lunedì 25 febbraio 2013

Kendrick Lamar: la puzza di Compton ai Magazzini Generali


Lo scorso Martedì sono stata al concerto di Kendrick Lamar, il mio primo grande e reale concerto di una hip hop star. E da sola. Andare ai concerti da soli è bellissimo e al tempo stesso un grande stress: se un ragazzo va da solo a un concerto, quello che la sua visione riflette e più o meno una sorta di controfigura del misteriosissimo Edward Cullen (sì, è triste ma non trovo paragone migliore). La faccia solitaria, la birra stretta in mano e lo sguardo sfuggente. Il tipo da solo è un figo. La ragazza da sola è una sfigata, perché una che va a un concerto hip hop senza avere ALMENO una vittima su cui strusciarsi, insomma hai già perso in partenza. Mentro lo scrivo, mi rendo conto che tra l'altro è vero. Voleva essere una filippica sui ruoli maschio-femmina ai concerti, ma invece avete ragione voi: sono sfigata, i miei amici odiano l'hip hop, tutti pensano che dovrei smetterla di vivere nei video degli omaccioni neri. Io ero da sola, lì in quel luogo, in mezzo a quella che per pura fantasia dovrebbe essere la mia gente. Il concerto si è tenuto ai Magazzini Generali e io ho la fortuna di lavorarci praticamente sopra. Dopo essermi cambiata nel bagno dell'ufficio con la stessa facilità con cui Bunny si trasforma in Sailor Moon, sarei dovuta essere all'interno del locale una decina di minuti dopo. Sono rimasta in macchina giusto quei 30 minuti per decidere con quale atteggiamento entrare ma soprattutto se il rossetto indossato bastasse (SPOILER: non basta mai). Prendo coraggio, sorpasso tutti i ragazzetti fermi al paninaro (ma di già) e mi avvio all'interno di quel tunnel scuro chiamato "il disagio di essere sola". Dopo la birra il disagiato se è attenuato, tanto che sono andata addirittura a lasciare il cappotto, ma passiamo al cuore di questo post, con le impressioni sulla serata:

ENSI
Sono una pessima fan dell'hip hop italiano, ancora ferma ai «107 Elementi» di Neffa. La mia conoscenza del lavoro di Ensi si fermava alle gare su MTV Spit. Ensi ha spaccato, come dicevano i teen con il bomber vicino a me, ed è vero. Bella parlantina, ottima presenza scenica e belle basi… a già, erano di Ice Cube e Dr. Dre.

KENDRICK LAMAR
C'è poco da dire, Kendrick sa tenere il palco e sa trainare il pubblico in quello che è il suo show. "Questo non è un concerto ma un party" e tutti "Siii" e io "Nooo". L'atmosfera americana era troppo anche per me, sono già troppo vecchia per queste cose, ho sprecato i miei anni migliori dietro allo shoegaze, sono una stronza. Belli i momenti di freestyle e over te top l'esibizioni dei pezzacci come «Swimming Pool (Drank)» e «Money Trees»

IL PUBBLICO
Sono stata punita per aver disertato la mia gente in favore di amici più affettuosi ma meno interessanti a livello musicale. Mi avete trascinato a concerti di merda per anni, ho subito i vostri progetti musicali scabrosi per altrettanti anni, per non parlare dei diggei set dei vostri amici che iniziano tutti inesorabilmente con Billy Idol. Il dio dell' hip hop mi ha ripagato con un ottimo groove ma zero amici con cui condividerlo, che tristezza. Così mi ritrovo da sola in mezzo a tre quarti della popolazione di Turro-Loreto. Le persone più vicine a me sono dei 18enni di origini africane mega esagitati e un gruppo di ragazzetti dell'hinterland che chiudono gli occhi ad ogni rima snocciolata da Kendrick Lamar. La cumpa mi aiuta ad arrivare tra le agognate prime cinque file, ma quello che vivo è il delirio di salti e pogo violento. Da quanto sono fuori dal giro? Ora si poga?

LA GNOCCA
Quello che doveva essere il 4 luglio per la mia femminilità e per i miei bellissimi capelli, invece si è rivelato essere il giorno della Memoria, sì PER NON DIMENTICARE. Sono attorniata da etiopi dal collo lungo e dai capelli setosi. Voglio morire, ma non prima di averti tirato una gomitata nello sterno, stronza.

