lunedì 17 giugno 2013

Il crudo reportage di una festa con la musica balcanica

L'altra sera ho passato 3 ore a provare a scrivere un tweet divertente sulla musica balcanica… Questo che leggerete è il violento, reale, e non filtrato reportage di una festa a tema.

I miei amici sono delle bellissime persone, ragazzi seri, forse con qualche grammo di problemi nelle tasche, ma in generale delle persone a modo: c'è il comunista con l'orto comunale, c'è l'ingegnere, il mago della briscola, l'appassionato di fumetti, il tamarro buono etc etc.. Peccato che siano poco interessati alla musica -o meglio- non la vivono come una necessità, per loro il cosa ascoltiamo durante la serata non è importante, invece per me lo è. Il loro menefreghismo scatena in me la seguente reazione: se il ricordo che avrò di questa serata è la pessima selezione di un dj la cui bravura si misura dal numero di CAZZO BALLATE CAZZO! che urla durante il djset, allora non voglio ricordare nulla. Eppure venerdì, ho accettato l'idea della festa in stile balcani, perché mi mancavano i miei ragazzi… Ma soprattutto perché avevo il vestito perfetto per l'occasione: un abito che mi fascia come una dea e con una raffinatissima stampa a fiori tropicali. 
Il posto è bellissimo, un giardino in una villa in brianza, location estiva di uno dei nostri locali preferiti. Ci sono le amache, le lucine giuste, ci si rilassa e si bevono le birrette. Nonostante il mio stato di relax non abbasso mai la guarda, già appena entrata il mio orecchio carpisce delle trombe insistenti. Da subito, metto a fuoco cosa odio di più di questa musica: l'andamento sempre più veloce e l'ansia che ne comporta. Le trombe emettono musica sempre più allegra e danzereccia e, come una goccia che continua a caderti sulla testa, l'unica cosa a cui pensi è: POTRANNO ANDARE PIU' VELOCI DI COSI'? LA COSA PUO' PEGGIORARE? Verso mezzanotte le trombette hanno finito di far festa, è tempo del dj set. Mi faccio far spazio sull'amaca dall'amico con le spalle più grosse, scelto perché quando avrò un cedimento nervoso vorrò lui a sorreggermi... Ed è sicuro che avrò un cedimento. Partono i chiassosi pezzi da campagna elettorali del nostalgico partito comunista: un partito tutto d'un pezzo e dal gusto musicale duro e immobile come gli inverni russi. L'amico rosso tira su il pugno, schiarisce la gola e canta di steppa e rivoluzioni. La selection va avanti secondo le regole del dj schiappa: 1. Tutti pezzi scelti fanno schifo 2. I pezzi vengono interrotti male quanto le gravidanze su MTV Teen Mom. 3. Nessuno nota differenze tra un pezzo e l'altro. Mi chiudo in un silenzio tombale e aspetto la prossima mossa del dj, che mi tira un mancino mica male: IRROMPE SULLA SCENA L'HAVA NAGILA. La gioiosa canzone ebraica si incastra nella mia mente come un trauma subito in giovinezza. Non posso fare a meno di seguirla e mimare con il labiale NANA-NANANANANA. Mi risveglio dall'incantesimo solo quando il dj attacca con un ennesimo colpo di genio: mixa «Jump Around» con una cosa che ricorda la sigla di «Un medico in famiglia» Si sente chiaramente il ritornello degli House of Pain ma con sotto delle maracas. A scanso di equivoci voglio sottolineare che stiamo parlando della sigla della prima stagione della fiction:
Dato che le orecchie sono ormai distrutte, decido di concentrarmi sul nobile senso della vista. Alcune ragazze con il gonnellone a balze danzano in un mix tra la gioiosissima taranta (dove la gonna gioca il ruolo fondamentale di coda da pavone) e il pogo. Taranta e pogo, il richiamo della polvere unito a quello dell'ascesa in cielo, un messaggio più che un ballo. Mentre sono presa da questi pensieri e prendo nota per come riutilizzarli, i miei occhi vengono accecati dalla presenza scenica di due ragazzotti che si dilettano con passi di breakdance e taranta. I due ben piazzati ricordano molto i Bulgari di Aldo, Giovanni e Giacomo, la cosa fa ridere per i primi due minuti, poi basta.
Ma anche in una serata del genere, si può trovare l'amore! Durante il mio tragitto fino al bagno sono stata accompagnata da un noto gentiluomo della brianza, il sempre ultra rispettoso cinquantenne Andrea Vodkatonic. Mi sono sentita protetta tra le parole sconclusionate di Andrea Vodkatonic e mentre ero in bagno pensavo che forse giudichiamo troppo in fretta le persone, forse dovremmo solo lasciarci guidare dai sentimenti. Esco dal bagno e vedo che Andrea Vodkatonic mi sta ancora spettando. mi guarda sorridente, si gira di scatto verso dei ragazzi e urla "Visto che ero con una donna? Visto che aspettavo una ragazza giovane". Andrea Vodkatonic non mi aspettava perché mi vuole bene, mi voleva solo esibire :( Quindi no, non c'è nulla di divertente nelle feste balcaniche e -non mi sembra vero dirlo- nemmeno in Andrea Vodkatonic. 

