lunedì 7 ottobre 2013

Miley Cyrus non ha stuprato la black culture più di un tuo normale venerdì sera

Cause somewhere in America
Miley Cyrus is still twerkin'
Twerk, twerk (Miley, Miley)

«Somewhere in America» Jay Z , luglio 2013

Nel 2009 Miley Cyrus lancia una personale linea di vestiti venduta in tutti i Walmart d'America (roba super chic insomma) e quale modo migliore di farlo se non sfruttando un jingle musicale? Detto fatto: l'allora diciassettenne Miley canta sorridente in shorts con dietro una bella bandiera americana, un'enorme bandiera americana. «Party in the U.S.A» non era stata nemmeno scritta per lei, ma hanno pensato che tracciarle un nuovo profilo pop le avrebbe giovato, così di country le rimase solo il fatto che ancora ballava sui camion tra i fienili e -vabbe'- si vestiva malissimo.
«Party in the U.S.A» diventò un successo: super patriottico, pop al punto giusto ma ancora così tenacemente rurale e cattolico come i grandi stati americani. La canzone parla del suo arrivo a L.A e di come tutto le sembri diverso: lei indossa stivali camperos mentre le altre gli stiletto, oddio dove sputo sta cicca? A un certo punto del pezzo, Miley si esalta perché:

"And the Jay-Z song was on, and the Jay-Z song was on"

Come per ogni ragazzina del mondo, canticchiare una canzone familiare la fa sentire meno sola in quel luogo sconosciuto, e ci sta. Poco dopo, in un'intervista Miley ammette candidamente di non aver mai ascoltato Jay Z in vita sua, e ci può stare anche questo: come se io a 17 anni avessi avuto amiche con cui parlare di Jay Z, non sarei qui ora. Agosto 2013, VMA: Miley Cyrus muove il suo piccolo sederino su Robin Thicke, la performance in sé non è nulla di scioccante (Rihanna sbadiglia) ma circola un senso di nausea perché A) Robin Thicke è uno sfigato B)Miley ha la lingua lunga quanto Gene Simmons dei Kiss C) È tutto una grande caricatura. Nel documentario «Miley: The Movement» la nuova Miley dichiara di vedersi come una bad bitch, che ascolta un sacco di rap e che -fidatevi- non è poi così in pericolo come sembra. E così addio fidanzato wasp e benvenuto giovane produttore nero Mike Will Made It che mi fai le basi per i pezzi e già che ci sei fai le foto con me nello studio di Terry Richardson.

Ora, Miley non mi vorrebbe mai come amica per gli stessi motivi per cui le ragazze che frequentano il Rocket non mi vorrebbero come amica, ma nel caso ve lo chiediate ancora... No, Miley non finirà in rehab come Brtiney Bitch perché a differenza sua non ha girato un docufilm a cuore aperto: sguardo fermo e occhi sgranati, Miley parla di total mess strategy, non è vittima dello showbiz, semmai ne è creatrice e fruitrice. Ora, io il documentario su Britney me lo ricordo: sguardo perso e vulnerabile, di certo non parlava di strategie di marketing. A quelle ragazze serie che si chiedono perché questa ragazzina si comporti come la nigga inda ghetto di turno, mi è facile rispondere: E TU ALLORA PERCHÈ LO FAI? Quelle adolescenti che all'epoca non conoscevano Jay Z e la black culture, oggi sono le stesse che vanno ai concerti di Tyler The Creator, che sballano quando sentono Azealia Banks nella colonna sonora di «The Bling Ring» e che si schiaffeggiano il culo davanti allo specchio twerkando sui pezzi di 2Chainz. Miley è una ragazzina bianca di 50 chili scarsi, che è vissuta durante l'epoca d'oro del rap, esattamente come noialtri: anni di inconsce produzioni di Pharrell Williams e Timbaland su MTV, la multirazzialità pacchiana dei Black Eyed Peas prima che Will I Am fosse uno riconosciuto come individuo a sé. Non contenti ci siamo ingozzati di un decennio di telefilm con famiglie afroamericane su Italia 1, imitandone lo stile secondo la teoria dell'ironia hipsteriana, ironia che ritengo più pericolosa e mostruosa del Mein Kampf. Miley è razzista? Miley è troia? È troppo bianca per twerkare? Ma i rapper non hanno inziato a mettere belle donne nei video per venderli ai bianchi? È un bel casino, ma è tutto abbastanza semplice: Miley Cyrus inorridisce gli anziani perché li provoca, come i fumetti soft porno hentai, dove la tipa più porca solitamente è anche la più stilisticamente ben educata. Miley inorridisce sbucando dal simbolo della fanciullezza, il teddy bear, e poi si fa un'antitetanica casalinga leccando martelli e chissà altro. Fa sentire insicuri i vecchi mentre a te che hai 20 anni giù di lì non ti piace perché fondamentalmente lo sai, MILEY SEI TU: un hipster con l'accesso illimitato a Wikipedia che cerca magliette dei Pokemon su E-Bay, magari non sai chi è DJ Kool Herc ma se c'è un boombox devo farci la foto subito. Miley ti fa schifo perché sei tu che ti gasi per i Major Lazer e scorri l'instagram di Diplo dove ci sono foto di tipe che twerkano con il sedere all'aria. Lo stesso Diplo/Major Lazer prendeno in giro questo appropriarsi della cultura black nel video «Bubble Butt» dove hipster con il broncio ritrovano la felicità solo quando gli si gonfia magicamente il sedere.
Boh, a voi magre non vi capirò mai.
Poi, che io non ricordi manco mezzo ritornello di Miley Cyrus è decisamente un'altra storia, ma non mi stupirei se mi piacesse il nuovo album perché sarebbe il disco pop che vorrei fare io nella mia ipotetica carriera da popstar. Come ti immagini in un video pop? Ti senti hot come Kelis, indossi il grillz tra i denti, ti fai la manicure da strega e c'è un cameo di Pharrell? Bene. Poi storicamente c'è chi l'ha fatto meglio con dei sample che non ti sto manco a dire.




Nessun commento:

Posta un commento