BALCONATA VIP
Come ogni grande evento musicale che si rispetti, la balconata vip ha la sua importanza. Data la presenza di Ensi come opening per il rapper di Compton, una si aspetta tutto il resto della rappresentanza della scena italiana e questi c'erano. Mondo Marcio ma allora esisti ancora! Ciao Marra, figurati sgrema tranquillamente verso il pubblico, che stile! Ciao Emis Killa! E poi ti ritrovi in coda a ritirare il tuo cappottino e senti una presenza traballante alle tue spalle, un'icona di stile, ormai un'icona televisiva: IL GUÈ! Guè perché non hai apprezzato la mia uscita con la Panda 4x4 e «Suit & Tie» sparata dalla radio a un volume da coro da stadio e con i bassi rinomatissimi del mezzo Fiat? E quanto è triste che io abbia riconosciuto una delle partecipanti del noto programma «Shopping Night» dei guru della moda Enzo e Carla? Tra l'altro, una concorrente che nemmeno aveva vinto.

Insomma, è stato un bel concerto, me la sono cavata alla grande alzando le braccia come tutti gli altri e urlando "EEEEH, OOOH!" tutti parte di un unico sogno, c'è un sogno chiamato amore come direbbe l'hippy nella storica interpretazione di Carlo Verdone. Qui il nuovo video di Kendrick Lamar feat. Drake «Poetic Justice», dove i più -sul pezzo- di voi riconosceranno il campionamento di «Any Time, Any Place» di Janet Jackson:

lunedì 11 febbraio 2013

Fashion movie are the new Scary movie

La cosa che trovo davvero noiosa del mondo moda è che tutti sono troppo impegnati a tener riservatissima qualsiasi tipo di informazioni. Impegnati al 100% a mostrarsi robotici, come se le persone credessero in una fantomatica divinità che crea e lavora sul brand.
...Nelle terre desolate del mondo di Fashionland una sola grande divinità forgiò i sette anelli che diede a sette grandi divinità con una grande passione: il cucito!
Invece un brand è costruito da persone e più si svela il carattere, la forza del team e la personalità del designer, più si ottiene successo. Stessa cosa per i fashion film: video di pochi minuti dove si cerca di cattura l'essenza della griffe. Esempio, l'adv video serve a vendere, il fashion film a catapultarti all'interno del mood del brand. Solitamente i fashion movie sono cortometraggi molto poetici, ma dopo il centesimo video con ragazza bionda che raccoglie margherite dal prato, le annusa e gioca con i lembi del suo abito di pizzo... Insomma ci si rompe le palle. Grazie a dio, c'è ancora qualcuno che si diverte nel far moda e comunicazione di moda, come Alber Elbaz, direttore creativo di Lanvin. Per la nuova campagna S/S 2013, Alber compare sulle immagini dei modelli con una chiamata di Skype, si scusa di non poter esser lì sul set e segue gli scatti della campagna dalla webcam. Cosa c'è di più moderno e reale di una call su Skype? (Quante call in ufficio fatte con Skype, meglio senza video dato che si finisce in gestacci che cozzano con la voce gentile e acuta) Divertente, leggero, contemporaneo e credibile. A proposito di credibilità, come si fa a non credere allo stesso stilista del brand che dice divino! ai propri abiti?


Se poi il brand è tutto tuo, allora puoi andare anche oltre. Alexander Wang in poche stagioni è diventato il simbolo della moda made in U.S.A, della nuova schiera di rapper fashionisti e dei giovani talenti che esplodono. Acclamatissimo, promosso a direttore creativo per Balenciaga e considerato uno dei personaggi più influenti nel mondo della moda, Wang mantiene comunque quella leggerezza che gli permette di avere come testimonial Azealia Banks e i Die Antwoord e di pubblicare video come questo: Che cosa avviene nello store di N.Y city di Alexander Wang? Ad aiutare le celebrità nella scelta del capo giusto c'è Bon Qui Qui, personaggio creato dalla comica americana Anjelah Johnson, una grezza ragazza del ghetto svogliata e poco portata al lavoro da umile commessa. Capelli chiassosi, manicure super pacchiana, Bon Qui Qui non solo non ha voglia di farsi le scale per prendere il numero di scarpe giusto per la top model Alessandra Ambrosio, ma appena vede A$AP ROCKY... gli da un suo demo! (A$AP ti amo) Una parte della comunità afro-americana e dei latinos ha trovato il personaggio stereotipato e razzista, ma vorrei ricordare a tutti che noi abbiamo la Ferilli che urla "beato chi se'o fa il sofà"

Infine lo spassoso video per la linea Viva Vena, protagonista l'attrice Lizzy Caplan (che è tipo la nuova Chloe Sevegny? è davvero stressante stare dietro al mondo delle icone alternative). Il video è la parodia dei soliti fashion movie dai colori desaturati e dalle immagini poeticamente retrò. Lizzy interpreta la tipica hipster amante delle band anni Sessanta "Sono più autentiche" e dei film francesi "Quando sono sola, fingo di essere all'interno di un film... quel tipo di film che non capisco" Geniale.