giovedì 13 giugno 2013

Mi Ami 2013 aka non ti vergognare, dillo che ti piace il RAP

Dopo sei anni di militanza assidua, anche quest'anno è stato Mi Ami, forse l'edizione più odiata dal suo stesso pubblico. State calmissimi. Il reality show delle rap star Club Dogo, la gabbia di Spit e il ritorno tanto gioito dello storico programma radiofonico «One Two, One Two»: in un periodo dove l'hip hop italiano vive una seconda investitura come cavaliere griffato della musica nazional popolare, è normale che anche il Mi Ami si spalanchi al genere (non che non ci fossero stati tentativi negli anni passati, eh). Tra un Caronte che traghetta quelli dalle braghe calate e una vecchia carovana che riporta i Linea 77 sul palco Pertini, decisamente preferisco salire sulla prima. Il pop avanza e se i generi si contaminano a vicenda è solo una goliardica ola alla Festival Bar. Insomma, mani verso il cielo, che in gesto di preghiera le ci si mette solo per invocare disperati la morte del crossover: i Linea 77 nel 2013 sono come i Linkin Park che vincono come Best Alternative agli MTV Awards. SBAGLIATO. Quindi passiamo a dare il mio numero elogiare i coraggiosi gladiatori hip hop di questo Mi Ami 2013.

Noyz Narcos
Tocca al romano e alla sua clique sfatare il luogo comune del Mi Ami tutto chitarre e borse di cotone. Noyz Narcos sale sul palco proprio dopo i Linea 77 che -volendo- potrebbero tranquillamente provare una sorta di amore nei confronti del romano e delle sue ruvide liriche, perché a fare retorica in Italia e sull'Italia siamo tutti campioni nazionali, ma farla grattando la voce sul fango di cui parli non è da tutti. È così che il rap hardcore del Truceklan rapisce un'intera platea che all'inizio è addirittura intimidita: sarà per la gloriosa rivalità Milano-Roma, alimentata da più di un ventennio di film dei fratelli Vanzina, fatto sta che ci vogliono un po' di "Ve volemo sentì" per lasciarsi andare. Noyz e il pubblico trovano la connessione perfetta quando arriva Salmo, che -soprannominato anche Vocione Pavarotti- aiuta Noyz a districarsi dalle rime e a incastrarne altre. Un bel matrimonio, anche perché il povero Salmo non può sprecare quella poca saliva che gli rimane per le hit di Fedez, per dire. P.S: Noyz, eri tu all'Esselunga di via Ripamonti un paio di settimane fa? Risp, T.V.B Ele89

