sabato 1 febbraio 2014

SHAKIRA & RIHANNA: un omaggio non richiesto allo SKA

Ah Shakira, esotica strillatrice colombiana che ha imparato alla perfezione l'arte del duetto: il primo fu nel 2006 con il Fugees Wyclef Jean nella hit "Hips Don't Lie", una botta di reggaeton che consacrò il passaggio (ammettiamolo, dovuto) alla lingua inglese. Poi arrivò Beyoncé con il ritmo arabesco di "Beautiful Liar", con tanto di video dove ci si sincerava del fatto che -effettivamente- i loro fianchi non mentono MAI. Dopo uno stop dovuto al rumore assordante di "Waka Waka", Shakira si prese una pausa per metter su famiglia e capire che direzione avrebbe preso il nuovo album. Mentre nessuno di noi aspetta il momento in cui ci toccherà scoprirlo, possiamo comunque ascoltare il duetto tra la postar colombiana e Rihanna intitolato "Cant' Rember to Forget You". Dopo un paio di ascolti posso confermarlo: questo pezzo mi fa schifo. Detesto questo omaggio non richiesto al reggae dei Police e non sopporto davvero più l'imitazione che Shakira fa di Maria Nazionale. Ma è solo questo? A un secondo attento ascolto, sorvolando sulla perfetta attitude caraibica di Rihanna, capisco che si cela altro dietro questo malsano odio sonoro. Al terzo ascolto so anche dargli un nome: lo SKA.





Fin dai primi secondi la sincope ritmica mi riporta in un mondo dove il dj baracca passa in continuazione Manu Chao, dove le persone aspettano l'uscita della line up del concertone del primo maggio a Roma come nemmeno il Coachella e dove i Vallanzaska continuano a fare concerti seguitissimi. Un mondo -quindi- non lontano dalla realtà, abitato da quelli che non hanno mai voluto lasciare il parcheggio del loro liceo classico con mire intellettuali (seriamente, in brianza i Vallanzaska suonano spessissimo). Il male che si cela in questo duetto viene esorcizzato fin dal titolo, "Cant' Rember to Forget You": perché ci sono cose della nostra santificata adolescenza che non ci ricordiamo di dimenticare, come lo ska da centro sociale. 

Nutro un profondo e sicero odio verso lo ska e tutto quello che rappresenta. E non sto parlando dei true original come gli Skatalies, i Toots and the Maytals o perfino i Madness, ma dello ska provinciale, finto rivoluzionario delle nostre adolescenze. Come twenty-something di oggi, ricordo cosa significava essere alternativi da teenager (seapunk e Tumbrl cosa?) e qual era il prezzo da pagare quando la provincia ti chiedeva di esporti in prima persona nella millenaria battaglia tra fighetti e alternativi. I primi erano l'Asepsi smanicato, i locali i cui nomi iniziavano sempre con cafè e lo zaino Hsl in spalla. I secondi erano le manifestazioni in piazza, i jeans sbrindellati sotto la scarpa e lo ska. Sembrava non ci fosse altra via, alta soluzione per sopravvivere a quegli anni. Lo ska divenne il terribile Caronte che traghettava le idee e le serate dei teenager nei centri sociali, ogni nota rimetteva in piedi il sogno sbiadito della rivoluzioni altrui. Spento il movimento delle posse rap italiane, il centro sociale divenne luogo della nostalgia canaglia, dei gruppi con le trombe, dei dread che saltavano al ritmo dei Punkreas. Per carità, "Curre cure guagliò" dei 99 Posse si cantava ancora, ma non c'era spazio per musica che non fosse ska o punk. Compiuto il giro della discografia di Guccini, partivano sempre la Bandabardò, i Modena City Ramblers e tutta quella trafila di gruppi italiani con la sillaba ska all'interno del nome: i Vallanzaska, i Matrioska, gli Skalmanati, gli Skadenti, gli Skacco Matto gli Skandalo… TERRA CHIAMA MATILDA: L'ABBIAMO CAPITO, IL TUO GRUPPO FA SKA. 
La cosa che non era chiara è che le canzoni ska sono tutte uguali e tutte finiscono per assomigliare alla sigla di Un medico in famiglia. Le trombe, le maracas in sottofondo e il ritornello in spagnolo. Non importa che tu sia di Alba o di Gioia Tauro, il vamos! ce lo devi ficcare altrimenti come faranno gli Ska-P a sapere che il tuo gruppo si ispira a loro? Sì, gli Ska-P quelli di "Resistencia" o "A la mierda", il simbolo dello ska spagnolo di cui i miei amici erano esattissimi fan (alcuni temerari, o ingenui, lo sono ancora). Robbosi, vuncioni, alternativi, i nomignoli erano tanti ma lo stile uno solo: birre calde, sognare l'Irlanda, forzare i cani randagi a diventare tuo amico, indossare maglioni infeltriti, ballare con i gomiti alti, sudare la borghesia. Se la generazione precedente alla nostra flippava ostentando noia e dondolando sgraziatamente come fiori di giunco marci, la nostra sembrava dover per forza saltare, pogare e urlare. Sembrava di essere catapultati in uno di quegli sketch danzanti di Ilary Blasi a "Le iene". Tutti a ballare il walzer dello ska con gomiti piegati e ginocchia verso il cielo. Ritmo frenetico e testi ironici politicizzati… Allora non sono stati gli hipster a inventare l'ironia! La formula è facile: ce la si prende con i potenti, con Briatore, con l'Italia dei gossip, con le veline che sono tutte troie, e poi si aggiunge un ritornello banalissimo e allegro. E se il nome della band non contiene nessun riferimento al genere musicale d'ispirazione, allora lo si aggiunge nel titolo: Ska ska ska/ Skamorza!
E poco importa se lo ska ti ha sempre fatto schifo, la ritmica a filastrocca ha fatto sì che le sue canzoni rimanessero impigliate nei ricordi della tua gioventù PER SEMPRE. Per alcuni in maniera prolungata, tant'è che con l'avvento dell'età adulta hanno creduto di nobilitare la loro passione frequentando i tristi sabati ruuuock dell'Alcatraz di Milano, prenotando le vacanze in Puglia o diventando fuori sede e/o fuori corso a Bologna. Puristi dello ska e della musica alternativa, che anche dopo il ciclone del revival indie l'unica cosa che hanno immagazzinato sono stati i The Fratellis, band britannica cara esclusivamente al pubblico del rock-italiano alla Negrita. Tra tutta quell'ondata di nuova musica inglese, vi chiederete, perché proprio i The Fratellis? Perché mantenevano quella vena goliardica della manifestazione in piazza o del po-po-po-ppo dello stadio. 
Per chi di noi ha sognato in grande, per chi ce l'ha fatta e ha ripugnato ogni piccola prova di quel passato, oggi il dj merda troverà sempre un modo di ricordarti chi eri a 15 anni e in un momento di distrazione ti ritroverai a cantare vorrei vedere le piramidi di Chope/ ma sono miope/ ma sono miope sopraffatta dalla vergogna. Vergogna e risentimento, sono questi i sentimenti che mi provoca il duetto tra Shakira e Rihanna. Gli sbagli di un'adolescenza da alternative ricadono su questo pezzo, ricordandoti canzoni che la persona che sei diventata oggi non può tollerare. Se il dio dantesco vorrà mai punirmi, quello che mi aspetta è passare il resto dell'eternità nel girone della canzoni di merda che iniziano TUTTE COSI':

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