giovedì 13 giugno 2013

Mi Ami 2013 aka non ti vergognare, dillo che ti piace il RAP

Dopo sei anni di militanza assidua, anche quest'anno è stato Mi Ami, forse l'edizione più odiata dal suo stesso pubblico. State calmissimi. Il reality show delle rap star Club Dogo, la gabbia di Spit e il ritorno tanto gioito dello storico programma radiofonico «One Two, One Two»: in un periodo dove l'hip hop italiano vive una seconda investitura come cavaliere griffato della musica nazional popolare, è normale che anche il Mi Ami si spalanchi al genere (non che non ci fossero stati tentativi negli anni passati, eh). Tra un Caronte che traghetta quelli dalle braghe calate e una vecchia carovana che riporta i Linea 77 sul palco Pertini, decisamente preferisco salire sulla prima. Il pop avanza e se i generi si contaminano a vicenda è solo una goliardica ola alla Festival Bar. Insomma, mani verso il cielo, che in gesto di preghiera le ci si mette solo per invocare disperati la morte del crossover: i Linea 77 nel 2013 sono come i Linkin Park che vincono come Best Alternative agli MTV Awards. SBAGLIATO. Quindi passiamo a dare il mio numero elogiare i coraggiosi gladiatori hip hop di questo Mi Ami 2013.

Noyz Narcos
Tocca al romano e alla sua clique sfatare il luogo comune del Mi Ami tutto chitarre e borse di cotone. Noyz Narcos sale sul palco proprio dopo i Linea 77 che -volendo- potrebbero tranquillamente provare una sorta di amore nei confronti del romano e delle sue ruvide liriche, perché a fare retorica in Italia e sull'Italia siamo tutti campioni nazionali, ma farla grattando la voce sul fango di cui parli non è da tutti. È così che il rap hardcore del Truceklan rapisce un'intera platea che all'inizio è addirittura intimidita: sarà per la gloriosa rivalità Milano-Roma, alimentata da più di un ventennio di film dei fratelli Vanzina, fatto sta che ci vogliono un po' di "Ve volemo sentì" per lasciarsi andare. Noyz e il pubblico trovano la connessione perfetta quando arriva Salmo, che -soprannominato anche Vocione Pavarotti- aiuta Noyz a districarsi dalle rime e a incastrarne altre. Un bel matrimonio, anche perché il povero Salmo non può sprecare quella poca saliva che gli rimane per le hit di Fedez, per dire. P.S: Noyz, eri tu all'Esselunga di via Ripamonti un paio di settimane fa? Risp, T.V.B Ele89

Dargen D'Amico
È Prezzemolo gelato Sammontana, così dicevano i vecchi poeti riguardo a questa figura della musica italiana. Dargen l'amico spaccone dei Fratelli Calafuria, Dargen quello sensibile, Dargen tutti pazzi per le feste. La strategia dell'uno, nessuno, centomila inizia anche a rompere. Sì, dai "Ma non avevi detto che quando si fondono i generi le cose sono più belle?". Non ho detto di fonderli, ho detto di farli incontrare POI vediamo come finisce. Dargen vince nella formula del mattacchione, una piccola canaglia con il broncio. Probabilmente è colpa mia, sono io che non sono portata al divertimento e quando parte il carrozzone electro-dance non ce la faccio proprio: mi fanno piangere i Power Frances, mi fanno piangere i Two Fingerz, ma soprattutto odio il loro programma su HIP HOP TV. Tornarndo a noi, a me Dargen piaceva anche ai tempi di «Odio volare» e gli auguro tutto il bene del mondo, come all'ex che tanto sai che si divertirà più di te. Brutta l'uscita"Perché non ci possiamo godere la serata senza usare i telefonini?" Dai. Non posso dire com'è andata con gli Amari non perché non ci fossi, anzi, ma perché ho avuto un attacco di risate violente per colpa di un cocktail di sostanze chimiche e la camicia giallo fluo di un tipo nel pubblico. Sono una persona orribile.

Mecna
Quando sei bassa sogni di essere più alta perché vorresti vedere le cose meglio e prima degli altri, ma fondamentalmente perché vorresti mangiargli in testa, ed è un po' quello che il giovane Mecna fa dall'alto dei suoi due metri di bravura. Faccia pulita e testi da vita comune dove è facile riconoscersi, dando così la possibilità anche al pubblico classico del Mi Ami di soffermarsi sul suo lavoro. Il commento che più spesso mi sento ripetere da chi non vuole ascoltare rap è proprio l'impossibilità di riconoscersi nelle liriche da finta pistola alla tempia dei rapper di casa: poca vita da provincia e tanta fanta-autobiografia. Ecco, con Mecna avete la possibilità di vivere i vostri anni da ventenni fuori casa, da junior art director nelle agenzie di città, soltanto scritti un po' meglio di come potreste farlo voi. Se Noyz Narcos ti imballa su un ritornello come -Bevo rum, fumo crack, faccio rap-, esigendo che gli si creda, rammentando che non è fiction (io con Noyz, ve lo dico subito, non mi ci metterei mai contro) Mecna dispiana le lunghe braccia per accaparrarsi un pezzo della vita di tutti noi: di relazioni e telefilm, della testa dentro il computer per lavoro e non sempre per piacere, dell'andare e fuggire. Il «Disco Inverno» del rapper foggiano vanta una scioltezza di beat melodici nu soul e r&b e di piacevoli storie personali più che di rime, d'altronde lo dice lui stesso: "Non faccio rap, scrivo". Bellissimo album e ottime collaborazioni, fa sorridere ritrovare Bassi Maestro all'interno del mondo di Mecna, lo stesso Bassi che nel 1996 reppava "Mi vedi per la strada nella super cinque a 20 all'ora/coi finestrini giù quando si fa sera, convinto che alla gente del quartiere/possa far piacere, un po' di musica/di quella che la radio non ti fa ascoltare" Quel pezzo era «Ad occhi aperti» e ora Bassi guarda dove siamo, abbiamo abbassato i finestrini giù al Mi Ami.


Menzoniamo anche Andrea Nardirocchi, che un mio amico ha apostrofato come uno di Amici. Andrea, se vuoi puoi diventare mio Amico, se vuoi faremo di te l'anello di congiunzione tra quell'imbranato di How To Dress Well e Justin Timberlake. Andrea io credo nella tua voce limpida e nei tuoi mash up con le Spice Girls. Abbiamo bisogno di eroi, perché Tiziano Ferro amante dell'arrenbì non ce lo daranno più indietro.

Vittoria quindi per Mecna, mentre grande fail per la mia domenica a casa per colpa del diluvio violento su Milano. Grande peccato perché così non ho potuto sfruttare le mie battute su Appino, tipo:
Si scrive Appino, si legge Cappio.


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