Dargen D'Amico
È Prezzemolo gelato Sammontana, così dicevano i vecchi poeti riguardo a questa figura della musica italiana. Dargen l'amico spaccone dei Fratelli Calafuria, Dargen quello sensibile, Dargen tutti pazzi per le feste. La strategia dell'uno, nessuno, centomila inizia anche a rompere. Sì, dai "Ma non avevi detto che quando si fondono i generi le cose sono più belle?". Non ho detto di fonderli, ho detto di farli incontrare POI vediamo come finisce. Dargen vince nella formula del mattacchione, una piccola canaglia con il broncio. Probabilmente è colpa mia, sono io che non sono portata al divertimento e quando parte il carrozzone electro-dance non ce la faccio proprio: mi fanno piangere i Power Frances, mi fanno piangere i Two Fingerz, ma soprattutto odio il loro programma su HIP HOP TV. Tornarndo a noi, a me Dargen piaceva anche ai tempi di «Odio volare» e gli auguro tutto il bene del mondo, come all'ex che tanto sai che si divertirà più di te. Brutta l'uscita"Perché non ci possiamo godere la serata senza usare i telefonini?" Dai. Non posso dire com'è andata con gli Amari non perché non ci fossi, anzi, ma perché ho avuto un attacco di risate violente per colpa di un cocktail di sostanze chimiche e la camicia giallo fluo di un tipo nel pubblico. Sono una persona orribile.

Mecna
Quando sei bassa sogni di essere più alta perché vorresti vedere le cose meglio e prima degli altri, ma fondamentalmente perché vorresti mangiargli in testa, ed è un po' quello che il giovane Mecna fa dall'alto dei suoi due metri di bravura. Faccia pulita e testi da vita comune dove è facile riconoscersi, dando così la possibilità anche al pubblico classico del Mi Ami di soffermarsi sul suo lavoro. Il commento che più spesso mi sento ripetere da chi non vuole ascoltare rap è proprio l'impossibilità di riconoscersi nelle liriche da finta pistola alla tempia dei rapper di casa: poca vita da provincia e tanta fanta-autobiografia. Ecco, con Mecna avete la possibilità di vivere i vostri anni da ventenni fuori casa, da junior art director nelle agenzie di città, soltanto scritti un po' meglio di come potreste farlo voi. Se Noyz Narcos ti imballa su un ritornello come -Bevo rum, fumo crack, faccio rap-, esigendo che gli si creda, rammentando che non è fiction (io con Noyz, ve lo dico subito, non mi ci metterei mai contro) Mecna dispiana le lunghe braccia per accaparrarsi un pezzo della vita di tutti noi: di relazioni e telefilm, della testa dentro il computer per lavoro e non sempre per piacere, dell'andare e fuggire. Il «Disco Inverno» del rapper foggiano vanta una scioltezza di beat melodici nu soul e r&b e di piacevoli storie personali più che di rime, d'altronde lo dice lui stesso: "Non faccio rap, scrivo". Bellissimo album e ottime collaborazioni, fa sorridere ritrovare Bassi Maestro all'interno del mondo di Mecna, lo stesso Bassi che nel 1996 reppava "Mi vedi per la strada nella super cinque a 20 all'ora/coi finestrini giù quando si fa sera, convinto che alla gente del quartiere/possa far piacere, un po' di musica/di quella che la radio non ti fa ascoltare" Quel pezzo era «Ad occhi aperti» e ora Bassi guarda dove siamo, abbiamo abbassato i finestrini giù al Mi Ami.


Menzoniamo anche Andrea Nardirocchi, che un mio amico ha apostrofato come uno di Amici. Andrea, se vuoi puoi diventare mio Amico, se vuoi faremo di te l'anello di congiunzione tra quell'imbranato di How To Dress Well e Justin Timberlake. Andrea io credo nella tua voce limpida e nei tuoi mash up con le Spice Girls. Abbiamo bisogno di eroi, perché Tiziano Ferro amante dell'arrenbì non ce lo daranno più indietro.

Vittoria quindi per Mecna, mentre grande fail per la mia domenica a casa per colpa del diluvio violento su Milano. Grande peccato perché così non ho potuto sfruttare le mie battute su Appino, tipo:
Si scrive Appino, si legge Cappio.