress Well soffre e beneficia dell'impossibilità di creare musica dello stare insieme: dove l'hip hop risveglia un passato e una memoria comune, Tom può solo risvegliare la sua sola e unica memoria e darti in pasto gli amici che ha perso, come quella lunga lista di nomi che compongono la traccia «Set it Right».In questo nuovo album c'è una maggior coscienza pop di How To Dress Well, che sembra puntare a diventare il nuovo ( e sempre inarrivabile) Justin Timberlake, quello delle sonorità di «I Think She Knows», Tom Krell sa benissimo che non potrà mai essere come Justin, Mr. Krell ha un blog dove posta emoticons, cuoricini e descrive tutto con cute! 
Se vi sentite più Justin dentro, ma decisamente How To Dress Well fuori, be': fossi in voi ascolterei «Total Loss» per intero e poi andrei a cercarmi una brava ragazza, una di quelle che la canzone «Enough Said» di Aaliyah la preferiva senza l'intervento di Drake. Forse, in questi anni in cui abbiamo pianto la morte di Aaliyah, ricercandola nelle varie Alicia Keys, Azealia, Cassie o nelle collaborazioni postume, forse la verità è che stavamo cercando nel luogo (o nel genere sessuale) sbagliato. Per ascoltare tutto tutto Total Loss andate qui

domenica 9 settembre 2012

Azealia Banks: elite rap bitch da autoscontro

Ogni mattina, quando arrivo a lavoro la prima cosa che faccio è accendere il pc, segue il lavarmi le mani e aprire l'internet. Ogni mattina trovo un video nuovo di Azealia Banks e, sempre ogni mattina, perdo un piccolo pezzo della mia autostima.

Vorrei ribellarmi a questo sopruso, a questa dittatura editoriale/fashionista/musicale di Azealia Banks, eppure è totalmente inutile. La notizia del posticipo dell'album (febbraio 2013) non ci ha certo lasciato orfani della sirena dai capelli melanza: video, mixtape e remix è impossibile non rimanere contagiati.
FANTASEA il mixtape che uscì questa estate, oltre a tenermi occupata per un bel po' di ore, mi ha fatto rendere conto di una verità: Azealia è una tipa da autoscontro.
Probabilmente anche lei ammirava i tammari alle giostre, probabilmente anche lei rinpiangeva di non poter essere come loro. Lì, in quel di NY, con un bagaglio culturale come quello black, poteva forse la piccola Azealia diventare una di quelle fake cantanti house? Azealia ha dovuto prima espugnare la torre dell'hip hop, passare dai grandi classici, dalla gavetta: inizia a reppare, vai a scuola e solo poi trova te stessa. Oggi, anzi, ora la musica di Azealia e il suo look non fanno altro che applaudire ad un giusto riconoscimento verso gli anni '90: quelli della discoteca Jumbo, delle Fornarine con la zeppa, della musica dance dai video metallici. Quegli anni che a noi ventenni di oggi sono stati negati, che conosciamo per i racconti di youtube e per quella moda del grunge strascitato, riutilizzato solo in chiave di menefreghismo acuto nei look. Una volta rilasciato il mix Fantasea, Azealia -che ha fatto delle Destiny's Child e di Aaliyah le sue eroine- ha rivelato la sua fascinazione per il mondo della dance anni '90 e in particolare per la musica rave inglese.

Nel video di Van Vogue, canzone utilizzata per la adv F/W 2012 di Alexander Wang, Azealia propone il suo meglio in questo miscuglio di labbroni e beat dance. Chapeau per aver riportato sugli schermi il look di Jim Carrey in «The Mask».

 1991  è l'ultimo video che Azealia ha voluto darci in pasto. Titolo e testo fanno riferimento al suo anno di nascita, rivelando una sana spocchia nel proclamarsi una elite rap bitch, insomma: è tempo per le altre di levarsi dalle scatole (Nicki Minaj you know what I mean)

Ma non sarebbe stato divertente se si fosse limitata a questo, infatti basta guardare il video per capire subito che -come tutti noi della generazione del vuoto- Azealia ricerca i suoi miti, i suoi riferimenti negli anni in cui non sapeva neanche dire il suo nome. Nell'anno della sua nascita, quel 1991, esplodeva la musica dance. Poteva forse esserci modo migliore per spiegare la visione house-rap di Azealia, se non citando visivamente uno dei successi di quell'anno? Questo è Pure Love di Crystal Waters, hit proprio del 1991.

Notate niente?