mercoledì 4 dicembre 2013

SAINT HERON: la compila della nuova etichetta di Solange

Che Solange si sia meritata di esser chiamata per nome lo sapevamo da quando è uscito l'ep «True», curato dalle coloratissime mani di Devonté Hynes poliedrico produttore dai mille volti (e nomi). La ragazza poi ha ribadito la sua indipendenza dal sound prepotente della sorellona Beyoncé calcando i palchi di tutti i festival estivi, anche in Europa a partire dal Primavera a Barcellona dove anche io ho avuto la possibilità di vederla. 
Be' vederla: data l'ultima fila dove le finlandesi mi avevano segregato, ho deciso di godere del concerto solo dall'alto della lunghissima scalinata di cemento, ipnotizzata dalle migliaia di ragazzi che ballavano a tempo sui pezzi funk-new wave di Solange. Autoritaria, divertente e delicata. Così, mentre Queen B se ne esce con «God made you beautiful», pezzo dedicato alla figlia dove Beyoncé urla -e non sto scherzando- SEI BELLAAAAAAA DIO TI HA FATTO BELLAAAAA, Solange fa uscire una super compilation per la sua etichetta Saint Records.



La compila è intitolata Saint Heron e senza gli schiaffi vocali e commerciali a cui siamo stati abituati da Beyoncé (Beyoncé puoi schiaffeggiarmi quando vuoi) si appresta a essere un piacevole fermacarte spazio-temporale del sound R&B di questi ultimi anni. Ve ne deve fregare perché non potete continuare a fare i duri quando poi siete tutti a parlare del periodo blu di James Blake manco fosse Picasso. Dicevamo, 12 pezzi dei più promettenti cantanti/produttori del panorama R&B di oggi, che non sono più quelli che fanno gli acuti e i video con il miele che cade lento dall'alto. Sigh.

Saint Heron mette in mostra le atmosfere fumose dell'arrembì moderno, dove la parola d'ordine non è più sedurre spudoratamente ma affascinare, non più machi sensualoni ma lascivi sognatori. E lo si capisce dalla leggerezza del primo pezzo, «Lock up» di BC Kindom, dalla compostezza vocale di Jade De La Fleur (ma anche dal nome) e dai due pezzi che ospitano l'electro-pop di Kelela. E che dire degli accenti e della dolcezza di «Drinking and Driving» della stupenda Jhene Aiko?
Oltre a loro troviamo l'inconfondibile Sampha (già voce dei SBTRK e della collaborazione con Drake nel brano «Too Much») e Cassie sulla cui evoluzione è il caso di spendere due parole. Ci siamo, anche la fidanzatina di P.Diddy ha guadagnato un po' d'indipendenza musicale: basta collaborazioni con quella parruccona di Nicki Minaj, Cassie è riuscita a ripulire il suo passato con un sound intimo e dark come nel caso di questa «Indo» un'ode ai giorni verdi. Un pezzo rotondo e rilassante, che sfata così il mito che solo le canzoni brutte parlano di weeda. Ciao Salento!
E poi ancora Iman Omari, il producer Petit Noir, Starchild, India Shawn e ovviamente Solange  a chiudere il cerchio con «Cash In» manifesto della visione di questo R&B minimalista e surreale.


Se questi nomi non vi dicono un granché è perché Solange ha lavorato bene, assemblando una compilation proprio per quei giorni dove la testa è una lavatrice di onde e gli occhi finestre aperte sui vostri sfondi desktop a tema tropicale.

                                                                   Qui il Soundcloud

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