venerdì 13 giugno 2014

«Orange is the New Black»: il carcere dove Don Matteo non vorrebbe mai mettere piede

Grazie al cielo è iniziata la seconda stagione di «Orange is the New Black», la serie che con la scusa di avere come protagonista una ragazza bianca del Connecticut ha la possibilità di portarci all'interno del mondo delle carceri femminili americane e di rappresentare -pensa te- delle lesbiche senza che escano direttamente dalle fantesie dei maschietti. PAZZIA. Mi sono appena fatta una maratona di quattro puntate e i momenti di disperazione camminano di pari passo a quelli esilaranti.



Intanto per Funny or Die è uscito questo video che vede Uzo Aduba, l'attrice che interpreta Crazy Eyes alle prese con un fanta-provino per gli altri ruoli della serie. 



Personalmente Crazy Eyes è uno dei miei personaggi preferiti, un misto di tenerezza e paura, infatti non vorrei mai incontrarla. Capelli legati da maschietto del ghetto, occhi a palla e spiritati e brutte ed elettriche movenze. Giustamente una che interpreta un ruolo del genere quando poi esce la sera si tira giù da gara.


Ma cosa cattura della serie? Forse il fatto che non definisce una linea di demarcazione tra donne buone e donne cattive, non banalizza i contesti da dove provengono e soprattutto non c'è nessun cazzo di Don Matteo che vuole vigilare sulle nostre coscienze. Nella prigione federale femminile di Litchfield ci sono bianche, nere e latine, ci sono borghesi, atlete e commercianti. Ci sono donne ignoranti e coltissime laureate che hanno girato l'Europa, ci sono credenti (alcune un po' troppo) e -a dirla tutta- c'è anche un insegnante di yoga. Gli uomini che le circondano sono l'autorità ma è difficile definire chi comanda chi, la manipolazione in carcere è il sinonimo di sopravvivenza, avanti o dietro le sbarre. Il sesso è un premiarsi lì dentro, ma non è tutto scontato: quello sui cui ci si dovrebbe focalizzare non è il diventare lesbiche per convenienza o piuttosto che darla al galoppino in divisa preferisco darla alla mia compagna di cella, ma l'ancora più assurda e pazza scelta di innamorarsi e rimanere incinta in un luogo che l'amore te lo fa dimenticare del tutto. Sono donne, tutte donne, alcune donne -boh- scivolate per caso su un reato e rinchiuse dietro le telecamere del carcere di «Orange is the New Black», poi prima stavo guardando «Cotto e mangiato» e mi viene in mente che ci sono crimini sempre peggiori di quelli che commettiamo. È una bella serie, dalla sigla cantata da Regina Spektor al continuo botta e risposta tra dramma e commedia, a volte sembra di guardare un serie su un campo estivo, ma basta un flashback per ricordarti che no, non è l'oratorio feriale questo. Scusate, stavo pensando a una versione italiana e immaginavo Virna Lisi non più nei panni della suora ma in quelli di Red la russa. Mi fermo subito dando spazio all'editoriale super elegantone e di ELLE America dello scorso Gennaio con le protagoniste di «Orange is the New Black». Un po' scontato, ma almeno non le hanno vestite di arancione.




E chiudiamo con uno sketch dove Ellen Degeneres si dimostra una super fan dello show, LOL.


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